ONG fuori da ogni controllo

Mag 14 • L'opinione, Prima Pagina • 203 Views • Commenti disabilitati su ONG fuori da ogni controllo

Black Rot

Con NGO (Non Governative Organizations) o ONG (Organizzazioni non governative) si definiscono delle organizzazioni private indipendenti dallo Stato e fortemente interconnesse, che oggi esercitano un influsso determinante e in gran parte incontrollato su decisioni politiche nazionali. Anche e particolarmente in Svizzera. Ciò è problematico.

Le ONG sono organizzazioni private. Si conoscono per esempio Oxfam, WWF, Greenpeace, Médecins sans frontière, e da noi anche degli enti assistenziali di carattere caritatevole e a volte di stampo religioso come Caritas, Pane per tutti, Sacrificio quaresimale, eccetera. A tutte loro bisogna concedere che tentano, perlomeno apparentemente, di essere con il loro denaro di qualche utilità all’umanità, in qualche parte del mondo. In che misura, nei confronti di chi e dove, lo decidono esclusivamente loro stesse a proprio piacimento. A volte si tratta di impegni che godono di ampio consenso a livello nazionale, ma altre decisamente no.

Nella misura in cui il finanziamento di queste ONG si basa esclusivamente su donazioni personali, non vi è alcuna obiezione alla loro scelta di come impegnare i propri fondi. I loro donatori leggono (purtroppo quasi mai) i loro rapporti e pagano. Così, per esempio, a volte pagano per sostenere degli enti che organizzano quasi industrialmente il «salvataggio» dei cosiddetti «rifugiati in difficoltà» nel Mediterraneo. Sostengono quindi le organizzazioni di passatori che lucrano prendendo i giovani africani disoccupati, o addirittura andandoli a cercare a pochi chilometri in mare, per poi portarli dai gommoni verso le «navi di soccorso» che li condurranno a Lampedusa o altrove. Di ciò che accadrà loro, chi li accoglierà, offrirà loro un’esistenza in Europa, di chi si troverà poi a far fronte ai grandi problemi dell’«integrazione» di un’immigrazione così massiccia, con la criminalità che ne consegue, eccetera, le care ONG non si preoccupano minimamente. Con il «salvataggio» hanno adempiuto il loro ruolo ritenuto filantropico dai buonisti, ottenendo il voluto effetto mediatico.

Ma, come ho detto, queste ONG possono fare o non fare quello che vogliono, e anche i loro donatori, ovviamente. Ma, appunto, le ONG non vivono delle sole donazioni, bensì purtroppo anche in larga misura del sostegno statale attraverso pagamenti diretti ed esenzioni fiscali. Secondo una ricerca, si tratta di almeno un terzo degli introiti, spesso molto di più, che viene pagato dalle autorità statali alle ONG tramite denaro pubblico, anno dopo anno – milioni di franchi svizzeri. Delle decisioni democratiche sulle prestazioni statali alle ONG sono praticamente impossibili, per non parlare poi di influenzare le decisioni sulla selezione dei «progetti» preferiti dalle ONG o l’elezione dei loro dirigenti, perlopiù orientati all’internazionalismo. Non c’è praticamente alcuna trasparenza sul loro comportamento finanziario, organizzativo e ideologico; è e rimane una questione di fede per i donatori. Ma, appunto, sta ai donatori regolarsi.

Ma è e rimane da chiedersi ben più seriamente se e per quanto tempo noi, come cittadine e cittadini, e quindi come contribuenti, vogliamo o dobbiamo sostenere volenti o nolenti tali attività delle ONG. Inoltre, attribuire forzatamente il nostro denaro anche a progetti ONG, che non apprezziamo in alcun modo? Non sarebbe il momento di riconsiderare radicalmente i nostri contributi ordinari annuali di sostegno statale delle ONG?

Le buoniste ONG dovrebbero continuare a fare ciò che vogliono, a condizione che trovino abbastanza donatori. Ma se noi, in quanto cittadini e contribuenti, dobbiamo pagare involontariamente e indiscussamente per le loro attività poco trasparenti e in parte discutibili, allora credo che politicamente, sarebbe finalmente opportuna una pausa di riflessione.

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