L’oasi felice UE

Feb 4 • L'opinione, Prima Pagina • 88 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 25.01.2022. Il giorno 25.01.1990, colpita da polmonite muore a Londra l’attrice statunitense Ava Gardner 67 anni.

Una nuova guerra in Europa?

Cosa succede: i negoziati fra Russia e Stati Uniti per ridurre la tensione al confine ucraino dopo che la Russia aveva portato nei pressi della frontiera circa 100mila soldati, sono finiti nel nulla. Il problema è sempre lo stesso, da anni. La Russia vuole ripristinare la storica area di influenza dell’Unione Sovietica, che si spingeva fino all’Europa Orientale. La NATO e l’Unione Europea lo sanno bene e vogliono trattenere a tutti i costi questi paesi sotto l’ombrello dell’Occidente liberale e democratico. Nessuna delle due parti sembra disposta a fare compromessi. A complicare le cose ci si è messa la crisi energetica in tutta Europa: a oggi, rinunciare al gas naturale che proviene dalla Russia sembra difficile se non impossibilePerché ci interessa: i rapporti fra Russia e Occidente si sono talmente deteriorati negli anni, fra sanzioni, minacce reciproche, omicidi e interferenze elettorali compiute dalla Russia, che un eventuale nuovo conflitto avrebbe una scala verosimilmente più grande rispetto al recente passato. «Pensare che una nuova guerra potrà essere contenuta in un solo paese sarebbe da ingenui», ha detto di recente un alto funzionario occidentale a BBC News. Non è chiaro se l’Europa sia pronta a impiegare decine di migliaia di soldati, a ripensare interamente il proprio approvigionamento energetico, e ad accogliere un ingentissimo numero di profughi e sfollati.

(Il post Konrad gennaio 2022)

Un magnifico inutile esperimento.

Che cosa succede: nel 2021 le istituzioni europee hanno avviato una lodevole iniziativa che mischia democrazia diretta e rappresentativa: la Conferenza sul futuro dell’Europa, una conversazione offline e online fra parlamentari europei estratti a sorte ed esperti di vari temi, il cui ambizioso obiettivo è quello di migliorare l’immagine delle istituzioni europee e il loro rapporto con gli elettori. Nelle ultime settimane, gli incontri di persona sono stati rallentati dalla diffusione della variante omicron: si prevede comunque che i lavori della Conferenza si concluderanno in primavera. Perché ci interessa: perché, a meno di grosse sorprese, sarà una grande occasione persa. Le istituzioni hanno passato mesi a litigare sulla governance della Conferenza, e ancora adesso non si sa se questa montagna di chiacchiere, dibattiti e articoli celebrativi sui giornali – imbeccati dalle istituzioni – produrrà qualcosa di concreto. Il Consiglio dell’UE, cioè i governi dei 27 paesi, hanno già escluso che possa portare a una revisione dei trattati. Una cosa da leggere: Un articolo di opinione di Nicoletta Pirozzi, dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), dal titolo eloquente: «Come può ancora essere salvata la Conferenza sul futuro dell’Europa».

(Il post Konrad gennaio 2022)

Occhio alla Bosnia

Cosa succede: la Bosnia ed Erzegovina sta attraversando una crisi politica che alcuni hanno definito come la più grave dalla fine della guerra civile, che si concluse nel 1995. A ottobre, Milorad Dodik, uno dei tre presidenti della Bosnia, quello che rappresenta l’etnia serba, ha avviato un boicottaggio delle istituzioni politiche federali che dura ancora oggi, e nelle settimane successive ha minacciato di ritirare i rappresentanti dell’entità regionale serba da altre istituzioni federali come l’esercito, i tribunali e gli apparati amministrativi. Circolano nuovi estesi timori che la  Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina voglia proclamarsi indipendente, spezzando il già fragilissimo equilibrio politico e sociale.

Perché ci interessa: più o meno per le stesse ragioni che citavamo per una eventuale guerra in Ucraina: con l’aggravante che, nel caso della Bosnia ed Erzegovina, un’eventuale guerra coinvolgerebbe anche diversi altri paesi nella regione balcanica. Uno scenario che nessun paese europeo si augura, dopo le sanguinose guerre degli anni Novanta. (Omissis)

(Il post Konrad gennaio 2022)

Le elezioni in Francia

La settimana dopo le elezioni in Ungheria si terranno le elezioni presidenziali in Francia, con il quasi certo ballottaggio previsto per il 24 aprile. Emmanuel Macron ha ancora uno zoccolo duro di consensi e dovrebbe arrivare al ballottaggio, ma non è chiaro chi sarà il suo avversario fra i tre candidati della destra: Marine Le Pen, Éric Zemmour e Valérie Pécresse. La sinistra sembra invece fuori dai giochi.

il capo di Stato francese ha tradizionalmente ampio margine per condizionare la politica europea: sia perché il peso specifico della Francia è ancora molto grande, sia perché ha cinque anni a disposizione per portare avanti i suoi piani e obiettivi, senza che ci siano di mezzo crisi di governo o elezioni anticipate. E se per caso il nuovo presidente sarà espresso dall’estrema destra, beh, reggiamoci forte. Omissis.

(il Post Konrad gennaio 2022)

Il giallo della SAR Maltese

I dati di Frontex hanno certificato, oltre al numero delle persone sbarcate in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale nel 2021, anche il dato, più freddo e crudele, delle vittime. Nell’anno da poco passato, sono morte 1.518 persone. Buona parte di queste è annegata in una specifica porzione del Mediterraneo. Si tratta di un triangolo poco più a sud di Lampedusa, uno specchio d’acqua diventato, a causa delle normative internazionali, mare di nessuno. Dove quindi i soccorsi appaiono più difficili da organizzare e da mettere in piedi. Ma come mai un piccolo specchio d’acqua può trasformarsi nel luogo più pericoloso del Mediterraneo? Questo angolo del canale di Sicilia in realtà un padrone ce l’avrebbe. Si trova a pochi chilometri dalle punte meridionali dell’isola di Lampedusa e, secondo le carte internazionali, qui ad esercitare la sua giurisdizione dovrebbe essere il governo de La Valletta. Questo perché l’area è compresa nella zona Sar (Search and Rescue) maltese. Ma a ben guardare una cartina geografica si intuisce subito che qualcosa non torna. Lampedusa è piuttosto lontana da Malta. Eppure l’area di competenza dell’arcipelago per i soccorsi si spinge fin qui. Il motivo è molto semplice. Le aree Sar sono state istituite con il trattato di Amburgo del 1979, nel quale è stato stabilito che ogni Paese deve tracciare proprie zone di competenza dove poter garantire il soccorso alle navi e a ogni mezzo marittimo in difficoltà. Malta, nel tracciare la propria area Sar, ha ricalcato la Flight information Region (Fir) ereditata dai Britannici quando Londra possedeva l’arcipelago. La Fir è una zona di controllo del traffico aereo stabilita nel 1944. Riportando sulle mappe nautiche l’estensione della Fir, La Valletta si è ritrovata con un’area Sar più grande di cento volte il suo territorio. Omissis. Malta infatti non ha i mezzi e né la possibilità per poter controllare una Sar così estesa. Impossibile quindi giungere da La Valletta in tempo per soccorrere un natante che è in procinto di agganciare Lampedusa. E così il lavoro deve farlo l’Italia. Omissis. Si è creato così quindi un triangolo di mare gestito da nessuno, una zona non schermata dai soccorsi in cui anche nel 2021 si è registrato il più alto numero di decessi. Omissis.

(il Post Konrad gennaio 2022, Mauro Indelicato)

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