L’antiterrorista climatico

Mar 8 • Dal Mondo, In terza, L'opinione, Prima Pagina • 54 Views • Commenti disabilitati su L’antiterrorista climatico

In questa rubrica pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, una serie di interviste e articoli raccolti da Franco Battaglia nel libro «CO2 – Il Diavolo che non c’è».

L’emergenza climatica non esiste: basta un Nobel per bocciare la Cop27

Premio Nobel per la fisica nel 1973, Ivar Giaever è il primo firmatario di una petizione di oltre 1600 scienziati (preminentemente fisici, geofisici, astrofisici e geologi) che avvertono l’universo mondo che non v’è alcuna emergenza climatica. Ma l’universo mondo preferisce ascoltare Greta Thunberg. Se cercate su Google-video «Ivar Giaever global warming» trovate il video di due memorabili conferenze del premio Nobel, una del 2012, l’altra del 2015. Quest’ultima è trasmessa dallo Heartland Institute, un think tank (e anche un action tank, come amano precisare) americano promotore del libero mercato. Per coloro che non hanno voglia o tempo di seguire le due conferenze ne ho approntato un estratto.

Giaever racconta di aver cominciato a interessarsi di riscaldamento globale nel 2008, quando fu invitato a partecipare a una tavola rotonda su quel tema e, per prepararsi, aveva approfondito l’argomento dalla letteratura disponibile in Internet. Scopriva così che v’era la convinzione generale secondo cui la temperatura superficiale media su tutta la terra sarebbe aumentata da circa 288 K (kelvin) a 289 K in circa 150 anni. La circostanza veniva presentata come prova di un allarmante cambiamento climatico anomalo, ma un aumento dello 0,3% in 150 anni – osserva il professore – significa unna cosa sola: il clima è stato sorprendentemente stabile. Altro che cambiamento climatico!

Nel 2011, l’American Physical Society (Aps) si copriva di ridicolo con la seguente lapidaria sentenza: «L’evidenza è incontrovertibile, il riscaldamento globale è in corso. Se non vengono intraprese azioni di mitigazione, è probabile che si verifichino guasti significativi nei sistemi fisici ed ecologici del pianeta, nei sistemi sociali, nella sicurezza e nella salute umana. Dobbiamo ridurre le emissioni di gas serra da subito».

Di tutta risposta, il professore decideva di rassegnare le dimissioni dall’Aps: uno smacco per l’associazione, che perdeva così un premio Nobel.

Le ragioni della drastica decisione sono presto dette. Innanzitutto, nulla nella scienza è incontrovertibile, cosicché l’Aps si presentava come un’associazione politica o, addirittura, religiosa. Poi, perché non era chiaro come l’Aps lanciava un allarme sul mondo d’oggi rispetto a quello di 150 anni fa quando, di tutta evidenza, tutto è, oggi, meglio che non 150 anni fa. Infine, l’assunto dell’Aps è sconfessato dai fatti, visto che la temperatura più alta osservata fino al 2015 (anno della conferenza) era occorsa nel 1998: insomma, l’Aps si lamentava di un riscaldamento che non c’era.

«Sono norvegese – scherza il premio Nobel – non credo dovrei davvero preoccuparmi di un po’ di riscaldamento». Inoltre, egli osserva come allarmi analoghi fossero stati lanciati decenni prima sulle piogge acide, sul buco dell’ozono e sulla deforestazione, ma l’umanità è più florida che mai. Si sente spesso parlare di un presunto «gran numero di scienziati che sarebbero convinti della gravità del problema». Ma il numero non è importante: la sola cosa che importa è se hanno ragione o torto. Dovremmo invece essere terrorizzati dalla propaganda unilaterale nei media, e per tutti i soldi sprecati in energie alternative, quando così tanti bambini nel mondo alla sera vanno a letto affamati. Il riscaldamento globale è diventato una nuova religione perché è proibito discuterne, esattamente come non si discutono i dogmi religiosi. Per esempio, se uno osserva che l’aumento allarmante delle temperature medie globali è di fatto un aumento dello 0,3% in 150 anni, e che ci sono luoghi del pianeta con escursioni termiche di 80 gradi nel corso di un anno, cosicché è ridicolo allarmarsi per 0,8 gradi in 150 anni, quello viene messo subito a tacere e additato come negazionista.

Inoltre, bisognerebbe chiedere all’Aps: ma qual è la temperatura media ottimale per la Terra? L’Aps non risponde. Nessuno ce la dice questa temperatura ottimale. È forse quella di 150 anni fa? E perché? Magari 2 gradi di più sarebbe meglio. O forse due gradi di meno.

Un’altra cosa curiosa è credere che si possa misurare la temperatura media di tutta la Terra per un anno intero, farlo con la precisione della frazione di grado e credere che il risultato sia significativo. Ovviamente non lo è. Nessun fisico direbbe che quel valore medio con quella precisione è un numero significativo. Ma poi: tra il 1998 e il 2015 la temperatura non è aumentata affatto, ma in quegli anni la CO2 è aumentata senza sosta. Cosa serve ancora per dedurre che la CO2 non è un gas climalterante?

Per fugare l’allarme, alcuni Paesi han deciso di privilegiare le fonti d’energia rinnovabili. Per esempio, negli Stati Uniti si chiede di introdurre il 10% di alcool nella benzina. È una cosa molto stupida: a volte gli americani fanno cose stupide. L’alcool da aggiungere alla benzina si ottiene dal mais, ma il mais è cibo e con quella stupida scelta ora il cibo costa di più. Inoltre, nessuno sembra comprendere quanto la CO2 sia importante per la crescita delle piante: l’aumento di CO2 è una cosa meravigliosa perché ora le piante crescono più velocemente, quindi l’aumento di CO2 fa bene all’agricoltura.

La verità è che il clima è sempre cambiato, con o senza immissioni antropiche di CO2. In proposito, una cosa curiosa, poi, è che quando si parla di cambiamento climatico, questo è sempre presentato come un cambiamento in peggio. Ammesso che la CO2 cambi il clima, perché mai sarebbe necessariamente in peggio? Ci si lamenta dell’innalzamento del mare di pochi millimetri, ma con la fine dell’ultima glaciazione il livello del mare è salito di 100 metri in  pochissimi anni. E gli uragani che hanno colpito gli Stati Uniti dal 1850 a oggi non sono aumentati né di numero né di forza.

Allora, non c’è neanche bisogno di essere uno scienziato per guardare i dati, per vedere che la temperatura è scesa tra il 1940 e il 1980 o tra il 1998 e il 2015 nonostante l’aumento senza sosta della CO2, o per contare il numero degli uragani che hanno colpito le Americhe e la loro forza e vedere che entrambi sono ora di meno che in passato.

Dovremmo essere tutti preoccupati, invece, perché ci sono mercanti di terrore che angosciano i giovani facendo loro credere che da 150 anni il pianeta va a rotoli. Invece è da 150 anni che nulla è perfetto ma tutto va meglio: viviamo più a lungo, abbiamo una salute migliore, tutto è meglio. Dovremmo essere tutti preoccupati perché i milioni di rifugiati che attraversano il Mediterraneo scappano dalla povertà, non dal riscaldamento globale. Avremmo dovuto tutti chiedere accordi di Parigi che aiutassero quella gente a uscire dalla loro povertà, non fornendo loro parchi solari ed eolici quasi inutili. Questo è un modo molto costoso per produrre energia, mentre il motivo per cui oggi siamo più sani e in forma rispetto a duecento anni fa è proprio perché abbiamo a disposizione energia a basso costo, grazie al petrolio, al carbone, al gas e al nucleare. E dovremmo continuare a farlo. Il riscaldamento globale non è affatto un problema: il clima va lasciato stare, si prenderà da solo cura di sé stesso.

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