La guerra d’Ucraina in Svizzera: quanto pesa l’aria politica?

Mar 18 • L'opinione, Prima Pagina • 334 Views • Commenti disabilitati su La guerra d’Ucraina in Svizzera: quanto pesa l’aria politica?

Rolando Burkhard

La guerra in Ucraina ha innescato un conflitto anche su quattro fronti nel nostro paese, almeno politicamente. Le parole chiave sono: sanzioni economiche dell’UE, neutralità svizzera, Consiglio di sicurezza dell’ONU e rifugiati ucraini. Ma facciamo un passo alla volta:

  1. l’adozione integrale, sotto una massiccia pressione esterna, delle sanzioni UE da parte della Svizzera equivale a un’adozione dinamica del diritto UE (come sarebbe stato il caso con l’accordo-quadro). Questo atteggiamento si rivela de facto come un nuovo «campo di addestramento per l’adesione all’UE» (come era nella formulazione del Consiglio federale nel 1992 riguardo alla prevista adesione allo SEE);
  2. prendere sanzioni economiche contro una delle due parti in guerra significa chiaramente intervenire nella guerra. La guerra economica è una guerra tanto quanto quella militare. La nostra neutralità, quindi, non è stata solo scalfita, ma è stata messa in discussione a livello internazionale (come è emerso chiaramente dai commenti internazionali). Per rimanere credibilmente neutrali, sarebbe stato sufficiente congelare le relazioni economiche esistenti con la Russia allo scoppio della guerra, ossia solo mantenere il corso normale e impedire così che le sanzioni concordate a livello internazionale fossero aggirate attraverso la Svizzera. Questo sarebbe stato compreso a livello mondiale e avrebbe rafforzato il possibile ruolo della Svizzera come mediatrice in questo conflitto;
  3. proprio in questo momento, anche solo pensare di sedere nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU è folle. Così facendo, corriamo un alto rischio di essere molto più coinvolti in affari internazionali. Le sagge parole di ammonimento del nostro santo patrono nazionale Nicolao della Flüe (Bruder Klaus): «machet den zun nit zu wit» («non allargate troppo i confini») e la sua massima sulla politica di neutralità «Non interferire negli affari altrui» sono completamente buttate al vento;
  4. l’accettazione di un numero ragionevole di rifugiati ucraini in Svizzera è inevitabile. Tuttavia, si dovrebbe agire con prudenza. («Adelante, Pedro, con juicio, si puedes» – Alessandro Manzoni, I promessi sposi). Perché esportare figure sgradevoli dell’opposizione ucraina in Europa occidentale è sicuramente nell’interesse della strategia bellica di Putin.

Al momento, circola un’enorme quantità di aria politica calda a Berna (Consiglio federale e Parlamento) riguardo a tutte queste questioni. Ma l’aria non è senza peso, come si potrebbe pensare. A 20 gradi Celsius, l’aria pesa esattamente 1,2041 kg per m3, e l’aria politicamente calda pesa molto di più. Bisogna stare molto attenti a non «scivolare» quando la si maneggia.

I miei umili consigli: 1. essere estremamente cauti nell’adozione «dinamica» di ulteriore diritto UE – sanzioni comprese – che ci viene costantemente imposto. 2. Se l’iniziativa popolare di Christoph Blocher sulla neutralità svizzera viene lanciata, deve essere assolutamente firmata, perché le sanzioni economiche sono in realtà uno strumento di guerra. 3. la partecipazione del nostro paese al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sembra inevitabile dopo le recenti decisioni della Berna federale; una prevedibile astensione cronica della Svizzera in questo organo ridurrebbe la costosa adesione svizzera a una farsa, ma potrebbe salvarci da danni maggiori. 4. Un’adeguata accoglienza di rifugiati, sì, ma con la massima moderazione, per non favorire i malefici piani di Putin.

 

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