L’oasi felice UE

Ho raccolto queste informazioni il 25 giugno. Il 25 giugno 1984 a Parigi si spegne lo storico e filosofo francese Michel Foucault.
Potevo essere nel Titan, la rivelazione dell’architetto di Putin
Lanfranco Cirillo, imprenditore italiano a Mosca e noto come l’architetto di Putin, avrebbe potuto essere anche lui sul Titan. «Da anni conoscevo Hamish Harding, un uomo sorridente e pieno di vita. Ci ha sempre unito l’amore per la natura e l’avventura. Anche lui era, come me, un aviatore e un appassionato di esplorazioni: abbiamo condiviso i viaggi al Polo Sud e avevamo in programma una spedizione al Polo Nord io con il mio elicottero e lui con un piccolo Cessna», così racconta l’architetto di Putin che dice come due anni fa fu invitato a scendere nella fossa delle Marianne, a 11 km di profondità. «Ma purtroppo, a causa di miei problemi personali, non fui in condizione di andare – ha raccontato Cirillo -. Mi chiamò due mesi fa per chiedermi se volessi andare a vedere il Titanic. Ero tentato e se non avessi avuto una Red Notice internazionale e questa situazione legale, sarei andato. Lo ringraziai e gli dissi che non potevo viaggiare a causa delle questioni giudiziarie che stavo affrontando». Di più «Oggi sono qui a rimpiangere l’amico avventuriero, con cui condividevo l’appartenenza al World Explorer club di New York – ha proseguito Cirillo – Sui giornali si parla di questi ricchi viaggiatori quasi con sufficienza, però ci tengo a ricordare che senza il loro sostegno finanziario molte spedizioni non sarebbero possibili. Hamish, come me, non solo ha fornito finanziamenti, ma ha anche messo a repentaglio la propria vita per rendere possibili esperienze altrimenti irrealizzabili. Un saluto amico mio, hai lasciato questo mondo facendo quello che amavi, regalando un prezioso insegnamento alle future generazioni: che la vita è curiosità». Intanto all’indomani del ritrovamento dei detriti del Titan e della morte dei suoi cinque occupanti, al dolore delle famiglie si uniscono le polemiche e gli attacchi sulla sicurezza, mentre la stampa rivela che gli USA avevano già captato il segnale dell’implosione del sommergibile poco dopo la sua scomparsa, giorni fa. Secondo il Wall Street Journal, era stato un sistema di rilevamento acustico top secret militare americano, progettato per individuare i sottomarini nemici, a rilevarlo vicino al luogo in cui sono stati individuati i detriti, sul fondo marino a 3.800 metri di profondità, nei pressi del relitto del Titanic, obiettivo della missione dei 5 esploratori. A bordo c’erano il miliardario britannico Hamish Harding, noto per le sue imprese avventurose, Stockton Rush, A.D. della OceanGate, l’azienda che gestiva il Titan, Shahzada e Suleman Dawood, padre e figlio 19enne di una ricchissima famiglia pakistana, e il francese Paul-Henri Nargeolet, considerato uno dei massimi esperti al mondo sul Titanic. Per ritrovarli, dopo che il piccolo sommergibile aveva perso i contatti domenica sera, si era scatenata una gigantesca caccia nei fondali dell’Atlantico settentrionale dove giace il relitto del transatlantico, affondato nel 1912 durante il viaggio inaugurale con oltre 1.500 persone a bordo. A scandagliare le acque erano state impegnate imbarcazioni e robot che potevano scendere fino a incredibili profondità, nella consapevolezza delle difficoltà estreme di un simile ambiente marino e delle riserve di ossigeno destinate a esaurirsi nel giro di poco. Dopo giorni di ricerche, ieri sera la notizia del ritrovamento di detriti compatibili con una «catastrofica implosione» del sommergibile, come ha spiegato la Guardia Costiera americana.
( Giuseppe Spatola il giornale giugno 2023)
Non è una grande operazione: vi svelo i segreti della controffensiva ucraina.
La controffensiva ucraina è in pausa. Dopo un inizio confuso nelle prime settimane di giugno, l’esercito di Kiev ha interrotto le operazioni. Piani militari imponenti come quello concepito dal governo ucraino insieme a Stati Uniti e NATO per riprendere i territori occupati dalla Russia prevedono di norma degli stop provvisori per riorientare le forze. E se invece quella partita con tanto clamore (russo) non fosse la preannunciata controffensiva? Una mossa Kansas City per turbare il nemico e fuorviarlo con movimenti e bombardamenti di ricognizione (cosiddetti probing). A pensarlo è Bohdan Myroshnykov, uno dei blogger militari ucraini più seguiti su Telegram e Twitter con oltre 100mila contatti in totale. «L’esercito sta combattendo a sud per migliorare la posizione tattica, ma al momento non si tratta di una grande operazione». Chi lo dice? I militari. E l’impressione è che le truppe di Zelensky possano, nelle prossime settimane, prendere di mira un altro fronte, inatteso ma non per questo meno caldo. Mobilitando così riserve e brigate con addestramento occidentale strategicamente importanti finora rimaste in standby. Spiazzando, in ultima analisi, l’irrequieto comando russo.
( Gianluca Lo Nostro giugno 2023)
I 70 anni della guerra di Corea e la lezione all’Ucraina, Stati Uniti (e Cina)
Sono passati 73 anni da quando, all’alba del 25 giugno 1950, migliaia di soldati nordcoreani varcarono il 38 parallelo a bordo circa 150 di carri armati T-34 di fabbricazione sovietica. Dopo varie provocazioni, l’ultima delle quali l’occupazione sudcoreana della città di Haeju, la Corea del Nord di Kim Il Sung scatenò un’offensiva contro la Corea del Sud, conquistando Seoul, la capitale nemica, in appena tre giorni di combattimenti. Iniziò così la Guerra di Corea, congelata poi il 27 luglio 1953 con un armistizio, senza vincitori né vinti. Esattamente 70 anni dopo quell’armistizio, è ancora tutto congelato. In attesa di un accordo politico ancora lontano da venire. Oggi questo conflitto è riemerso dagli archivi della storia. Per via del settantesimo anniversario del suo armistizio, certo, ma anche e soprattutto a causa delle sue numerose similitudini con la guerra in Ucraina. In primis, guardando al futuro, perché si fa sempre più strada una «soluzione coreana», ovvero un armistizio per sospendere gli scontri tra russi e ucraini, ormai diventati insostenibili per entrambi gli schieramenti, nonché l’ipotesi di una Ucraina «mutilata». Per inciso, non un Paese diviso quasi esattamente in due come la penisola coreana, ma pur sempre privato dei territori conquistati dal Cremlino, e cioè Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. E poi perché, tornando al presente, lo svolgimento della guerra ucraina, tra offensive, controffensive e contributi esterni, ricalca (e per alcuni versi potrebbe ricalcare) a grandi linee il corso del conflitto coreano. Un conflitto dai più nomi, chiamato «Guerra patriottica di liberazione» dai nordcoreani, «6.25» dai sudcoreani, in riferimento alla data d’inizio del conflitto, «Guerra di resistenza all’America e in aiuto della Corea« dai cinesi e, infine, «»Korean conflict» dagli Stati Uniti, anche per rimarcare l’assenza di una dichiarazione di guerra del congresso USA, che in effetti non è mai stata proclamata. L’allora presidente statunitense, Harry Truman, pose i combattimenti sotto l’egida dell’ONU, dato che la Corea stessa era un costrutto degli accordi delle Nazioni Unite. Tra gli altri nomi attribuiti al conflitto coreano troviamo quelli, emblematici, di «guerra sospesa» e «guerra dimenticata». Sospesa perché, come detto, non è ancora tecnicamente finita. Dimenticata perché, cronologicamente parlando, si è verificata a metà strada tra la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra del Vietnam, due eventi che hanno avuto una risonanza maggiore, offuscando quanto è accaduto tra il 1950 e il 1953 nella penisola coreana. Il contesto storico e politico è diverso. Eppure c’è un filo rosso che avvicina la guerra di Corea all’attuale guerra in Ucraina. Intanto, sebbene diversi per origine e scala, entrambi i conflitti possono essere considerati regionali con implicazioni mondiali, che annunciano, accelerano e consolidano la transizione verso un nuovo, possibile ordine globale. In sottofondo, inoltre, al momento dello scoppio della Korean War il sistema internazionale stava iniziando a stabilizzarsi seguendo una struttura bipolare, con Stati Uniti e Unione Sovietica nei panni delle due potenze dominanti. Eravamo appena entrati nella Guerra Fredda che, almeno nella fase iniziale, risultava imprevedibile e pericolosa. Oggi basta sostituire la Corea all’Ucraina e la Cina all’Urss, e lo scenario diventa pericolosamente simile. Quando la Russia ha scatenato la sua offensiva contro Kiev, infatti, da pochi anni era cominciata quella che molti hanno chiamato nuova Guerra Fredda tra Washington e Pechino, con l’ordine globale nel bel mezzo di un’altra transizione strutturale. Possiamo quindi affermare, come ha fatto Foreign Policy, che in questa «seconda» Guerra Fredda il braccio di ferro tra Kiev e Mosca stia accelerando e consolidando il divario geopolitico tra gli USA e i loro partner da un lato, e l’asse sino-russo e i loro partner dall’altro, proprio come fece a suo tempo la Guerra di Corea per la «prima» Guerra Fredda. Ecco perché la penisola coreana e l’Ucraina sono più vicine di quanto non si possa immaginare. Omissis.
(Federico Giuliani) giugno 2023)
