Echi dal Gran Consiglio
Iniziativa parlamentare generica
Per una «Legge cantonale conto la violenza domestica»
Nella roadmap della Confederazione e dei cantoni nell’ambito della violenza domestica datata 30 aprile 2021 viene esplicitamente fatto riferimento alle leggi cantonali sulla protezione in caso di violenza dei cantoni di Zurigo, Neuchâtel e Ginevra quali «esempi di buone pratiche».
Questi cantoni, in particolare Neuchâtel (precursore nel 2004), si erano già dotati di specifiche leggi contro la violenza domestica, poi adattate con la ratifica da parte della Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa dell’11 maggio 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore il 1° aprile 2018.
La Convenzione ritiene la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e discriminazione.
Nel nostro paese la prevenzione e la protezione contro la violenza domestica sancita dalla suddetta convenzione, compete anzitutto ai cantoni, coordinati dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo.
Il 24 novembre 2021 il nostro cantone si è dotato di un «Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica», ma a tutt’oggi manca ancora una legge ad hoc che sancisca i principi, così come esiste in altri cantoni.
La Confederazione ha previsto di avviare un progetto intercantonale per stabilire i criteri standard che le leggi cantonali devono adempiere per assicurare una protezione efficace delle vittime e per permettere all’autore di violenza di acquisire consapevolezza delle proprie azioni.
Come detto, alcuni cantoni si sono già dotati di tali leggi e, ritenute le lunghe tempistiche della politica, nulla impedisce al Ticino di attivarsi immediatamente e adottare una legge specifica, che codifichi la violenza domestica (concetto più ampio rispetto a quella circoscritta alla coppia), che comprende tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che avvengono all’interno della famiglia, indipendentemente dal fatto che i partner abbiano condiviso o no lo stesso domicilio (definizione ripresa dalla Convenzione di Istanbul).
Spesso la violenza economica è terreno fertile per altri tipi di violenza e quella psicologica è di principio presente in tutte le altre forme. La definizione delle varie forme di violenza è fondamentale, poiché spesso esse si combinano.
Nella nuova legge sarà importante anche definire le persone coinvolte, ossia: non solo l’autore e la vittima di violenza, ma anche i suoi bambini (ancora troppo poco tutelati, poiché anche chi assiste alla violenza subisce violenza), nonché le persone che vivono nella cerchia domestica. Infatti, questa piaga sociale ha delle conseguenze e implicazioni che vanno ben oltre la vittima e il carnefice.
In questa legge dovranno trovare spazio anche delle disposizioni sul sostegno alle strutture specializzate per le vittime con bambini e per gli autori, la prevenzione contro la recidiva e la promozione della giustizia riparativa.
Dovrà altresì figurare la definizione della politica di prevenzione e di informazione, che dovrà coinvolgere anche gli allievi delle scuole obbligatorie, gli apprendisti e gli studenti delle scuole ticinesi, affinché essi siano adeguatamente informati sia sulla problematica che sulle misure di sostegno presenti sul territorio.
Anche la formazione adeguata degli specialisti e delle figure coinvolte nella lotta contro la violenza domestica dovrà trovare spazio.
Per rafforzare e comprendere la complessità e la gravità di questa piaga sociale (trattasi di un crimine) e per affiancare/rafforzare i gruppi di polizia e psicologi cantonali e i gruppi di prevenzione contro la violenza domestica, alcuni cantoni, fra i quali Soletta, Zurigo e Berna, hanno istituito a livello cantonale (in forme diverse), la figura della criminologa/o, di cui il Ticino potrebbe prendere esempio, poiché i reati di violenza domestica hanno delle componenti che riguardano non solo esclusivamente il professionista nell’ambito sociale e della psicologia.
Lo scopo è quello di definire in un’unica legge i principi che a oggi sono indicati nel Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica che coinvolgono i vari dipartimenti o in articoli sparsi in diverse leggi.
L’unificazione in un solo atto legislativo di questi principi farà in modo che le rispettive attività di competenza e di intervento siano coordinate da intenti e scopi comuni.
Conclusione
Mediante l’inoltro della presente iniziativa parlamentare generica si chiede al Consiglio di Stato di creare, sull’esempio di altri cantoni (Neuchâtel, Ginevra e Zurigo) una base legale che codifichi la violenza domestica.
Giorgio Fonio, Tamara Merlo, Lelia Guscio
L’UDC getta un masso nelle torbide acque delle commissioni paritetiche
Maggiore trasparenza e codeterminazione grazie ad una nuova legge
Lunedì 23 gennaio 2023, l’UDC Ticino, tramite Paolo Pamini, ha depositato in Gran Consiglio una proposta di nuova legge che regoli l’operato delle commissioni paritetiche in modo da tutelare meglio la busta paga dei lavoratori sotto contratto collettivo.
Concretamente, chiede che i conti delle commissioni vengano approvati annualmente dai salariati e dai datori di lavoro (altrimenti le commissioni non potranno più prelevare i contributi in busta paga) e che siano vietati riversamenti di contributi ai sindacati.
Con la proposta, l’UDC Ticino getta un masso nelle torbide acque delle commissioni paritetiche che gestiscono un patrimonio milionario pagato dai lavoratori. Le commissioni paritetiche servono ad attuare e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro (CCL) di validità generale. Incassano decine di milioni di franchi dalle trattenute obbligatorie prelevate sulle buste paghe dei lavoratori. Si pensi che nel 2018 in Ticino vi erano oltre 80 CCL cantonali. Con questo atto, l’UDC Ticino non intende mettere in questione l’utilità delle commissioni paritetiche – peraltro rette dalla legislazione federale per controllare il rispetto delle disposizioni contrattuali – bensì offrire alle parti sociali una maggiore trasparenza e coinvolgimento su cosa accade con i mezzi finanziari delle paritetiche.
I sindacati giocano un ruolo importante in Svizzera quali rappresentanti dei salariati nella conquista e
preservazione della pace del lavoro. Tuttavia, essendo la commissione paritetica per definizione un organo equidistante tra datori di lavoro e salariati, riteniamo che la legislazione cantonale debba porre
delle basi a garanzia di una maggiore indipendenza – soprattutto finanziaria – tra sindacati e commissioni paritetiche.
Perciò si chiede che i conti siano condivisi annualmente con i salariati e datori di lavoro toccati, che questi li approvino (pena il divieto di prelevare i contributi in busta paga), e che siano vietati riversamenti di contributi dalla rispettiva paritetica ai sindacati. Infine, se la paritetica desiderasse delegare a terzi sue funzioni (normalmente contro compenso), servirebbe la doppia maggioranza di salariati e datori di lavoro favorevoli.
L’iniziativa parlamentare elaborata depositata oggi contiene molti riferimenti giuridici federali e cantonali sul sistema in vigore. Concretamente, proponiamo di introdurre tre elementi chiave di una buona governance delle paritetiche, orientata ai principi della trasparenza e della codeterminazione delle parti sociali, vale a dire:
- l’obbligo di allestire i conti della relativa commissione paritetica secondo quanto previsto dal Codice delle obbligazioni, garantendone la pubblicità nei confronti di tutti i salariati e di tutti i datori di lavoro toccati dal relativo contratto collettivo di lavoro di obbligatorietà generale;
- l’approvazione, entro sei mesi dalla chiusura dell’anno contabile, dei conti annuali attraverso la doppia maggioranza dei salariati e dei datori di lavoro. Se ciò non avviene, fino all’avvenuta approvazione dei conti alla paritetica è vietato prelevare le trattenute in busta paga in virtù del relativo CCL di obbligatorietà generale. Un prelievo retroattivo dei contributi necessiterebbe pure della doppia maggioranza dei salariati e dei datori di lavoro;
- al fine di garantire l’indipendenza e la neutralità della commissione paritetica, il divieto di riversare ai sindacati parte del prelievo in busta paga contribuito alla relativa commissione paritetica. Se per esempio un lavoratore soggetto a CCL decide di sindacalizzarsi può succedere oggi che egli non abbia alcun costo aggiuntivo, perché la quota sindacale viene ristornata al sindacato dalla paritetica, che la finanzia attraverso parte delle trattenute salariali obbligatorie secondo il CCL. Questo deve cessare di esistere, perché non è giusto che i salariati non sindacalizzati finiscano col pagare più soldi alla paritetica dei colleghi sindacalizzati. La proposta di legge permette alla paritetica di delegare funzioni a organizzazioni terze, ma anche in tal caso sarebbe necessaria la doppia maggioranza dei salariati e dei datori di lavoro.
L’UDC Ticino è il partito che negli ultimi anni ha avuto il coraggio di dire e di fare le cose scomode, con
l’obiettivo di finalmente cambiare la politica ticinese a favore di chi lavora, di chi fa impresa e, in generale, di chi cerca di vivere con i propri mezzi. Per questo motivo, oltre ad occuparsi di scuola, finanza pubblica e fiscalità, l’UDC Ticino ha sempre avuto un particolare occhio di riguardo per il mercato del lavoro ticinese.

