Più Stato, meno settore privato

Giu 10 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1177 Views • Commenti disabilitati su Più Stato, meno settore privato

Roland Borer, Consigliere nazionale UDC, Kestenholz (SO)

Roland Borer, Consigliere nazionale UDC, Kestenholz (SO)

È il mondo alla rovescia. La Confederazione viole spendere dei miliardi di franchi per la cultura e per lo sport, vietando nel contempo alle imprese private di sostenere delle grandi manifestazioni con azioni pubblicitarie e sponsoring. I fabbricanti di tabacco avranno ancora più difficoltà in futuro ad agire in questo settore. Ma queste nuove legislazioni arrivano soprattutto da Bruxelles. Ancora una volta, il Consiglio di Stato riprende delle normative europee ostili all’economia. E non è che un antipasto di ciò che ci attende, se la Svizzera dovesse un giorno riprendere “dinamicamente” le regolamentazioni UE nel quadro di un accordo istituzionale.
Il Consiglio federale ha adottato la settimana scorsa le grandi linee volute dal consigliere federale Alain Berset per una nuova legge sui prodotti del tabacco. L’orientamento di questa legislazione disprezza non solo la libertà economica e la libertà dei cittadini, ma anche la volontà del popolo. Il sovrano svizzero ha infatti chiaramente respinto nel 2012 una nuova messa sotto tutela e un eccessivo intervento statale con il pretesto della prevenzione dal tabagismo. D’altronde, la protezione della salute del popolo e della gioventù è oggi ampiamente assicurata. Non c’è dunque alcuna ragione né alcun mandato di avviare oggi un’azione così interventista da parte dello Stato. Invece di dare fiducia a dei cittadini e consumatori adulti, si continua a centralizzare e a statalizzare.
Cittadine e cittadini tenuti al guinzaglio
Questo attivismo dello Stato a scapito della responsabilità individuale, della sussidiarietà, del mercato, dell’autoregolamentazione e della buona fede prosegue allegramente. Gli apostoli funzionarizzati della prevenzione rifiutano di vedere i segnali politici e cercano costantemente di estendere la loro influenza sulla vita quotidiana dei cittadini e di limitare la libertà economica. La loro azione sorniona è peraltro facile da smascherare: comprendendo che non otterranno mai un divieto completo del tabacco di fronte al popolo, essi cercano di ridurne il consumo mediante una moltiplicazione mai vista finora di divieti e regolamentazioni. Il tabacco è peraltro un prodotto di consumo perfettamente legale e ammesso dalla società. Con il pretesto della prevenzione e della protezione della gioventù – che sono già abbondantemente assicurate in Svizzera – si gonfia l’apparato burocratico con nuove attività di controllo e di sorveglianza. La domanda è quali altri prodotti questi integralisti della salute prenderanno di mira in seguito: l’alcool, le materie grasse, lo zucchero, il sale o la carne?
Diritto UE invece di autodeterminazione
Questi avvenimenti confermano la politica priva di buon senso condotta dalla Berna federale: da una parte, il Consiglio federale vuole spendere miliardi per la cultura e per lo sport, dall’altra emana nuove leggi che impediscono alle aziende private di sostenere delle grandi manifestazioni mediante sponsoring e pubblicità. Meno settore privato, più Stato. È previsto di escludere completamente l’industria del tabacco da questo settore. Ancora una volta, si tratta di riprendere del diritto UE. Il Consiglio federale adotta, secondo l’UDC, tutte le regolamentazioni UE ostili all’economia. Ma non è che l’antipasto di ciò che ci attende se la Svizzera sottoscriverà l’accordo-quadro d’integrazione istituzionale nell’UE, che l’obbligherà a riprendere dinamicamente le regolamentazioni UE. 
Il Consiglio federale mette sotto tutela le cittadine e i cittadini
Con la sua nuova legge sui prodotti del tabacco, il Consiglio federale ignora non soltanto la libertà dei cittadini e dei consumatori, ma anche la volontà del popolo. Quest’ultimo ha infatti chiaramente respinto nel 2012 una nuova messa sotto tutela e un eccessivo intervento statale con il pretesto della prevenzione dal tabagismo. D’altronde, la protezione della salute del popolo e della gioventù è oggi abbondantemente assicurata. Invece di dare fiducia a dei cittadini e consumatori adulti, si continua a centralizzare e a statalizzare. Questa politica deve essere combattuta con determinazione.

 

Berna, 08 giugno 2015

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