L’oasi felice UE
Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 12 febbraio 2023, anniversario della nascita del presidente USA Abraham Lincoln (1809).
Il regno unito pronto allo strappo con la corte Europea dei diritti dell’uomo: cosa può succedere.
Il Regno Unito di Rishi Sunak si prepara a lasciare la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu). Questa la voce, circolata per prima sul Times, rimbalzata da oltre Manica la scorsa settimana e che lascia pensare che Londra, dopo la Brexit, possa ritirarsi dall’istituzione collaterale al Consiglio d’Europa. La battaglia parte dalla sfida sull’immigrazione su cui il governo è in confronto con la Cedu a Strasburgo e con la quale il Partito Conservatore vuole fornire un assist alla sua base per ottenere risultati politici in una fase critica. I sondaggi penalizzano nettamente il governo, Sunak cerca di mediare tra la fronda a destra, liberista in economia e conservatrice sui temi sociali, e i Tory più ortodossi, desiderosi di vedere una nuova concordia interna al partito. La posizione in politica estera, il sostegno all’Ucraina e la centralità nella Nato non bastano a confermare la credibilità del governo come fonte di unità nel partito. In quest’ottica, il nuovo vessillo identitario è la sfida alle presunte ingerenze UE che possono minare la futura legislazione sull’immigrazione. La Cedu, lo ricordiamo, è stata istituita nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, per assicurarne l’applicazione e il rispetto sia di fronte ai reclami dei singoli individui che alle richieste degli Stati. Attualmente ne sono membri 46 Paesi, dopo che a settembre la Russia è si è ritirata dalla Convenzione e con essa dalla Cedu. Il tema fondamentale è quello della gestione dei diritti degli immigrati nel Regno Unito, che l’istituzione basata a Strasburgo ha più volte rimbottato fin dal governo di Boris Johnson. Sunak si prepara a stringere i bulloni della sua nuova legge sulla gestione dell’immigrazione e i falchi della destra del Partito Conservatore, guidati dall’inflessibile Ministro dell’Interno Suella Braverman, chiedono che si scavalchino le decisioni prese dalla Cedu su temi come l’accordo col Ruanda per l’espulsione degli irregolari, giudicato illegale da Strasburgo. Il trattato del 1950 e i processi promossi alla Cedu riguardano la tutela dei principi fondamentali, tra cui il diritto a non subire pene degradanti o disumane. «L’adesione al trattato consente effettivamente ai cittadini all’interno di un paese membro del Consiglio d’Europa di impugnare le decisioni della Corte di Strasburgo che ritengono possano violare le leggi europee sui diritti umani», scrive Gb News. «Come parte del trattato, i membri del Consiglio d’Europa convengono di affrontare e correggere qualsiasi violazione dei diritti umani riscontrata dalla Corte di Strasburgo». Omissis. «I funzionari governativi hanno indicato che la nuova legislazione consentirebbe alle autorità di detenere e deportare chiunque arrivi nel Regno Unito con ciò che considera mezzi illegali e privarli del diritto di richiedere asilo», nota il Financial Times. La speranza di Sunak «è che, insieme ai piani per deportare i richiedenti asilo che arrivano via mare fino in Ruanda, l’uscita dalla Cedu funga da deterrente» per nuovi ricorsi. Omissis.
(inside over Andrea Muratore Febbrai 2023)
Guerra in Ucraina
L’attuale crisi in Ucraina, che sembra stia portando l’Europa sull’orlo di una guerra, ha radici lontane. La rivolta, che prende il nome di Euromaidan, ha posto le basi affinché la Russia, nel 2014, si decidesse a intervenire nel Paese con un’operazione di guerra ibrida magistrale in Crimea, ma che non ha avuto la stessa efficacia, e risultato, nella regione del Donbass. Da allora, in Ucraina, è presente un nuovo «conflitto congelato» che è fonte di continue escalation che sono culminate nell’ultimo anno, grazie a una mobilitazione delle forze armate russe senza precedenti. Il pericolo maggiore, per Mosca, è vedere Kiev entrare nella Nato, mentre dalla parte opposta si teme l’invasione terrestre e la risoluzione dello stallo apertosi nel 2014 con un’operazione militare che porrebbe fine all’indipendenza ucraina. Il Cremlino non può tollerare che l’Alleanza si espanda ulteriormente verso i propri confini, dopo aver visto passare nella sua orbita i Paesi Baltici, la Polonia, e la Romania, ed è per questo che ha fatto esplicita richiesta che gli Stati Uniti, visti come i soli attori che regolano le sorti dell’Europa, ritornino a una condizione pre-1997, ovvero prima della grande espansione a est della Nato. A Washington – e a Bruxelles – non si accetta quello che, a tutti gli effetti, è un diktat che porterebbe gli Stati Uniti a perdere la loro vocazione di potenza globale, col rischio, ben presente, che anche dall’altra parte del mondo, in Estremo Oriente, si perda fiducia in Washington e si decida di affidarsi a Pechino, nonostante la sua politica estera aggressiva. In ballo c’è più dell’Ucraina: c’è, ancora una volta, la riaffermazione della leadership mondiale Usa. La tensione è alle stelle, i giocatori hanno disposto tutte le loro pedine militari, la diplomazia sembra stentare: la settimana di colloqui che ha visto i delegati russi, statunitensi e dei Paesi della Nato incontrarsi per tre volte in pochi giorni a metà gennaio, non ha avuto alcun effetto di sorta per invertire la lancetta di un orologio che inesorabilmente si avvicina alla mezzanotte. Negli ultimi 30 anni mai si era vista, in Europa, una crisi di questa portata, nemmeno durante il conflitto nella ex-Jugoslavia: per ricordare qualcosa di simile bisogna ritornare alla Guerra Fredda e al 1983, quando i missili nucleari a raggio medio e intermedio di entrambi i blocchi contrapposti ci hanno portato sull’orlo dell’abisso atomico.
(Inside Over febbraio 2023)
L’allerta USA sul programma di spionaggio cinese
Un episodio isolato, un errore innocente e inaspettato, oppure soltanto la punta dell’iceberg di un vasto programma di spionaggio che va avanti da anni? Il pallone aerostatico cinese entrato nello spazio aereo statunitense dal Montana, e distrutto al largo dell’Oceano Atlantico, continua a far discutere. A distanza di giorni dall’abbattimento di quello che Washington ha definito un pallone-spia – e Pechino un dirigibile per rilevare le condizioni meteorologiche – sono uscite numerose indiscrezioni che vale la pena analizzare. La più importante è quella diffusa dal Washington Post. Secondo le agenzie di intelligence americane, la piccola mongolfiera cinese rilevata nei cieli Usa farebbe parte di uno sforzo di sorveglianza globale, progettato deliberatamente dalla Cina per raccogliere informazioni sulle capacità militari dei Paesi di tutto il mondo. Nello specifico, i voli di questi dirigibili rientrerebbero in uno sforzo messo in campo dal Dragone per affinare la sua capacità di raccogliere dati sulle basi militari americane – a cui è maggiormente interessata – così come su quelle di altre nazioni, in modo tale da non farsi trovare impreparato in caso di conflitto o crescenti tensioni internazionali.
( Federico Giuliani febbraio 2023)
« Caso UNITAS: ancora una falla nel sistema Elezioni di successo a Zurigo e Basilea Campagna. L’UDC è in grado di tastare il polso alla popolazione. »

