La più estenuante forma di governo

Ott 18 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 421 Views • Commenti disabilitati su La più estenuante forma di governo

Dalla Weltwoche del 10 ottobre 2019 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel
Capo-redattore Weltwoche

Perché, in realtà, così tanti politici sono a favore dell’accordo-quadro con l’UE?

A una delle mie manifestazioni, uno spettatore mi ha chiesto perché così tanti partiti e politici sono a favore dell’accordo-quadro istituzionale con l’UE. Fra l’altro, lo spettatore condivideva la mia opinione: la Svizzera non deve in alcun modo sottoscrivere questo trattato coloniale. L’accordo-quadro sarebbe la distruzione dei rapporti bilaterale a parità di diritti e metterebbe fine alla nostra democrazia diretta e ai diritti popolari in vasti settori della nostra legislazione.

Con questo accordo, la Svizzera diverrebbe un territorio suddito, una sorta di membro passivo dell’Unione europea. Dovremmo riprendere le regole dell’UE, ma non partecipare alla loro elaborazione. Come si può, come politico svizzero, essere a favore di tale pessimo trattato?

La spiegazione è semplice: più UE significa più potere ai politici e meno potere al popolo. L’UE è un’istituzione nella quale i politici hanno molto da dire, mentre le cittadine e i cittadini poco o niente. Per questo così tanti politici sono a favore dell’UE.

La Svizzera è il contrario dell’UE: da noi, le cittadine e i cittadini sono il supremo potere costituzionale, sono loro il capo. Nessuna legge, nessun articolo costituzionale, nemmeno un aumento dello 0,1% dell’IVA possono essere decisi senza l’avallo del popolo.

La democrazia diretta è per i politici la più estenuante forma di governo, perché limita la libertà dei politici per invece ampliare la libertà, il potere e l’influsso delle cittadine e dei cittadini.

La Svizzera è uno Stato libero e liberale. È vero, ma bisogna chiedersi: libero per chi? Anche la Corea del nord, dal punto di vista del suo dittatore, è uno Stato libero, ma lì di liberi ce n’è uno solo: il dittatore. In Svizzera è il contrario: non sono i potenti, i politici a essere liberi, bensì la libertà delle cittadine e dei cittadini occupa il primo posto. I diretti interessati decidono sulle cose che li toccano personalmente. Per questi suoi eccezionali diritti popolari, la Svizzera è ammirata in tutto il mondo.

Bisogna tuttavia togliersi dalla testa che la democrazia diretta stia veramente a cuore ai politici. È vero il contrario. In generale, le élite politiche erano contrarie a questa forma di governo, la temevano e demonizzavano la democrazia diretta.

Alfred Escher, il grande imprenditore e liberale zurighese, uno degli importanti architetti della Svizzera moderna nel 19° secolo, definì sprezzantemente la democrazia diretta «potere della plebaglia». Mai gli sarebbe passato per la testa di permettere un sostegno alle decisioni popolari.

Non furono i fondatori liberali dello Stato federale a concedere dall’alto, magnanimamente, al popolo la democrazia diretta. Le cittadine e i cittadini dovettero lottare duramente la resistenza dei governanti per conquistare la loro democrazia diretta. Nel canton Zurigo, Winterthur fu il centro di questa insurrezione democratica contro l’arroganza autoritaria dei «signori» del parlamento come Escher.

Ma fu la democrazia diretta perlomeno indiscussa, dopo la sua introduzione? Assolutamente no. Consiglio federale e parlamento sfruttarono la prima occasione per reinstaurare il loro potere – a scapito del legittimo sovrano. Questa occasione fu loro data dalla seconda guerra mondiale. In quel periodo, il Consiglio federale e l’Assemblea federale governarono senza democrazia diretta nel cosiddetto regime di pieni poteri. Ciò che aveva un senso in tempo di guerra, sarebbe tuttavia dovuto terminare immediatamente alla fine del conflitto. Ma non fu così.

Al contrario. I potenti di Berna ci avevano preso gusto, durante la guerra. E si opposero quindi alla reintroduzione della democrazia diretta. Perfino il Partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi (PAB), partito predecessore dell’UDC, partecipò al previsto arginamento del potere popolare.

Fu il fondatore di Migros, Gottlieb Duttweiler, a lanciare un’iniziativa per il ripristino dei diritti popolari. Vinse la votazione nel 1949, ma si dovettero aspettare altri due anni affinché la democrazia diretta fosse riportata agli antichi fasti.

Niente è meno scontato degli eccezionali diritti popolari svizzeri. Sono contestati, minacciati fin dalla loro istituzionalizzazione. Talvolta dall’estero ma, soprattutto, dall’interno da parte di politici che vorrebbero togliere il potere al popolo.

Negli ultimi tempi, gli attacchi alla democrazia diretta si sono fatti vieppiù duri e aggressivi. A fine 2016, Parlamento e Consiglio federale hanno ignorato la decisione popolare contro l’immigrazione di massa. I partiti che avevano perso la votazione hanno affossato una decisione popolare che avevano invano combattuto durante la campagna di voto.

Anche i giudici federali hanno sempre più la presunzione di prendere sul serio decisioni popolari e articoli costituzionali solo quando fa loro comodo. È diventata prassi usuale dare priorità a decisioni internazionali, al diritto internazionale e all’Unione europea rispetto al diritto nazionale. I poteri statali che dovrebbero attenersi alle decisioni costituzionali del popolo, si attribuiscono il ruolo di organo costituzionale.

I silenziosi despoti di Berna si schierano sempre più dalla parte dell’UE, non più da quella del popolo svizzero. L’accordo istituzionale con l’UE è l’ultimo tentativo di legare la democrazia diretta, di limitare i diritti politici popolari, di abbattere il potere dei cittadini.

Di ciò approfittano automaticamente i politici, le cerchie governative, le élite, e anche i capi dei grandi gruppi industriali che si sono arrabbiati quando il popolo, con l’iniziativa contro le retribuzioni abusive  ha vietato loro di attingere a piacimento dalle casse delle loro imprese quotate in borsa.

I politici che vogliono l’accordo istituzionale con l’UE, vedono in esso lo strumento per estendere il loro potere a scapito del popolo. Per questo sono a favore.

La storia insegna che in Svizzera si è potuta salvaguardare la democrazia diretta solo perché le cittadine e i cittadini hanno saputo farsi valere. Se oggi gli Svizzeri dormiranno invece di battersi, si sveglieranno nell’UE. Oppressi come sudditi dei propri politici e di un potere straniero.

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