Ritorno al giardino

Apr 17 • Dal Cantone, Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 103 Views • Commenti disabilitati su Ritorno al giardino

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

Sono tre settimane strane quelle che abbiamo alle spalle – nessuno della nostra generazione aveva vissuto qualcosa del genere. Nell’ambito delle misure di protezione contro il Covid-19, tutta la Svizzera è stata chiusa. Solo i commerci di alimentari possono tenere aperto. Il canton Ticino è andato oltre: alle persone ultrasessantacinquenni è stato espressamente vietato andare personalmente a fare la spesa, del tutto a prescindere dal loro stato di salute e dalla loro particolare condizione di rischio. Apparentemente, si diffidava della capacità degli anziani di osservare le prescrizioni di «social distancing». In questo stato d’emergenza, i comuni – nel mio caso Maggia – hanno organizzato un eccellente servizio. Ed è qui doveroso un enorme grazie a tutti i volontari, dalle giovani esploratrici a Pro Senectute, che l’hanno assicurato! Questa è una faccia della medaglia, quella positiva. Accanto a questa, tuttavia, c’è pure un’altra faccia che suscita una quantità di domande. Quale ancora arzillo 68enne – abitante a 200 metri da COOP e Migros e che può senza problemi andare a fare la spesa, incluso il vino e altre bottiglie, portandomela personalmente a casa – sono imbarazzato nel dovermi far servire dai volontari. Perlopiù, non sono state le esploratrici bensì le loro madri a portarci i generi alimentari. E quali madri di famiglia, avrebbero compiti ben più importanti da svolgere che non portarmi a casa la borsa della spesa!

Tutti abbiamo recepito, in tutto il cantone, quanto sia stata la rabbia nei confronti di questa misura contro gli anziani (e non a favore degli anziani!). In tutti i giornali ticinesi è apparsa una marea di lettere dei lettori. L’ipotesi che solo delle persone anziane non fossero capaci di rispettare le distanze, è stata rapidamente smentita alla televisione, che ha mostrato in un servizio su degli studenti svizzeri rientranti dall’estero: questi scendevano dall’aereo abbracciando a destra e a manca – come se non ci fosse alcun coronavirus – i propri genitori, nonché compagne e compagni di studi. Sia ben chiaro: queste erano le generazioni degli studenti e dei loro genitori. Oso affermare che, in questa situazione, la generazione dei nonni sarebbe stata più ragionevole. Ma proprio questa generazione è stata condannata dallo Stato a vedersi improvvisamente vietato l’accesso ai commerci e a essere impietosamente respinta da negozi nei quali erano fino ad allora accolta quotidianamente quale cliente. Una sensazione che molti di noi non hanno ancora digerito. In seguito alla mia lettera dei lettori apparsa nella TESSINER ZEITUNG, ho ricevuto una quantità di reazioni positive, ma anche di persone che mi accusavano di mancanza di rispetto e che non riuscivano a capire le preoccupazioni della nostra generazione. Peraltro, già da diversi giorni c’era sul tavolo una proposta molto più ragionevole e fattibile: Giorgio Ghiringhelli (sia ringraziato il GUASTAFESTE), proponeva l’introduzione di finestre temporali per gli acquisti da parte degli anziani (nel frattempo approvate dal governo a partire da dopo la Pasqua!). Una proposta che tiene conto di tutte le preoccupazioni di carattere medico in materia di rischio di contagio, naturalmente solo se anche i giovani fanno la loro parte evitando di affollare gli esercizi commerciali contemporaneamente agli anziani.

Ramona di Maggia, una volontaria delle giovani esploratrici, che porta la spesa a casa degli ultrasessantacinquenni.

Evito di citare per nome tutti quei politici ed esperti che sulle preoccupazioni degli anziani e sulla proposta di finestra temporale non hanno assolutamente voluto entrare in materia, arrivando addirittura a scrivere una lettera al governo nella quale lo si pregava di mantenere tutte le restrizioni per ulteriori tre settimane. Come cambiano in fretta le cose: solo un anno fa, in occasione delle elezioni federali e cantonali, i numerosi candidati facevano a gara per assicurarsi i voti di quegli «anziani» che oggi vogliono emarginare vietando loro l’ingresso ai centri commerciali. Per contro, desidero ringraziare, a nome di molti di noi, quelle personalità che si sono impegnate per il ripristino dei nostri diritti: oltre a Giorgio Ghiringhelli (noto per molte azioni coronate da successo!),  l’ex-presidente di UDC Ticino Pierre Rusconi, come pure l’imprenditore e musicista Franco Ambrosetti.

Ma queste difficili tre settimane hanno portato anche qualcosa di buono: sono rimasto a casa e ho lavorato in giardino (non sono quindi andato a fare la spesa in canton Uri). Ho letto più intensamente i giornali e mi sono di nuovo dedicato ai miei libri. Mi sono ricordato della mia precedente professione che mi vedeva occupato con la letteratura inerente agli antichi Greci e Romani. Non teneva forse il famoso filosofo Epicuro le sue lezioni proprio in giardino, insegnando ai suoi allievi: « λάθε βιώσας » che in italiano significa più o meno «Vivi nascosto»? Non fu forse il suo discepolo, lo scrittore romano Orazio a coniare la frase «beatus ille, qui procul negotiis …» («Beato colui che sta lontano dagli affari [politici]…»? Grazie a queste tre settimane di divieto d’uscita, ci sono finalmente riuscito anch’io (per inciso, la mia funzione presso la ds-SVP Tessin termina, anche senza coronavirus, questo mese – solo che al momento non posso convocare l’assemblea generale per il passaggio delle consegne…) e ora inizio un nuovo periodo della mia vita. Naturalmente, come Epicuro, in giardino. Epicuro obietterebbe: «C’è voluto molto tempo, perché tu lo capissi…» e io risponderei: «Meglio tardi che mai!». Con questo spirito, prendo congedo dai lettori de IL PAESE!

 

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