«Priorità Libertà» approda in Ticino

Nov 18 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 61 Views • Commenti disabilitati su «Priorità Libertà» approda in Ticino

Lo scorso 8 novembre, l’associazione «Priorità Libertà»  – fondata a Zurigo nel 2016 con la denominazione «IG Freiheit» – si è presentata presso il centro Splash&Spa di Rivera a una sessantina di politici,  imprenditori e rappresentanti di associazioni economiche, con lo scopo dichiarato di espandersi e acquisire adepti anche in Ticino.

«Priorità Libertà» si prefigge di lottare contro le leggi e la burocrazia inutili che affliggono le nostre aziende, in particolare le PMI, impegnandosi a favore di una maggiore libertà e responsabilità individuale.

L’attuale presidente, il consigliere nazionale zurighese Gregor Rutz, ha presentato l’associazione esprimendosi in un encomiabile italiano. Gli ha poi fatto seguito il consigliere nazionale Rocco Cattaneo che ha illustrato ai presenti cronistoria e futuro della Tamaro SA. Ma l’intervento più esplicativo è stato quello del consigliere nazionale – e presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) – Fabio Regazzi, il cui testo riportiamo integralmente qui so

 

 

 

Fabio Regazzi
Consigliere nazionale e presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam)

 

 

Alzi la mano chi di voi ha un cane.

Ebbene, se abitavate nel Canton Zugo, sappiate che le passeggiate con i vostri amici a quattro zampe arrischiavano di essere rigidamente regolamentate. E non dal comune buon senso, inteso come capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza una situazione e di comportarsi di conseguenza. Siamo nel 2014, quando il Consigliere di Stato zughese e Capo del Dipartimento della Sicurezza Beat Villiger (peraltro collega di partito, segno che gli eccessi di burocrazia sono trasversali), pensa bene di proporre una legge con cui, fra le altre cose, vengono vietate le passeggiate con più

 

di quattro cani contemporaneamente, di età superiore ai sei mesi. Cosa che con tutta probabilità non verrebbe comunque in mente a nessuno – ma vi immaginate la fatica di tenere a bada quattro cuccioli iperattivi? Tuttavia, sarebbe stato possibile portare a spasso senza guinzaglio fino a due cani contemporaneamente – altra impresa non proprio facilissima, soprattutto se i cani in questione fossero stati pastori tedeschi liberi di scorrazzare a loro piacimento…

Questa proposta di legge, dibattuta in maniera accesa da tutti gli schieramenti politici, è dapprima finita in consultazione, poi rielaborata per essere infine nuovamente dibattuta. Un processo durato in tutto circa un paio di anni. Come è andata a finire? Ad oggi, nel Canton Zugo non esiste una legge cantonale sui cani. Il Gran Consiglio zughese, quello sì dando prova di buon senso, ha infatti finito per bocciare gli sforzi del buon Villiger, ritenendo sufficienti le norme federali e le leggi e i regolamenti comunali sulla gestione dei cani.

Questo iter a dir poco penoso è solo un esempio emblematico delle conseguenze che la burocrazia e la sovra-regolamentazione possono avere, e soprattutto dei risultati – in questo caso nulli – a cui conducono.

Come Unione Svizzera delle Arti e dei Mestieri (USAM), posso dire che la lotta all’iper-regolamentazione è diventata un po’ la nostra crociata (ne abbiamo anche altre a direi il vero). I carichi amministrativi imposti dallo Stato si ripercuotono infatti in maniera diretta sulle aziende, le quali si trovano sempre più gravate da inutile lavoro amministrativo e costi aggiuntivi in un contesto di questo strisciante delirio regolamentativo a cui assistiamo quasi impotenti.

Sebbene in linea di principio tutte le aziende siano ugualmente interessate dalle normative statali, nella pratica sono le PMI a subirne maggiormente gli effetti.

Da un lato, perché che gli oneri imposti dalle autorità pubbliche non dipendono dal numero di persone impiegate o dalle dimensioni dell’azienda. Ciò significa che tutte le imprese, piccole o grandi che siano, sono soggette agli stessi obblighi burocratici, il che si traduce in costi fissi sproporzionatamente più elevati per le piccole aziende. Dall’altro, le PMI, a causa della mancanza di risorse umane e finanziarie, spesso non possiedono le stesse possibilità delle grandi aziende, per ossequiare i requisiti di legge e non incorrere nelle inevitabili sanzioni. Ed essendo gli imprenditori responsabili dell’attuazione dei regolamenti, vengono a mancare loro il tempo e le risorse per altre attività di gestione estremamente importanti, ad esempio per quanto riguarda l’indispensabile lavoro di pianificazione, l’innovazione, la gestione del personale o l’assistenza ai clienti. Tutto ciò influisce significativamente sui risultati economici di molte PMI nel nostro Paese.

L’impatto delle inutili leggi statali è stato misurato da uno studio di alcuni anni or sono realizzato dall’Università di San Gallo per conto dell’USAM, il quale ha dimostrato che i costi complessivi causati dalla regolamentazione statale ammontano a circa 70 miliardi di franchi, pari al 10% del prodotto interno lordo. 70 miliardi di franchi che vanno letteralmente gettati al vento in procedure e controlli, raccolta o elaborazioni di dati, formalità come la compilazione di moduli, ma anche per l’adeguamento e la modifica di processi, in spese aggiuntive che non portano alcun beneficio all’economia.

Questo senza poi contare il carico amministrativo soggettivo, riconducibile alle ambiguità e alle complicazioni giuridiche nelle formulazioni dei testi di legge, spesso criptici e di difficile interpretazione, scritti in quella lingua incomprensibile che è il burocratese, con la quale di regola solo gli impiegati statali sanno destreggiarsi.

Io il burocratese per fortuna non l’ho mai imparato, ma ve ne posso dare un buon esempio: nel 2015, a causa di due decisioni del Tribunale Amministrativo Federale, la Sezione Origini e Tessuti della Direzione Generale delle Dogane si è vista costretta a riformulare la classificazione tariffaria dei pantaloncini – i cosiddetti shorts, avete presente di cosa parlo? – e di spiegarne in maniera esaustiva la differenza con i costumi da bagno e la biancheria intima da uomo – quelli che comunemente chiamiamo «boxer».

Scommetto che siete tutti impazienti di sapere a quali conclusioni sono giunti, immagino dopo innumerevoli riunioni e studi, i nostri solerti funzionari bernesi.

Ebbene hanno scoperto, tenetevi forte, che le differenze tra questi tre indumenti sono proprio notevoli! Ma mica perché servono a scopi diversi, come saremmo tentati a pensare. Sarebbe troppo facile.

Adesso però vi chiedo un attimo di concentrazione perché vi devo la risposta al grande dilemma con il quale ha dovuto confrontarsi questa Sezione dell’Amministrazione federale delle Dogane: «mentre i costumi da bagno sono solitamente realizzati in tessuti ad asciugatura rapida così da coprire le parti del corpo anche da bagnati, questo non è necessariamente il caso per i boxer o i pantaloncini, che spesso rischiano di essere un po’ troppo rivelatori una volta usciti dall’acqua. E se i costumi da bagno hanno di solito una retina interna ma non la classica patta, gli shorts hanno solo la zip e mai la retina interna, mentre i boxer non hanno né uno né l’altro . Ma non è finita: alle dogane hanno fatto la scoperta del secolo, ossia che – pensate un po’ – «gli shorts hanno quasi sempre delle tasche, i boxer no, i costumi da bagno raramente, e se ne hanno, allora sono richiudibili e ben “drenabili” grazie a un caratteristico foro». Fine delle citazioni!

Credetemi: sono basito quanto voi! Sto provando a immaginarmi il solerte impiegato statale bernese che ha dovuto stilare questa lista e mettere magari in piedi una specie di laboratorio di Archimede per testare tutte le differenze tra i tre indumenti. La cosa potrebbe anche un po’ far sorridere è vero, se non fosse per le conseguenze gravose che questa inutile quando costosa iper-regolamentazione provoca alle aziende e ai contribuenti.

Non fraintendetemi: ci sono settori che vanno senz’altro regolati per il buon vivere comune. Ma il ruolo dello Stato deve essere limitato a quello di intervenire a livello di condizioni-quadro, evitando inutili ingerenze fatte di miriadi di leggi, regolamenti e divieti con cui soffocare spirito imprenditoriale e attrattività della nostra piazza economica. È proprio con questo spirito, e cioè dalla volontà di combattere il fenomeno della iper-regolamentazione statale a tutti i livelli che, sotto l’impulso del collega e amico Gregor Rutz, che ne è tuttora Presidente, nel 2006 è stata fondata l’associazione «Priorità Libertà».

Uno dei punti salienti dell’attività dell’associazione è stata l’istituzione nel 2007 del premio «Rostiger Paragraph» (che tradotto letteralmente significa «paragrafo arrugginito»), con cui ogni anno viene segnalata la legge più assurda e inutile, selezionata da un’apposita giuria (di cui ho l’onore di far parte) fra una dozzina di candidati. Non me ne vorranno gli amici dell’associazione, ma il mio sogno è che il premio prima o poi non possa più venire assegnato, ma tutto lascia pensare che non sarà così.

Come avete potuto sentire mi sono permesso di affrontare questo tema con una punta di humor. Ma in realtà il problema è serio e dobbiamo davvero adoperarci per invertire questa tendenza: alleggerire i costi burocratici equivale a un programma interno di crescita per le aziende, perché in tal modo vengono svincolati risorse, capitali e capacità imprenditoriali da destinare alla crescita e alla creazione di benessere. Non permettiamo che una burocrazia cieca e sciocca e il relativo corollario di leggi e regolamenti inutili soffochino imprenditorialità e libertà economica: e facciamo in modo che intelligenza, responsabilità individuale e buon senso tornino ad essere i criteri guida dell’azione dello Stato.

Non posso che concludere ringraziandovi per l’attenzione e lanciando un appello a aderire all’associazione Priorità Libertà, affinché la stessa possa continuare a perseguire i propri obiettivi, anche a favore di tutti noi. –

 

 

«Priorità Libertà» si finanzia con contributi di sostenitori, donazioni e lasciti. Potete dimostrare la vostra simpatia per «Priorità Libertà» con un contributo di almeno CHF 30.00. Sarete regolarmente informati sulle attività dell’associazione.

 

Sì, anch’io desidero far parte di «Priorità Libertà» e sostenendola con un contributo annuo di almeno CHF 30.-.

 

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