Prezzi esagerati?

Lug 26 • L'opinione, Prima Pagina • 926 Views • Commenti disabilitati su Prezzi esagerati?

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

Chi ha a che fare con ospiti dell’Eurozona, conosce le lamentele riguardanti i nostri prezzi svizzeri in alberghi, ristoranti e negozi. È comprensibile: per gli stipendi che vengono pagati nei paesi a noi vicini, i prezzi nel nostro paese sono decisamente sproporzionati. Ma sempre di più sono anche gli Svizzeri a lamentarsi dei prezzi. Il motto «Avaro è figo» è arrivato anche in Svizzera. I grandi distributori, soprattutto quelli arrivati negli ultimi anni dall’estero prendendo piede in Svizzera, vanno incontro a queste lamentele con i loro prezzi scontati. Io stesso acquisto in questi centri commerciali, anch’io approfitto volentieri dei prezzi vantaggiosi – ma spesso mi rimorde un tantino la coscienza. Notoriamente, ogni medaglia ha il suo rovescio. I bassi prezzi di vendita fanno sì che i grandi distributori esercitino un’enorme pressione sui prezzi dei loro fornitori. Soprattutto, delle piccole imprese non in grado di produrre a costi così bassi, vengono estromesse dal mercato. Oppure sono logicamente obbligate a soddisfare i bassi prezzi imposti dai discount, abbassando gli stipendi dei loro dipendenti. Si può chiamarla sana concorrenza, ma sarebbe più appropriato chiamarla guerra d’esclusione. Le conseguenze colpiscono soprattutto i lavoratori. Il cerchio della pressione sui prezzi si chiude, e ci siamo tirati la zappa sui piedi.

Nella nostra famiglia abbiamo vissuto una situazione analoga alcuni decenni fa. Quale piccolo imprenditore, mio nonno gestiva una latteria e – come era d’uso a quei tempi – il lattaio forniva il latte fresco alle famiglie consegnandolo a casa. Un servizio di cui oggi le consumatrici e i consumatori possono solo sognare! Ma era il tempo in cui in Svizzera Migros e Coop stavano sviluppando la loro rete di filiali, nelle quali potevano offrire prodotti alimentari a prezzi decisamente più bassi. La clientela si spostò, ma qualcuno aveva ancora la faccia tosta di suonare alla porta di mio nonno al sabato sera alle 19.00: facendo la spesa presso il grande distributore aveva dimenticato di comperare il burro, e sperava di ottenerlo a tarda sera dal lattaio…

I piccoli negozi alimentari, non importa se latterie, coloniali, macellerie o panetterie, non avevano assolutamente alcuna chance di sopravvivere. L’esistenza di intere famiglie venne in molte parti distrutta. E non servì a molto chiamare nostalgicamente le piccole aziende «Negozio della zia Emma”. Nella maggior parte dei casi il loro tempo era finito. Nella mia famiglia, questa evoluzione lasciò delle tracce: fino ai miei vent’anni non entrai mai in una filiale di Migros e di Coop. Oggi, questi tempi sono ormai superati da tempo, entrambe queste catene svizzere fanno fra l’altro parte delle più care, se comparate ad Aldi, Lidl e ad altri discount. La pressione sui prezzi e la guerra d’esclusione continuano allegramente.

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