Cantone, il piatto piange!

Apr 29 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 85 Views • Commenti disabilitati su Cantone, il piatto piange!

Eros N. Mellini

Il prossimo 15 maggio voteremo il «Decreto legislativo concernente il pareggio del conto economico entro il 31 dicembre 2025 con misure di contenimento della spesa e senza riversamento di oneri sui comuni». Questo titolo oceanico è verosimilmente giustificato dalla necessità di non spaventare i cittadini votanti meno abbienti che usufruiscono di sussidi e prestazioni statali cui, ovviamente, sarebbero poco propensi a rinunciare.

Mettendo i piedi in avanti, i promotori del decreto sottolineano infatti che si agirà solamente sulle spese – il termine «contenimento» fa di per sé pensare a interventi ragionevoli e moderati e non a drastici tagli – e che si impediranno escamotages per aggirare l’ostacolo facendo pagare ai cittadini sotto forma di imposte comunali, ciò che non si vuole risparmiare a livello cantonale.

Un discorso ricorrente ogni volta che si vota il preventivo

Quello dei tagli alle spese dello Stato è un tema che affiora in Gran Consiglio ogni volta che si discute il preventivo, ossia ogni anno. Di fronte a consuntivi che ogni anno registrano 100-150 milioni di deficit che vanno ad accumularsi al debito pubblico già esistente, tutti si preoccupano – almeno a parole – di un indebitamento che, se non vi si pone rimedio, peserà per anni sulle future generazioni.

Tutti si preoccupano, dicevo, ma con proposte di risanamento totalmente opposte che, a furia di emendamenti quando si tratta di votare il preventivo, rendono di fatto nullo qualsiasi tentativo di ridurre i costi del Cantone.

Alle proposte della destra volte a tagliare le spese, la sinistra si oppone proponendo addirittura di potenziarle, finanziandole con aumenti fiscali che ovviamente la destra – a difesa del cittadino già fin troppo tartassato – non può accettare.

Il risultato è che – in nome dei «sacrifici simmetrici» – il ceto medio, quello più tartassato dalle tasse, si vede aumentare moderatamente la pressione fiscale, mentre quello meno abbiente che di imposte ne paga poche o zero e dipende di più dallo Stato, si vede aumentare (altrettanto moderatamente?) le prestazioni.

Una proposta ragionevole e moderata

Quella del decreto in votazione è una proposta moderata e ragionevole. Se si pensa che l’Amministrazione cantonale occupa 9’000 dipendenti per pagare i quali non basta il gettito fiscale delle persone fisiche, è facile immaginare che i margini di manovra per ottimizzare le risorse ci siano e che quindi qualche taglio al personale sia possibile semplicemente spostando alcuni compiti e non sostituendo certi dipendenti quando vanno in pensione. Anche per ciò che riguarda le prestazioni finanziarie per socialità, formazione, sanità, eccetera, non si chiede di tagliarle, bensì di NON aumentarle e, soprattutto, di non crearne di nuove. Non so se questi siano «sacrifici simmetrici», ma sicuramente sono sopportabili e quasi indolori. Comunque, molto meno dolorosi di un aumento delle imposte!

A lanciare il referendum, naturalmente, la sinistra più parassitaria

È emblematico che il referendum sia stato lanciato – dice l’opuscolo del Consiglio di Stato – da 21 associazioni, sindacati e partiti, di cui non è difficile intravvedere l’area politica. Gremi abituati a spendere senza alcuna remora quel denaro pubblico che poco o nulla contribuiscono a creare.

Il conto è in rosso, basta usare la carta di credito!

La carta di credito è un’invenzione molto comoda, permette di fare acquisti senza quasi accorgersi dell’esborso e, proprio per questo, può diventare pericolosa. Tuttavia, se oltrepasso il mio avere sul conto o la linea di credito concessami dalla banca, questa mi blocca la carta e mi chiede l’immediato rientro del debito accumulato.

Non così, apparentemente, la pensa la sinistra che si oppone al decreto di risanamento. I conti sono in profondo rosso, ma si vuole spendere sempre di più. È ora di dire basta a questa politica sconsiderata e irresponsabile nei confronti delle prossime generazioni. È ora di bloccare la carta e chiedere il rientro del debito. È ora di votare SÌ al decreto in votazione!

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