Per non perdere la bussola…
Firmate l’iniziativa affinché il popolo abbia l’ultima parola in materia di trattati internazionali
(enm) A Consiglio federale e parlamento, il controllo da parte del popolo assicurato dalla nostra democrazia diretta sta stretto e, specialmente negli ultimi tempi – anche prima, probabilmente, ma in modo meno sfacciato – gli «escamotage» messi in atto per sfuggirvi sono sempre più frequenti. In particolare quando si tratta di sottoscrivere impegni addirittura andanti contro la nostra Costituzione (leggi abbandono della nostra neutralità), ma anche quando si tratta semplicemente di ossequiare servilmente i diktat dell’Unione Europea, si evidenzia la spaccatura fra il popolo votante e la Berna federale che ci governa. È ormai evidente che l’orgoglio nazionale e gli interessi del paese non sono la priorità di quella che Christoph Blocher definisce spregiativamente «classe politique», sempre smaniosa invece di apparire sul palcoscenico internazionale anche calpestando valori e princìpi che storicamente sono valsi al nostro paese il rispetto e l’invidia di chi ci circonda. Per contro, è chiaro che una fetta sempre più grande della popolazione non condivide questo atteggiamento e non esita a dimostrarlo quando è chiamata alle urne, per esempio le innumerevoli volte che si è votato in materia di adesione all’UE. Dopo lo schiaffo al trattato sullo Spazio economico europeo (SEE) del 1992 – nonostante la propaganda a tutti i livelli della «classe politique» e dei media – si è continuati imperterriti con un atteggiamento servile nei confronti dell’UE in attesa (Spes ultima dea!) che maturassero i tempi per una completa adesione. Si è arrivati all’assurdo che dei parlamentari democraticamente eletti dal popolo hanno paura di essere smentiti da quest’ultimo, ma non perché questo potrebbe avere casualmente un’altra opinione, bensì perché SI È SICURI che sia così. La tenacia anzi, la caparbietà con cui si sono portati avanti dei negoziati per un accordo-quadro che è l’esatta fotocopia di quello bocciato nel 2021, ne è la dimostrazione. E si è talmente convinti di andare contro la volontà del proprio datore di lavoro – sì, perché il popolo è il datore di lavoro di deputati e consiglieri federali – che già si studia il modo più efficace per evitarne la bocciatura. In un regime i democrazia diretta come il nostro, nel quale si vota per argomenti insulsi come le corna delle mucche, sarebbe più che logico che su un argomento di siffatta importanza il referendum obbligatorio di popolo e cantoni fosse automatico. E invece no, voci di corridoio dicono che il progetto potrebbe essere suddiviso in quattro diversi decreti federali per i quali il referendum sarebbe solo facoltativo, in altre parole, subordinato alla raccolta di sufficienti firme. Ovviamente, niente impedirebbe il lancio di quattro diversi referendum, ma la volontà di mettere i bastoni fra le ruote al sovrano rimane, ed è semplicemente scandalosa.
Ma al di là di questo specifico caso – peraltro d’importanza vitale per il futuro di una Svizzera sovrana e indipendente – non chiamare al voto il popolo per qualsiasi trattato internazionale che comporti una modifica della nostra legislazione è semplicemente assurdo, oltre che arrogante.
Per porre rimedio a questa situazione non c’è che un mezzo: sancire nella Costituzione l’obbligo di sottoporre a popolo e cantoni (referendum obbligatorio) i trattati internazionali, perlomeno quelli che prevedono la ripresa di legislazioni straniere.
Per questo è stata lanciata l’iniziativa «Per la democrazia diretta e la competitività del nostro paese – No a una Svizzera membro passivo dell’UE (Iniziativa Bussola)» che invitiamo i nostri lettori a firmare, Per ulteriori informazioni o per ordinare o scaricare il modulo per le firme: iniziativa-bussola.ch.
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