L’oasi felice UE

Lug 22 • L'opinione, Prima Pagina • 300 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 9 luglio 2022. Il 9 luglio del 1955 Bertrand Russel rende noto il testamento di Albert Einstein.

Il futuro dell’Asia senza ABE

La morte di Abe Shinzo, ucciso in seguito ad un attentato durante un comizio nella prefettura di Nara, potrebbe cambiare per sempre il volto del Giappone. Non solo perché Tokyo ha perso uno dei politici più iconici degli ultimi due decenni, ma anche per la ridefinizione del concetto di sicurezza interna. Basti pensare che, in questa nazione abitata da circa 126 milioni di abitanti, si contano mediamente meno di 10 morti per armi da fuoco all’anno. Nel 2017 erano addirittura appena tre. Il fatto che un ex primo ministro della statura di Abe sia stato ucciso da un anonimo 41enne in pieno giorno, accresce ulteriormente il senso di preoccupazione. Da quanto fin qui trapelato, l’attentatore dovrebbe essere un lupo solitario, o al massimo un affiliato a una qualche società segreta intrisa di nazionalismo e fanatismo religioso. Di conseguenza, i cittadini dovrebbero teoricamente essere al sicuro. È tuttavia interessante chiedersi che cosa potrebbe succedere al Giappone dal punto di vista geopolitico, visto che durante la sua carriera politica Abe si era più volte fatto notare per un concentrato di pragmatismo e realismo. Con lui in cabina di regia, il Giappone ha ribadito il sostegno agli Stati Uniti nel testa a testa con la Cina e rafforzato le forze di autodifesa. Sempre dal punto di vista geopolitico, dobbiamo poi segnalare sia la decisione di Abe di avviare il rilancio del dialogo securitario dell’Indo-Pacifico (Quad) – giocando di sponda assieme al presidente indiano Narendra Modi, all’allora premier australiano Scott Morrison e al leader statunitense Donald Trump – sia quella di lanciare la Free and Open Indo-Pacific Strategy (Foip), un ambizioso progetto volto a unire economicamente e politicamente due continenti, l’Asia e l’Africa, e altrettanti oceani, il Pacifico e l’Indiano, così da creare una piattaforma attraverso la quale portare ordine in una regione particolarmente turbolenta. Omissis. Quanto avvenuto avrà senza ombra di dubbio ripercussioni in gran parte dell’Asia. Gli equilibri e le alleanze costruite dall’esperto Abe sono ancora al loro posto ma, senza più la mano dell’ex premier giapponese, potrebbero crollare da un momento all’altro. Il primo ministro indiano Narenda Modi, un buon amico di Abe, ha annunciato che il 9 luglio sarà una giornata nazionale di lutto in India in segno di «profondo rispetto» per il defunto leader giapponese. Ricordiamo che, durante il suo mandato, Abe aveva fatto grandi passi avanti per migliorare i rapporti diplomatici tra Giappone e India, inclusa la firma di uno storico accordo nucleare civile nel 2016. Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, ha affermato che Abe era uno degli «amici più intimi dell’Australia sulla scena mondiale». Nel 2007, Abe aveva avviato un’alleanza a quattro tra Giappone, India, Stati Uniti e Australia che aveva incrementato la sicurezza e la cooperazione economica tra i paesi. Sul fronte cinese, un portavoce dell’ambasciata cinese in Giappone ha espresso choc per l’assassinio di Abe ed espresso le condoglianze alla famiglia del defunto premier. Abe aveva infatti fatto di tutto per migliorare le complicate relazioni tra Giappone e Cina (emblematici i molteplici incontri con Xi Jinping), anche se tra i due Paesi permanevano e permangono diversi nodi spinosi da sciogliere, in primis la questione taiwanese e rivendicazioni marittime reciproche. Da monitorare anche la situazione nella penisola coreana. Nonostante i dissidi tra le due Coree e il Giappone, il neo presidente sudcoreano Yoon Suk Yeo ha fatto le sue condoglianze al governo giapponese senza alcun problema o polemica di sorta. Infine, c’è da sottolineare la reazione del segretario generale della NATO Jens Stoltenberg. Sebbene il Giappone non sia un membro della NATO, Abe aveva aperto la strada a una partnership più forte tra Tokyo e l’Alleanza Atlantica.

( insider Over lugglio 2022)

Il futuro della Brexit dopo le dimissioni di Boris Johnson

Il premier conservatore Boris Johnson, dopo che le dimissioni a valanga dei membri del suo governo erano arrivate a quota 50 in 48 ore, ha gettato la spugna, lasciando la guida del Partito Tory. La sua volontà è quella di rimanere premier fino a quando i conservatori non avranno individuato un successore, anche se i Labour chiedono a gran voce un nuovo governo, da subito. «Non abbiamo bisogno di cambiare i Tory al vertice – ha affermato il leader Keir Starmer – abbiamo bisogno di un vero e proprio cambio di governo. Abbiamo bisogno di un nuovo inizio per la Gran Bretagna». Travolto dagli scandali, dal Pincher al Partygate, Bojo aveva stravinto le elezioni generali del 2019, quando promise che avrebbe portato avanti la Brexit «senza se e senza ma» e rispettato gli impegni. Promessa mantenuta, dopo i mesi precedenti piuttosto travagliati fatti di scontri in parlamento e ricchi di colpi di scena. «Abbiamo sbloccato la situazione di stallo» disse Johnson dopo la vittoria alle elezioni, quando riuscì finalmente a realizzare il suo obiettivo e a far approvare l’accordo di uscita della Gran Bretagna con l’UE. Il resto è storia: il Regno Unito ha formalmente lasciato l’Unione Europea il 31 gennaio 2020, entrando in un periodo di transizione durato fino al 31 dicembre 2020. E dopo le furiose battaglie degli anni passati, ora nessuno, nemmeno fra i Labour più «europeisti», mette più in discussione la collocazione politica del Regno Unito, che è fuori dall’Unione Europea e ci rimarrà, anche senza uno dei suoi protagonisti assoluti. Ci sono, ovviamente, delle notevoli differenze di approccio fra laburisti e conservatori sul dossier Brexit. Il leader dei Labour, Keir Starmer, come riporta il Guardian, esporrà presto la sua visione su questo argomento, che contempla la rimozione di una «serie di barriere commerciali e di viaggio», insistendo sul fatto che il dibattito su un eventuale ritorno del Regno Unito al mercato unico o all’unione doganale è tuttavia «definitivamente chiuso». In un discorso pronunciato lunedì sera, il leader laburista ha inoltre dichiarato che i grandi interrogativi sull’adesione all’UE sono «passati». Secondo Starmer, la revisione di eventuali fondamentali della Brexit causerebbe semplicemente una nuova divisione nel paese: preferibile, dunque, apportate una serie di modifiche minori, in modo particolare al fine di facilitare il commercio tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito. Al di là del Partito Nazionale Scozzese (SNP), secondo il quale il Labour è diventato un partito «Hard Brexit», l’approccio pragmatico di Starmer convince persino gli esponenti più filo-europeisti della sua compagine, segnale che la Brexit è, a tutti gli effetti, un dato di fatto e una condizione irreversibile che nessuno si sogna più di mettere in discussione. Il leader laburista elaborerà infatti un piano per cercare di ridurre la burocrazia sul commercio, sulle qualifiche professionali e altre questioni, escludendo qualsiasi tentativo di «ritorno al mercato unico o all’unione doganale». Secondo Starmer, discutere se il Regno Unito debba rientrare nell’UE significherebbe «guardare indietro alle nostre spalle» e mettere a repentaglio la fede pubblica nella politica. È questa, senza dubbio, la più grande eredità politica di Boris Johnson: aver creduto ciecamente nella Brexit e averla resa un patrimonio di tutto il Regno Unito, e non solo di una fazione politica. Basti pensare, oltre alla chiara posizione del Labour, chi sono, in questo momento, i papabili successori di BoJo. Fra questi c’è infatti il procuratore generale Suella Braverman, fervente sostenitrice della Brexit – rispetto alla quale Johnson era un moderato – che ha già dichiarato l’intenzione di candidarsi alla guida del partito, oltre a Steve Baker, unitosi al Partito conservatore negli anni passati proprio per promuovere la campagna di uscita del Regno unito dall’Unione europea.

 

(Roberto Vivaldelli 8 luglio 2022)

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