Influencer, partiti e congressi

Gen 27 • L'opinione, Prima Pagina • 593 Views • Commenti disabilitati su Influencer, partiti e congressi

Purtroppo, abbondano e li dobbiamo sopportare tutti i giorni. Te li ritrovi ovunque, in TV, nelle stucchevoli cronache mondane e soprattutto sui social media. Ti vengono a dire come vestirti, alimentarti, truccarti, comportarti, cosa leggere, guardare, pensare e anche chi e come votare. Bisogna pendere dalle loro labbra, prestare attenzione, poiché diffondono il verbo, il dogma assoluto e sui dogmi non si discute.

Sì, dobbiamo fidarci degli influencer-imbonitori. Sono i portavoce di verità assolute, non solo nell’ambito del marketing, ma di tutto lo scibile immaginabile, compresa, l’imbecillità, che come ben sappiamo è oramai stata ineluttabilmente globalizzata. I disastrosi risultati sono sotto gli occhi di tutti… o quasi! Ovviamente, anche la politica può vantare i suoi imbonitori, in grado di suggestionare, appunto, una campagna soprattutto nell’ambito di elezioni. Per quanto ci riguarda, quelle cantonali e federali.

I fuochi d’artificio sono iniziati. Lo testimoniano i vari congressi organizzati dai partiti che partecipano alla singolar tenzone, quella per la conquista delle poltrone. E allora ci si lascia andare a roboanti programmi di legislatura. Le parole più gettonate sono: ambiente, socialità, economia, diritti, aperture. Sui doveri invece si glissa, perché allora bisognerebbe affrontare – promesse a parte – anche situazioni e realtà che cominciano decisamente a preoccupare. Ma quando si esprimono pareri che osano denunciare quanto sta accadendo, e quali criticità si presenteranno in futuro, allora si tirano in ballo i presunti pericoli del nazionalismo, che elogia e vorrebbe mantenere il concetto di patria, che sembra dare molto fastidio a coloro ai quali questo paese va stretto, e non sono pochi!

Di immigrazione fuori controllo, di quanto ci sta costando questa scriteriata accoglienza, che fra l’altro sta generando anche un indubbio aumento della criminalità e altre potenziali problematiche, come lo strisciante fanatismo religioso islamico e relativi, quanto possibili danni collaterali, oltre alle sempre più frequenti naturalizzazioni agevolate, i partiti che contano – o convinti ancora di contare – non ne parlano. Si rifiutano di affrontare la realtà. Il politicamente corretto vieta di esprimersi e quindi supinamente si tace. Chi ha il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, viene tacciato di oscurantismo e di essere affetto da arretratezza culturale (sic!)

L’intellighenzia, è risaputo, è peculiarità della sinistra: Berset insegna.

Non può sfuggire – a meno di non volersene accorgere – che i programmi di legislatura dei partiti storici danno l’impressione di essere stati preventivamente concordati e poi fotocopiati.

Certe tematiche, sembrano non preoccupare i partiti «associati», e quindi evitano di affrontarle, mentre sarebbe opportuno proporre soluzioni per arginare i disastri causati dalla libera circolazione imposta dall’UE (sì quella delle bustarelle!) e conseguente disoccupazione, dovuta alla mano d’opera d’importazione a basso costo, checché ne dicano le statistiche taroccate dalla SECO! In quanto al futuro dei nostri giovani, quelli che hanno voglia di fare – non gli autogestiti, s’intende – cerchiamo di non essere ipocriti. Di loro ci si preoccupa solo nell’imminenza delle elezioni poi, per quattro anni, cala il silenzio.

Difficile individuare differenze ideologiche: è sempre zuppa e pan bagnato. Si ha pure l’impressione che siano in atto taciti accordi per combattere il legittimo diritto consistente nel voler difendere la nostra identità culturale, il nostro patrimonio, l’indipendenza e la nostra sicurezza: un dovere, insomma!

È forse questa la musica che ci propone «L’orchestra unita», quella, citiamo: «per rafforzare il PS»? E forse anche il PLR?

«I partiti», titola un quotidiano che si autoproclama indipendente, «lanciano la volata». Ma in direzione di quale traguardo, quello che fra pochi anni determinerà lo sfascio di questo paese? Sarebbe questa la «sostenibilità tridimensionale, ambientale, economica e sociale»?

«C’è ancora molto bisogno di noi» proclamano i liblab. Abbiamo capito bene? E se di questo presunto bisogno, gli elettori, quelli che ragionano con la propria testa, ne avessero le tasche piene, che si fa? Anche i Verdi sono in corsa per una poltrona e parlano della «Madre di tutte le crisi e le ricette per fermarle». Nei sette capitoli dedicati al programma di legislatura 2023-2027, oltre al Vangelo secondo Greta, c’è la volontà di coniugare «la giustizia ambientale con quella sociale». E te pareva!

E il Centro, ex PPD, quali idee programmatiche propone? Attende, e sicuramente si comporterà come in passato: salendo sul carro giusto al momento più opportuno.

Poche idee, conformismo e tanto fumo, ma l’arrosto non sarà sul menu di domani!

Risulta assai difficile individuare differenze programmatiche. La propensione all’omologazione è sempre più diffusa, mentre la voglia di cadreghe è incontenibile.

A volte succede perfino di occuparne simultaneamente due, in attesa di posare le natiche su un’altra! Ma lo scopo – anche a costo di toccare il fondo – è sempre quello: fare il bene del paese!

«Anni fa le fiabe iniziavano con “C’era una volta…”. Oggi sappiamo che iniziano tutte con “Se sarò eletto…”». (C. Warner)

 

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