Il Ticino non può permettersi di restare a guardare

Mag 29 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 165 Views • Commenti disabilitati su Il Ticino non può permettersi di restare a guardare

Tiziano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio, gà municipale di Lugano

Prendo atto con attenzione della risposta fornita dal Consiglio di Stato dello scorso 29 aprile, alla mia interrogazione (63.26 del 20 marzo 2026) concernente la capacità del canton Ticino di attrarre nuovi contribuenti ad alta capacità fiscale, investitori internazionali e patrimoni in fase di riallocazione verso la Svizzera, specie oggi, guardando al Medio Oriente in fiamme.

In un momento in cui altri cantoni (Zurigo e Ginevra come esempio) si stanno muovendo con rapidità per attrarre nuovi contribuenti facoltosi, investitori e operatori economici internazionali, il Ticino sceglie ancora una volta la strada dell’attesa. Il governo conferma un dato che nessuno mette in discussione: il Ticino possiede indubbi elementi di attrattività, quali qualità di vita, sicurezza, fiscalità, competenze finanziarie e stabilità istituzionale. Ma il punto politico centrale non era questo. Il punto era, ed è tuttora, un altro.

Sapere se il cantone intenda limitarsi a riconoscere passivamente tali vantaggi, oppure se voglia finalmente trasformarli in una strategia concreta, coordinata e misurabile di attrazione economica, residenziale e fiscale.

Su questo aspetto la risposta del governo appare francamente insufficiente. In sostanza ci si affida esclusivamente al settore privato; banche, fiduciarie e immobiliaristi.

Si parla infatti di monitoraggio, di strumenti ordinari e di promozione generale del territorio, ma non emergono nuove misure operative, una cabina di regia cantonale dedicata, un coordinamento strutturato con i comuni polo e con gli operatori finanziari, né tantomeno una pianificazione precisa con obiettivi e tempistiche condivise. Nemmeno si prende in considerazione la possibilità, come in altri cantoni più furbi di noi, di costituire dei team misti (pubblico e privato) attivi non solo in Ticino ma anche in grado di muoversi fisicamente nei territori dove vi potrebbero trovare potenzialità da cogliere.

Il Ticino, invece, sembra continuare a confidare nel fatto che la propria attrattività naturale sia sufficiente. Nel contesto competitivo attuale, l’attrattività non produce risultati se non è accompagnata da: visione, tempestività, coordinamento istituzionale e capacità di presentarsi come interlocutore credibile e pronto.

E questo proprio nel momento in cui il Ticino discute costantemente di pressione sulle finanze pubbliche, di necessità di nuove entrate e di difficoltà economiche per famiglie e imprese.

La questione è molto più seria, capire se il canton Ticino intenda essere protagonista della competizione intercantonale oppure semplice spettatore. Il governo fa riferimento anche a un tour avvenuto nel novembre 2024 a Londra, dove lo scopo era la promozione del canton Ticino e la ricerca di persone Res-Non-Dom, ovvero residenti non domiciliati britannici da accogliere in terra ticinese. Ebbene, a tutt’oggi non abbiamo alcun dato ufficiale di successo o insuccesso di questa operazione. In questi casi, ovviamente, non serve farsi vedere una volta e poi sparire, ma serve un punto di appoggio fisico, concreto e duraturo sul territorio preso di mira, in questo caso la Gran Bretagna. Questo mi fa pensare che non si abbia una impostazione operativa adeguata a questo genere di operazioni.

Continuo pertanto a ritenere necessario che il governo esca da una logica puramente descrittiva e intavoli una strategia cantonale esplicita volta a rafforzare l’insediamento di nuovi contribuenti qualificati, nuovi capitali e nuovi operatori ad alto valore aggiunto.

Perché oggi più che mai, limitarsi ad attendere significa lasciare ad altri i benefici di opportunità che potrebbero invece tradursi in gettito, posti lavoro e sviluppo per il nostro territorio.

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