Il divieto del burqa è una scelta di civiltà, ma le autorità federali non l’hanno capito

Gen 22 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 223 Views • Commenti disabilitati su Il divieto del burqa è una scelta di civiltà, ma le autorità federali non l’hanno capito

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Il divieto di dissimulare il volto in pubblico, che sarà messo in votazione in Svizzera il 7 marzo, è solo in minima parte una misura di sicurezza ma è principalmente una scelta di civiltà  necessaria a salvaguardare l’esigenza minima della relazione sociale e del “vivere assieme”. E dunque non infrange i diritti dell’uomo, come del resto  nel 2014 aveva stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo esprimendosi sulla legge francese contro la dissimulazione del volto nello spazio pubblico, entrata in vigore l’11 aprile 2011.

Un controprogetto grottesco

Purtroppo, il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento nazionale non hanno capito, o non hanno voluto capire, qual è il nocciolo del problema e, in nome del politicamente corretto, non hanno avuto il coraggio di sostenere l’iniziativa popolare. Essi hanno invece deciso di approvare un grottesco controprogetto indiretto (che non sarà messo in votazione, ma che entrerebbe in vigore solo qualora l’iniziativa fosse bocciata),  secondo cui l’obbligo di mostrare il viso scatterebbe solo quando un funzionario federale o cantonale lo richiedesse per verificare l’identità della persona. Questa misura aggira il vero problema e farebbe solo il solletico al progetto dei fanatici islamisti di usare le donne velate per diffondere nello spazio pubblico questo stendardo dell’islam politico, nell’ottica di islamizzare la nostra società.

A suo tempo, anche il Governo francese aveva esaminato la possibilità di introdurre solo dei divieti parziali di dissimulare il volto, limitandoli a certi luoghi, o a certi periodi o all’uso di certi servizi. Ma poi aveva optato per un divieto generale, spiegando che l’opzione di un divieto parziale era stata scartata in quanto “una soluzione del genere, oltre a creare grossi problemi di applicazione, avrebbe costituito una risposta insufficiente, indiretta e fuorviante al vero problema”.  

È vero che il nuovo articolo costituzionale proposto dall’iniziativa popolare non cita espressamente il velo integrale islamico, ma anche i sassi hanno capito che proprio quello è il bersaglio principale, come dimostrano anche i manifesti pubblicitari a favore dell’iniziativa.  A questo proposito è utile precisare che il testo costituzionale proposto dall’iniziativa federale ha ripreso quello che i Ticinesi avevano già approvato nel 2013, con l’unica differenza che nel testo federale sono state inserite direttamente le eccezioni al divieto, e ciò per evitare che il Parlamento possa aggirare l’ostacolo inserendo molte eccezioni nella futura legge di applicazione, per esempio estendendole alle turiste. Il testo costituzionale approvato dai Ticinesi era stato a sua volta ripreso dalla legge francese, la quale non faceva alcun riferimento esplicito al velo integrale, e ciò per evitare che i giudici potessero annullare la legge considerandola “discriminatoria”.

Il bersaglio esplicito del Governo francese era il velo integrale

Ecco perché in Francia, e di riflesso in Svizzera, si era saggiamente optato per un divieto generale di dissimulare il volto, valido per donne e per uomini di qualsiasi religione. Ma comunque il Governo francese, nel suo rapporto che accompagnava il progetto di legge,  era stato molto esplicito nello spiegare che il vero bersaglio del divieto era il velo integrale. Per il Governo, la sua diffusione andava bloccata anche se il fenomeno era ancora limitato, e ciò non solo nell’interesse delle donne direttamente toccate dal fenomeno,  ma pure in quello di tutta la società .

Il rapporto stilato una decina di anni fa dal Governo francese – che certo non può essere accusato di islamofobia o razzismo  o misoginia – conserva tuttora la sua validità e gli argomenti da esso addotti  per giustificare il divieto calzano alla perfezione anche per sostenere l’iniziativa popolare su cui dovranno esprimersi gli Svizzeri. Il Governo francese ha dimostrato quel coraggio e quel buon senso che purtroppo sono mancati alle nostre Autorità federali e ai partiti rappresentati nel Parlamento nazionale (ad eccezione dell’UDC, della Lega dei Ticinesi e in parte del Partito del Centro), i quali  hanno avuto  paura di pestare i piedi agli islamisti e si sono così  sottomessi alla loro sharia.

Alcuni stralci del rapporto del Governo francese

Ecco, a mo’ di riflessione, alcuni passaggi del rapporto stilato dal Governo francese .

“Sono i valori della Repubblica (libertà, uguaglianza, fraternità) a essere oggi rimessi in causa con l’estendersi della dissimulazione del volto negli spazi pubblici, in particolare dalla pratica d’indossare il velo integrale. (…) Anche se il fenomeno rimane per il momento limitato, indossare il velo integrale è la manifestazione comunitaria di un rifiuto dei valori della Repubblica. Negando l’appartenenza alla società delle persone interessate, la dissimulazione del viso negli spazi pubblici è portatrice di una violenza simbolica e disumanizzante, che si scontra con il corpo sociale.

Se la dissimulazione volontaria e sistematica del viso pone dei problemi, è perché essa è contraria alle esigenze fondamentali del “vivere insieme” nella società francese.  Inoltre, questa forma di reclusione pubblica, quand’anche fosse volontaria o accettata, costituisce palesemente un attentato al rispetto della dignità della persona così reclusa (…) e pure di quella delle persone che condividono con lei lo spazio pubblico (…).

Infine, nel caso del velo integrale, indossato dalle sole donne, questo attentato alla dignità della persona va di pari passo con la manifestazione pubblica di un rifiuto ostentato dell’uguaglianza fra uomini e donne, di cui è il riflesso. (…) La pratica della dissimulazione del volto che può essere inoltre, in certe circostanze, un pericolo per la sicurezza pubblica, non ha perciò posto sul territorio della Repubblica. (…)  

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