Iniziativa per l’attuazione: giudici federali in rotta di collisione

Gen 25 • L'opinione, Prima Pagina • 817 Views • Commenti disabilitati su Iniziativa per l’attuazione: giudici federali in rotta di collisione

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

Buon Dio! Nessuna persona di buonsenso in Svizzera trova oggi ancora delle ragioni sostenibili per non dire SÌ, il 28 febbraio, all’iniziativa per l’attuazione della già accettata iniziativa per l’espulsione. Con quest’ultima si vuole unicamente ottenere che – come popolo e cantoni hanno deciso da tempo – gli stranieri che compiono reati gravi o ripetuti siano poi anche realmente espulsi dal paese, cosa che finora, contro la volontà popolare, i tribunali sono riusciti in gran parte a impedire.  

 

E invece no, singoli giudici federali (come per esempio Thomas Stadelmann) vi si scagliano contro facendo fuoco e fiamme.

 

Questo “niet” al mandato conferito costituzionalmente dal popolo, rispettivamente a quello del 28 febbraio volto nuovamente a iscriverne nella Costituzione l’attuazione e la concretizzazione, lascia trasparire chiaramente la futura prassi della nostra corte suprema: giudici federali come Stadelmann sembrano arrogantemente voler continuare a fare soltanto ciò che loro stessi vogliono. Infatti, ha messo in guardia contro l’iniziativa per l’attuazione perché “contrasta con la concezione svizzera della democrazia” e “non lascerebbe più alcuno spazio ai diritti individuali”. A prescindere dal diritto o, addirittura, dalla Costituzione.

 

Chiusi nella loro comoda torre d’avorio sottomessa all’UE, apparentemente i giudici federali s’infischiano degli interessi pressanti del paese e delle sue esigenze in materia di sicurezza. E con la loro conseguente non-applicazione di norme costituzionali e leggi democraticamente decise dal popolo, incorrono chiaramente in un rifiuto di lavorare e in una violazione alla Costituzione. Nell’economia privata, tali sleali collaboratori sarebbero immediatamente licenziati. Ma il datore di lavoro “Svizzera” è più paziente. Ma per quanto, ancora?

 

I giudici federali devono proprio continuare a fare ciò che piace a loro?

 

Sia ben chiaro, sono totalmente a favore del principio della separazione dei poteri. Questo, nel nostro paese, prevede che il popolo e i cantoni stabiliscano le nostre norme costituzionali, che il Parlamento, sulla base delle stesse, emetta le leggi, e che il Consiglio federale le esegua. Ai Tribunali compete la loro applicazione nei singoli casi. Sono anche a favore dell’indipendenza del potere giudiziario. A quanto mi è dato di sapere quale studioso di diritto pubblico però, né i tribunali né i singoli giudici hanno – nonostante un moderato margine di manovra loro concesso – la facoltà d’ignorare o disattendere le leggi a loro piacimento, o addirittura di gettare al vento dei mandati costituzionali chiaramente formulati.  

 

Se un criminale, per un comprovato reato, deve essere secondo le nostre leggi condannato a una pena detentiva di almeno 12 mesi da espiare, il giudice non può – nonostante la separazione dei poteri e l’indipendenza giudiziaria – semplicemente comminare una condanna di sei mesi con la condizionale a causa dei lamenti della madre del delinquente nell’aula del tribunale o per non incorrere in fastidi con qualche corte europea. Lo stesso dovrebbe valere per l’applicazione, senza se e senza ma, delle misure d’espulsione degli stranieri criminali previste dettagliatamente negli articoli costituzionali decisi dal popolo.

 

I nostri giudici devono applicare senza riserve le NOSTRE leggi stabilite democraticamente, e non dar seguito a Diktat stranieri o dimostrare con assoluzioni o pene miti la loro sensibilità e compassione personale per i criminali. Se ciò ripugna a l’uno o all’altro giudice, come per esempio al signor Thomas Stadelmann, questi devono semplicemente dare le dimissioni. 

 

Attenzione! Se il 28 febbraio voterete SÌ all’iniziativa per l’attuazione, la Svizzera, secondo gli oppositori (come sempre) crollerà completamente!

 

Ciò è perlomeno quanto gli oppositori vogliono farci credere con la loro propaganda di voto. Perché un SÌ sarebbe, secondo loro, un “attacco alla separazione dei poteri, alla proporzionalità, allo Stato di diritto, ai diritti fondamentali e, soprattutto, agli accordi bilaterali con l’UE”. Naturalmente, tale decisione sarebbe, sempre secondo loro, “inutile e antisvizzera”, una “disgustosa forzatura”, un “attacco allo Stato di diritto”, “sproporzionata”, una “rinuncia ai più elementari diritti fondamentali”, sarebbe “in contrasto con la libera circolazione delle persone” e appunto – come detto – “i giudici sarebbero defraudati del loro margine d’apprezzamento”. La Svizzera sarebbe condannata a morte certa!

 

Menzogne, menzogne e ancora menzogne

 

Abbiamo già conosciuto una propaganda di voto così apocalittica e menzognera. Per esempio nel 1992, in occasione del voto sullo SEE (“campo d’allenamento per l’adesione all’UE” et similia): Senza l’adesione la Svizzera sarebbe crollata, ci si disse allora. E invece, senza l’adesione, da allora le cose vanno molto meglio in Svizzera che in qualunque altro Stato dell’UE. Un altro esempio: altrettanto menzognera fu la propaganda delle autorità in occasione della votazione sull’adesione a Schengen/Dublino: l’adesione non ci sarebbe costata quasi nulla, ci disse la Berna federale, e praticamente tutti i richiedenti l’asilo sarebbero stati registrati nei paesi confinanti, dove sarebbero potuti essere rinviati senza problemi in caso di eventuali entrate nel nostro paese. Il popolo svizzero si lasciò allora convincere da questa propaganda e approvò l’adesione. Sulle false dichiarazioni di allora oggi non riescono più a ridere nemmeno i polli, riescono solo a piangere.

 

Per le citate ragioni, il 28 febbraio 2016 è assolutamente indispensabile un chiaro SÌ del popolo svizzero all’iniziativa per l’attuazione.

 

Ne va del nostro futuro: della nostra sicurezza, della nostra libertà, della nostra indipendenza. La domanda è a sapere se in avvenire, in modo totalmente antidemocratico, una manciata di giudici federali avulsi dalla realtà dovranno governare la Svizzera secondo le prescrizioni dell’UE e le proprie sensibilità personali, oppure se il popolo, quale sovrano del nostro paese, dovrà continuare ad avere l’ultima parola.

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