Morire per Kiev?

Mar 18 • L'opinione, Prima Pagina • 153 Views • Commenti disabilitati su Morire per Kiev?

Dalla Weltwoche del 10.03.2022, un articolo di Peter Hitchens*

Peter Hitchens

Abbiamo trattato la Russia con una stupidità sorprendente. Ora ne stiamo pagando il prezzo. Mi rifiuto di partecipare a questo carnevale dell’ipocrisia.

Nell’estate del 2010, mi trovavo nel bellissimo porto di Sebastopoli, a guardare le flotte rivali di Russia e Ucraina ancorate al sole della Crimea. I marinai delle due flotte si mescolavano nelle strade di questa elegante città con i suoi portici, le sue statue e i suoi monumenti. I Russi avevano l’aspetto di Russi, con i loro enormi cappelli e le loro uniformi edoardiane. Gli Ucraini sembravano più dei marines americani in licenza a San Diego.

Fino a quel momento, l’Ucraina era stata un paese ragionevolmente armonioso durante i circa venti anni della sua esistenza. Dopo quella visita, ho visto grandi problemi in arrivo, sia in Crimea che nel Donbass, dove ho anche viaggiato quell’anno. Gli Ucraini avevano iniziato a comportarsi in modo stupido. In un paese pieno di Russi, hanno cercato di fare del russo una lingua di seconda classe. I Russi che avevano vissuto lì felicemente per decenni sono stati spinti a prendere la cittadinanza ucraina e a usare versioni ucraine dei loro nomi di battesimo.

Diverse persone mi hanno detto di sentirsi oppresse da questa politica. Perché non potevano essere lasciati in pace?

Sperando in un futuro russo

Lontano, tra le discariche abbandonate dei bacini carboniferi morenti, ho trovato la città di Gorlovka, fatiscente e semiabbandonata, che dal 2014 si trova in una zona di guerra non ufficiale. Questa città era stata autocraticamente ribattezzata Horlivka dall’Ucraina, anche se quasi nessuno di quelli che ho incontrato la chiamava così. Ricordo di essermi goduto una birra russa in quel pomeriggio bollente e quasi silenzioso, mentre ascoltavo la musica di una radio russa. Scrissi allora, piuttosto vagamente, che la gente della Crimea e del Donbass sperava – e si aspettava – un futuro russo. Pensavo che se l’Ucraina voleva essere un rigido Stato etno-nazionalista, era necessario un qualche tipo di accordo pacifico con la minoranza russa. Non avevo idea delle passioni che avevo toccato.

L’articolo fu attaccato dal mio vecchio amico Edward Lucas, un buon giornalista, come un «inquietante deragliamento». Risposi alla sua accusa avvertendo che «il futuro in questa parte del mondo è tutt’altro che risolto e forse dovremmo prepararci a ulteriori disordini invece di illuderci di aver aperto per sempre un sentiero dorato di pace e prosperità». Ora sono accusato di essere un’«esca russa» o un traditore. Non mi importa molto degli insulti perché so che sono infondati. Inoltre, negli ultimi trent’anni sono stato insultato da esperti di tutti i tipi. Questo è normale quando si fa quello che faccio io.

Io mi rifiuto di assecondare l’isteria da guerra che ha colpito la Gran Bretagna e l’Occidente. Ed è un’isteria. Ho sentito un illustre parlamentare britannico chiedere la deportazione di tutti i Russi dal paese – tutti i Russi. Ho sentito dei pazzi chiedere una «no-fly zone» in Ucraina. Se ottenessero ciò che vogliono, ciò significherebbe una terribile e immediata guerra europea. Ho il sospetto che non sappiano nemmeno cosa stanno chiedendo. Per favore, potete annullare questo carnevale dell’ipocrisia?

Il censore Selenskyj

Non posso accettarlo. So troppe cose. So che la nostra politica di allargamento della NATO ha fatto la sua parte nel creare questa crisi. So che il governo ucraino, che ora è trattato quasi come un santo, è salito al potere con un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti nel 2014. So che il tanto ammirato presidente Selenskyj ha chiuso tre stazioni televisive dell’opposizione nel febbraio 2021 per motivi di «sicurezza nazionale».

So che il politico dell’opposizione Viktor Medvedchuk è stato messo agli arresti domiciliari l’anno scorso. Non è il genere di cose che fa Putin? So che l’esercito ucraino ha usato gravi violenze contro i civili russi nel Donbass dal 2014. Anche i Russi hanno fatto cose terribili lì, ma c’è abbastanza gente a dirlo. Il punto è che questa non è una gara tra santi e peccatori o tra Mordor e la Terra di mezzo.

Trovo strano che quando la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno giustamente denunciato l’invasione illegale di Putin di un paese sovrano, sembravano aver dimenticato che l’idea gliela avevamo data noi, facendo la stessa cosa in Iraq nel 2003. Sono stanco di sentirmi dire che la NATO è un’alleanza puramente difensiva, quando sappiamo che ha bombardato la Serbia nel 1999, uccidendo accidentalmente dei civili, anche se la Serbia non aveva attaccato alcun membro della NATO. Né ricordo che la Libia avesse attaccato un membro della NATO prima che questa alleanza «difensiva» lanciasse la guerra aerea contro Tripoli, che uccise anche dei civili, compresi dei bambini, e che trasformò il paese in un caotico calderone, senza essere di aiuto a nessuno.

E poi c’è un’altra cosa che mi sta sul gozzo. I paesi dell’Occidente hanno spinto l’Ucraina a un confronto con la Russia che prevedibilmente è sfociato nella barbara invasione di Putin. Eppure, mentre noi stiamo a esultare a distanza di sicurezza, sono gli Ucraini quelli che vengono bombardati, assediati e cacciati dalle loro case. È onorevole? La lode sentimentale per il loro coraggio lo compensa?

Superiorità, cinismo, sfiducia

Ci siamo resi completamente ridicoli. Abbiamo trattato la Russia con una stupidità sorprendente. Ora ne stiamo pagando il prezzo. Abbiamo avuto la possibilità di fare della Russia un alleato, un amico e un partner. Invece, ne abbiamo fatto il nostro nemico, insultando un grande e orgoglioso paese con avidità, superiorità immeritata, cinismo, disprezzo e sfiducia.

Uno dei momenti più felici della mia vita è stato il giorno in cui il comunismo è morto a Mosca. Avrei giurato che il cielo fosse più chiaro e luminoso, la gente sembrava felice e non più asservita – persino la scontrosa e corrotta polizia stradale sembrava scomparsa. I bidoni della spazzatura erano pieni di tessere rosse e oro del partito comunista, che bruciavano allegramente al sole di fine estate mentre si dissolvevano in cenere grigia.

Ho guidato la mia Volvo rossa attraverso la città liberata, molto più veloce del solito, portando con orgoglio la speciale targa gialla (con la «K» per «corrispondente» e lo «001» per Gran Bretagna, la nazione top) che fino ad allora mi aveva reso un bersaglio di cacciatori di tangenti e poliziotti troppo zelanti che mi impedivano di fare un picnic nei boschi disseminati di missili fuori città. Mi sono persino ritrovato a cantare gli inni della mia infanzia.

Un esercito di speculatori

Che opportunità per il ricco, stabile e ben governato Occidente di venire in aiuto del paese! L’aiuto del Piano Marshall non aveva forse fatto rivivere e ricostruire l’Europa occidentale devastata dopo la seconda guerra mondiale? La Gran Bretagna e le altre potenze occupanti non avevano giurato di portare la democrazia, la libertà e lo stato di diritto in una Germania devastata? Non era questo il momento per un tale atto di generosità e lungimiranza?

Quello che si scatenò, invece, fu un esercito di speculatori occidentali che chiedevano a gran voce il libero mercato, trovando rapidamente il loro corrispettivo in truffatori ed esperti di corruzione – molti dei quali erano alti funzionari comunisti – che si precipitarono a sfruttarli e ingannarli. Allo stesso tempo, fu introdotta la «democrazia» formale, ossia si svolsero alcune elezioni, ovviamente manipolate dal grande denaro. E nella mente dei Russi, i cui risparmi erano andati distrutti, che erano stati cacciati dalle loro case da teppisti, che avevano perso il lavoro e la pensione, democrazia è diventata una parola sporca.

Le persone e i governi che dicono di disprezzare Vladimir Putin per la sua aggressività, la sua repressione della libertà e la sua corruzione, non sembravano preoccuparsi quando il suo predecessore Boris Eltsin faceva tutto questo. È un contrasto affascinante. Eltsin ordinò ai carri armati di attaccare il suo stesso parlamento mentre la sua polizia sparava sui manifestanti. Imperversò in Cecenia. La sua rielezione puzzava di soldi. Era spesso paralizzato dall’alcool e, nonostante il suo comportamento rozzo, era un ospite gradito in Occidente.

Ma, a differenza di Putin, Eltsin non faceva nulla per controllare gli oligarchi, permetteva all’Occidente di continuare a stuprare l’economia russa e, soprattutto, non protestava contro l’umiliazione del suo paese da parte della continua espansione della NATO a est dell’Europa. Questa era già allora un’alleanza più o meno apertamente antirussa (contro chi altro?).

Un’occasione mancata

Dopo il 1991, la Russia aveva la possibilità, per la prima volta dal colpo di Stato bolscevico del 1917, di costruire una società libera. L’insospettabile George F. Kennan, l’architetto della politica americana di contenimento nei confronti dell’Unione Sovietica, definì l’espansione della NATO un insulto a tutti i democratici russi. Abbiamo voltato le spalle al popolo che aveva istigato la più grande rivoluzione incruenta della storia.

Nel bel mezzo all’attuale isteria anti-Putin, credo fermamente che i leader dell’Occidente abbiano creato dal nulla la crisi che stiamo affrontando oggi. Credo anche che molti di loro, per varie ragioni, sono superficiali al punto che si divertono a minacciare – senza rendersi conto di quanto ciò sia mortalmente serio.

In discorsi pubblici e conversazioni private, la Russia ci chiede da anni di mostrarle il rispetto più elementare. Abbiamo risposto con diffidenza e insulti, e con tentativi palesi di aggravare la situazione in Ucraina e in Georgia, due punti critici incredibilmente pericolosi dove una vera guerra potrebbe scoppiare fin troppo facilmente.

Essendo stato lì quando tutto era possibile, in quel giorno d’estate moscovita del 1991, non posso perdonare né dimenticare questa occasione mancata di integrare la Russia nel mondo libero. E penso che i popoli dell’Occidente dovrebbero riflettere attentamente prima di intraprendere la strada di una nuova, amara divisione dell’Europa. È evitabile. Non ci porterà nulla. Ma potrebbe costarci cara.

 

 

*Peter Hitchens è uno dei più illustri giornalisti britannici. Questo testo è basato su due colonne che ha pubblicato sul Mail on Sunday.

 

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