Due chiacchiere con Nigel Farage

Lug 22 • L'opinione, Prima Pagina • 53 Views • Commenti disabilitati su Due chiacchiere con Nigel Farage

Da Wikipedia

«Nigel Paul Farage (Londra, 3 aprile 1964) è un politico britannico, membro del Brexit Party e già leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito dal 2010 al 2016, ruolo che ha precedentemente ricoperto dal 2006 al 2009.

Europarlamentare dal 1999 al 2020, è stato anche co-presidente del gruppo europarlamentare Europa della Libertà e della Democrazia Diretta.

Dopo aver abbandonato il partito Conservatore nel 1992 a causa della ratifica del trattato di Maastricht, è stato un membro fondatore dell’UKIP. Dopo aver condotto nel 1994 una campagna infruttuosa per le elezioni europee e per quelle del parlamento britannico, ottenne un seggio da europarlamentare per la circoscrizione Sud Est alle elezioni europee del 1999 – il primo anno in cui fu utilizzato il sistema di lista regionale – e venne rieletto nel 2004, nel 2009 e nel 2014.

Nel settembre 2006, Farage divenne il capo dell’UKIP e guidò il partito verso le elezioni europee del 2009, nelle quali esso si attestò al secondo posto del gradimento popolare, superando il partito Laburista di poco più di un migliaio di voti e i Liberal Democratici di quasi mezzo milione di voti. Tuttavia, nel novembre 2009 Farage si dimise per tentare di insidiare, alle elezioni generali nel Regno Unito del 2010, il posto di Speaker (presidente) della Camera dei comuni occupato da John Bercow.

Alle elezioni generali del 2010 Farage non riuscì a superare Bercow nel collegio di Buckingham e non ottenne il seggio. Poco dopo l’apertura delle urne (6 maggio 2010), Farage rimase ferito in seguito a un incidente aereo nel Northamptonshire; l’aereo biposto “PZL-104 Wilga 35A” stava esponendo uno striscione pro-UKIP quando si capovolse e si schiantò poco dopo il decollo. Sia Farage che il pilota vennero ricoverati in ospedale con ferite non gravi.

Nel novembre 2010, a seguito delle dimissioni del capo dell’UKIP il Lord Pearson of Rannoch, Nigel Farage ottenne la leadership, battendo gli sfidanti Tim Congdon e David Campbell Bannerman. Nell’ottobre 2009, venne classificato dal The Daily Telegraph alla 41º posizione tra i 100 più influenti politici britannici di destra. Farage fu inserito al 58º posto nella lista del 2010 compilata da Dale e Brivati per il giornale Telegraph. Alle elezioni generali del 2015 Farage si candidò nel collegio di South Thanet, arrivando secondo con il 32,4% dei voti e non riuscendo ad essere eletto.

Nel 2016 un referendum, da lui fortemente richiesto, ottenne l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, dopo una campagna le cui tonalità populiste non rispecchiano integralmente il messaggio conservatore dell’UKIP: al culmine della popolarità, Farage annunciò allora le proprie dimissioni da leader del partito, per tornare a una vita privata.

Nel 2018 ha annunciato il suo ritorno sulla scena politica, abbandonando però l’UKIP e fondando il Brexit Party (poi rinominato Reform UK) l’anno seguente.»

 

Nigel Farage è stato indubbiamente il maggiore artefice della Brexit. Grazie a lui e al suo continuo e incessante impegno, infatti, il 23 giugno 2016 un referendum popolare ha sancito, con il 52% dei voti, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Per noi Svizzeri anti-adesionisti all’UE, Brexit è un faro che vorremmo illuminasse (Spes ultima dea!) la Berna federale, suscitandone finalmente un rigurgito di orgoglio indipendentista che togliesse la Svizzera dall’ingiustificato servilismo cui l’ha gettata negli ultimi decenni la pusillanime incapacità dei suoi governanti.

Le recenti dimissioni di Boris Johnson da capo del Partito conservatore britannico (Tory) e, verosimilmente la sua caduta da Primo ministro, suscitano in noi la preoccupazione che chi gli succederà a Downing Street possa inficiare in qualche modo la Brexit preludendo un rientro, a mo’ di figliol prodigo, del Regno Unito nell’UE, il che sarebbe di funesto auspicio per la già traballante politica europea del nostro paese.

Senza pretese di vincere il Premio Pulitzer, «Il Paese» ha perciò modestamente posto tre domande a Nigel Farage, il quale ci ha onorati della sua disponibilità rispondendo – seppure lapidariamente .

 

Il Paese: «Quale giornale di un partito che si è sempre battuto affinché la Svizzera non aderisse all’UE, abbiamo seguito da vicino le vicende della Brexit e abbiamo esultato quando la Gran Bretagna ha infine optato per l’uscita dall’Unione europea. Ora, con le dimissioni di Boris Johnson, come vede Lei il futuro a questo proposito?

Nigel Farage: «Brexit è oggi uno status quo e se i laburisti o i conservatori tentassero di cambiare le cose, ne soffrirebbero elettoralmente. Tuttavia, c’è il timore che un governo laburista potrebbe portarci indietro alle regole del mercato unico.»

Il Paese: «Come può immaginare, l’esempio della Brexit è un grande atout per noi Svizzeri indipendenti, per rendere la nostra popolazione conscia che possiamo fare meglio e di più, rimanendo liberi da qualsiasi sudditanza, benché sempre cooperando nel limite del possibile con l’UE o con qualsiasi altro partner internazionale. Ora siamo preoccupati. C’è il rischio che la Gran Bretagna, sotto un’altra amministrazione, possa tornare sui suoi passi con un riavvicinamento all’UE?»

Nigel Farage: «L’UE ha lei stessa degli enormi problemi – con l’energia alla testa delle sue stupidaggini. Poiché l’Euro si sta avvicinando alla parità con il Dollaro USA, non credo che l’UE sarà attrattiva per l’elettorato britannico.»

Il Paese: «Non siamo molto edotti sul sistema politico britannico, perciò ci scuserà l’eventuale ingenuità della prossima domanda. Lei è stato il maggiore attore nel movimento che ha portato alla Brexit e continua a essere l’emblema della lotta per l’indipendenza e l’autodeterminazione del Regno Unito che l’appartenenza all’UE non garantiva più. È un’utopia immaginare Nigel Farage quale prossimo Primo ministro?»

Nigel Farage: «Negli Stati uniti, Trump vinse le primarie e divenne leader del Partito repubblicano. Se il Partito conservatore britannico organizzasse delle primarie correrei – ma, purtroppo, non lo fa!»

Il Paese: «Grazie, signor Farage, per la Sua cortese disponibilità.»

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