L’Europa, con la sua arroganza, sta per precipitare nuovamente in una grande guerra?
Un interessante articolo dalla Weltwoche dell’08.05.2026
Particolarmente preoccupante è la situazione a Mosca. Chi si prende la briga di guardare nell’«altra stanza dei bottoni» si rende conto che la pressione su Vladimir Putin sta aumentando in modo massiccio. Contrariamente alle speranze occidentali, gli ambienti informati e persino i Russi moderati non chiedono la fine delle ostilità, bensì un intervento più duro. Si accusa il Cremlino di stare, per così dire, con il piede sul freno, mentre i droni ucraini penetrano sempre più in profondità nell’entroterra russo. Putin è costretto a reagire per non perdere la faccia. In questa situazione psicologica, il rischio di una massiccia escalation aumenta vertiginosamente. Se si provoca troppo a lungo una potenza nucleare, questa, messa alle strette, potrebbe sferrare un colpo terribile – un pericolo che viene gravemente sottovalutato, visti i messaggi di esultanza che circolano da queste parti riguardo alle battute d’arresto russe.
L’Europa, spinta da un culto dell’escalation e del moralismo, sta gettando tonnellate di benzina sul fuoco. L’acclamazione acritica della leadership di Kiev ha scatenato una dinamica che minaccia di trascinare la NATO sempre più in profondità nell’abisso. I media hanno in gran parte abbandonato la loro funzione di controllo critico e alimentano invece un atteggiamento di compiacimento beffardo nei confronti della Russia. Eppure, dal punto di vista militare, l’UE è di fatto indifesa. Si è sovraccaricata in quasi tutti i settori – dall’immigrazione alla politica energetica – e ora conduce una politica estera sproporzionata. Questo sonnambulismo ricorda fatalmente la fase preliminare della Prima guerra mondiale, quando ci si precipitò verso la catastrofe nella piena certezza di avere tutto sotto controllo.
La lezione fondamentale che dobbiamo trarre dall’8 maggio e dalla nostra storia deve quindi essere questa: non bisogna mai fidarsi ciecamente di un governo. La democrazia è la forma di governo della sfiducia istituzionalizzata. Quando la libera discussione viene sostituita da barriere e da una sorta di dittatura di partito, il rischio di decisioni sbagliate aumenta enormemente. La Germania dovrebbe in realtà fungere da potenza di pace e da istanza di mediazione neutrale tra Occidente e Oriente, invece di imboccare la pericolosa strada del costante riarmo. Sarebbe ora di ricordare la prudenza realpolitica di un Helmut Schmidt e di riportare i propri interessi nazionali al centro di un’analisi lucida. Solo attraverso la libertà di parola e il coraggio di dire la verità nuda e cruda si può impedire l’imminente caduta nell’inferno.
« Exzellenz der Medizin in der Deutschschweiz: Das Ende eines Mythos? Stolpert das hochmütige Europa erneut in einen grossen Krieg? »

