Città e Lupo

Dic 16 • Lettori, Prima Pagina • 17 Views • Commenti disabilitati su Città e Lupo

Cleto Ferrari, Gambarogno

A volte vivere nelle grandi città porta la gente a farsi idee o cavalcare ideali che poi di fatto, se approfonditi con elementi concreti, si rivelano non essere tali. Il peso, l’influenza delle grandi città nel processo politico ma anche mediatico è spesso decisivo per cui è importante cercare di tenere le proprie idee con i piedi ben franchi in terra, nella realtà. Il lupo è protetto all’interno della Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa. Questa convenzione è un importante strumento della politica internazionale di protezione delle specie. Le convenzioni internazionali, se da un lato promuovono principi molto importanti, dall’altro hanno il grosso difetto di appiattire realtà, capacità e differenze esistenti a livello territoriale e culturale. La nostra agricoltura di montagna, per chi ha avuto la fortuna di conoscerla quando era ancora molto importante, e ancora oggi, è una fucina di biodiversità. La produzione di proteine avviene con la valorizzazione dell’erba svolta dagli erbivori. Infatti, sulle nostre montagne cresce spontanea tanta erba e non possiamo che valorizzarla attraverso l’allevamento bovino, caprino e ovino. La produzione di cereali attraverso la campicoltura è praticamente possibile solo in pochi appezzamenti sul fondovalle mentre il rimanente territorio è adeguato alla foraggicoltura e al pascolo diretto del bestiame. La collina e la montagna sono state oggetto della transumanza che ha permesso di valorizzare tutta la superficie montana seguendola a tappe nella progressione del suo breve periodo vegetativo. Le piccole stalle costruite per costudire il bestiame e il foraggio sono disseminate lungo tutto il pendio montano e oggi le chiamiamo rustici. Grazie alle numerose strutture create, salendo si pascolava il territorio e si sfalciava una parte a foraggio come scorta per quando a stagione vegetativa quasi finita, tappa dopo tappa si scendeva di nuovo sul fondovalle e si cercava di valorizzare il foraggio rimasto sia pascolando sia in stalla a dipendenza del freddo sopraggiunto. Il territorio pascolato e sfalciato è il regno di vegetali, degli insetti, dei volatili, di roditori e anche di ungulati. È impressionante quanta biodiversità ha saputo creare l’attività dell’uomo. Io ho potuto vederla allora e la vedo ancora oggi, ma su scala molto più ridotta. Infatti, il bosco si è inghiottito tantissimi pascoli e prati. Ma abbiamo ancora bellissime realtà di aziende di montagna che ora soffrono incredibilmente l’arrivo del lupo. Se un tempo la gente viveva solo del ricavato da questa attività agricola molto efficiente e quindi non vi era spazio per il concorrente lupo, oggi le proteine che consumiamo arrivano da ogni parte del mondo, con tante diversità di metodi di produzione e i cittadini possono sceglierle in salotti con mille illuminazioni. È diventato pertanto più facile dire che è più importante proteggere il lupo, la biodiversità, che i contadini, l’essere umano. Ed è proprio su questo aspetto che casca l’ideale di protezione del lupo. La biodiversità che genera il lupo è niente rispetto alla biodiversità che ha saputo generare l’uomo con la sua attività nella natura. Ma nessuno se ne è accorto e si è poi creata la macchina statale molto efficace nel nostro paese, ma non senza lacune e anche molto costosa, con a seguito del lupo un corteo composto da guardiacaccia, impiegati di Uffici federali, esperti di analisi del DNA, consulenti in recinzioni, consulenti in cani da difesa, giornalisti, associazioni e partiti. Senza alcuna capacità d’ascolto, si è imposto agli agricoltori di recintare l’irricintabile e pertanto di portare le microplastiche anche sulle vette più discoste. Dispendio di risorse e altri oneri a famiglie contadine il cui carico lavorativo va ben oltre alle 40 ore settimanali rivendicate dai cittadini. Torno a ripeterlo e ad alta voce. La biodiversità che genera il branco di lupi è niente rispetto alla biodiversità e ciò che genera una famiglia contadina di valle e di montagna nel nostro territorio.

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