Dove si trova la Svizzera alla vigilia dell’anno elettorale?

Dic 30 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1612 Views • Commenti disabilitati su Dove si trova la Svizzera alla vigilia dell’anno elettorale?

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L’UDC Svizzera si mostra preoccupata al colloquio con i media del 30 dicembre 2014. Una crescente tendenza ad adeguarsi nei confronti dell’estero e una politica dell’egualitarismo nuocciono alla Svizzera. I vantaggi della localizzazione della piazza produttiva e della piazza finanziaria vanno vieppiù persi, posti di lavoro vengono eliminati. Il livello di benessere si parifica inevitabilmente a quello più basso dell’UE. Anche con la continua estensione dello Stato sociale a spese delle prossime generazioni emuliamo il cattivo esempio dell’UE, invece di rafforzare le virtù svizzere della responsabilità individuale e della libertà. Alla vigilia dell’anno elettorale, il 31 dicembre 2014, l’UDC stila un bilancio con una campagna di inserzioni. 

La maggioranza di centrosinistra di Consiglio federale e Parlamento nuoce alla Svizzera. I fatti:

Lo Stato si gonfia sempre di più – la responsabilità individuale diventa una parola sconosciutaLe spese della Confederazione sono più che raddoppiate dal 1990. Attualmente ammontano a oltre 67 miliardi di franchi. Nel contempo, i debiti della sola Confederazione sono quasi triplicati. Viviamo a spese dei nostri figli. Inoltre, dal 2008, due nuovi impieghi su tre sono creati dal settore pubblico e non dall’economia privata. Imposte, tasse e prelievi vengono aumentate in continuazione, cosicché alla fine della giornata a ognuno rimane meno denaro nel portamonete. In particolare bisogna porre un freno al terrore delle multe nel settore del traffico stradale. Le leggi sul traffico stradale devono servire alla sicurezza e altrettanto la loro applicazione, in nessun caso devono servire a finanziare i budget cantonali.
Ampliamento, invece del consolidamento finanziario del nostro Stato socialeLo Stato sociale viene vieppiù gonfiato. Invece del necessario consolidamento finanziario dei livelli raggiunti, le prestazioni continuano a essere estese e la ridistribuzione rafforzata: aumenti dell’IVA per l’AI e l’AVS, esplosione dei premi nell’assicurazione-malattia, “percenti di solidarietà” per l’assicurazione-disoccupazione, aumenti d’imposta per i crescenti costi dell’assistenza sociale, eccetera.Chi ne beneficia? L’industria della socialità.

Chi paga? Le famiglie, l’industria e il semplice contribuente.

 

La piazza produttiva e quella finanziaria vengono indeboliteL’economia è sempre più regolamentata e “armonizzata” con l’estero:

  • Sempre più burocrazia e controlli (orari di lavoro, controllo dei salari, sicurezza sul lavoro e tutela della salute, lavori di statistica, eccetera)
    • Sempre più obblighi nei settori dell’ambiente, dell’energia, degli immobili, eccetera
    • Crescenti lavori di statistica
    • Regolamentazione del mercato del lavoro e indebolimento del partenariato sociale (contratti collettivi e normali di lavoro, responsabilità solidale, controllo dei salari, norme sulle quote, eccetera)
    • Sempre più pretese per i concorsi pubblici
    • La “sorveglianza” dello Stato (Finma, assicurazioni, ecc.) diventa sempre più forte e interferisce sempre di più nella libertà imprenditoriale.
    • Sempre più imposizioni di ripresa di – a volte assurde – convenzioni e standard internazionali
Strisciante adesione all’UEConsiglio federale e Parlamento vogliono, con un cosiddetto “accordo istituzionale”, riprendere il diritto UE “dinamicamente”, quindi vincolante anche per la Svizzera. La Svizzera si dovrebbe sottomettere, su temi importanti, alla Corte di giustizia dell’UE. Ciò corrisponde a un’adesione all’UE – senza esserne membri.
Il dogma della libera circolazione delle personeL’immigrazione di massa di annualmente circa 80’000 persone nel nostro paese continua, il che nuoce alla pace sociale, sovraccarica le infrastrutture quali strade, scuole, ospedali, eccetera e, a lungo termine anche le istituzioni sociali. L’attuazione dell’iniziativa popolare accettata da popolo e cantoni “contro l’immigrazione di massa” viene invece messa in questione dalla politica.
Iniziativa per l’espulsioneInvece degli odierni 500, dall’accettazione dell’iniziativa per l’espulsione, potrebbero essere espulsi fino a 18’000 stranieri criminali l’anno. Consiglio federale e Parlamento lo impediscono con sempre nuovi espedienti e ritardi. A farne le spese sono le vittime e i cittadini, che anelano a più sicurezza.

In considerazione di questi sviluppi e della non rosee prospettive dell’economia nell’UE e in Svizzera, l’UDC è molto preoccupata riguardo al nuovo anno 2015.

 

 

 

Occorre riflettere sulle forze del paese. La continua tendenza ad adeguarsi e il livellamento verso il basso sui concorrenti economici e politici dell’estero circostante non portano al successo. È molto meglio rimanere liberi, ossia continuare a poter decidere da soli nel proprio paese quali leggi e quali regole devono valere. L’indipendenza e la libertà fortificano saldamente la volontà di seguire la propria strada, rafforzando così anche la piazza produttiva e la piazza finanziaria e assicurando impieghi. Ciò serve anche a conservare il benessere e la pace sociale. L’UDC ha sempre promesso alla popolazione – e sottolinea questo anche in vista dell’anno elettorale – di impegnarsi a favore della Svizzera come segue: 

 

 

 

1. Nessuna strisciante adesione all’UE!

 

2. Rigorosa politica degli stranieri e dell’asilo!

 

3. Imposte, tasse e prelievi moderati per tutti!

 

 

 

Solo così possiamo restare liberi sia come paese, sia come cittadine e cittadini!

 

 

 

Berna, 30 dicembre 2014

 

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