«I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky»

Feb 11 • L'opinione, Prima Pagina • 521 Views • Commenti disabilitati su «I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky»

Rolando Burkhard

Un’«analisi del DNA» sulle tracce delle indiscrezioni di Berset porterà alle sue dimissioni?

Ricordate la dichiarazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Clinton in cui affermava di non aver avuto una relazione sessuale con la sua stagista Monica Lewinsky? E ricordate cosa venne alla luce e quali furono le conseguenze? Temo proprio che il caso delle indiscrezioni di Alain Berset in corso in Svizzera avrà esattamente lo stesso esito da far rizzare i capelli. I due casi si assomigliano in modo preoccupante per molti aspetti.

Come promemoria: dopo che la relazione sessuale tra Clinton e Levinsky fu resa nota dai media (Washington Post) il 17 gennaio 1998, Clinton, dopo le iniziali smentite, dichiarò testualmente in una conferenza stampa del 26 gennaio 1998 quanto segue (da Wikipedia):

«Ora devo tornare a lavorare sul mio discorso sullo stato dell’Unione. E ci ho lavorato fino a tarda notte ieri sera. Ma voglio dire una cosa al popolo americano. Voglio che mi ascoltiate. Lo ripeto ancora una volta: non ho avuto rapporti sessuali con quella donna, la signorina Lewinsky. Non ho mai detto a nessuno di mentire, nemmeno una volta; mai. Queste accuse sono false. E ora devo tornare a lavorare per il popolo americano. Grazie.»

Al pubblico, e più recentemente in occasione della molto controversa conferenza stampa del Consiglio federale del 25 gennaio (!) 2023, Berset, dopo che le sue indiscrezioni dipartimentali in Svizzera – come il «Monicagate» negli USA – sono state rese note dai media, ha finora usato esattamente lo stesso tono di Clinton. Ha detto e continua a dire: «Lavoro ogni giorno per il popolo (il Coronavirus lo ha dimostrato), lasciatemi finalmente fare tranquillamente il mio lavoro, le vostre accuse sono false, non so nulla delle indiscrezioni del mio dipartimento.

L’andamento delle due vicende: parte prima…

Torniamo all’affare Clinton: nonostante le sue spiegazioni, la vicenda rimase per mesi un argomento costante nei media. La discussione pubblica verteva principalmente sul fatto che Clinton avesse mentito o no. Poi arrivò la testimonianza della Lewinsky, la quale dichiarò di aver fatto sesso orale con Clinton e consegnò come prova agli investigatori un vestito macchiato dell’eiaculato del presidente con le sue tracce genetiche di DNA, dimostrando così la veridicità della sua testimonianza.

Nel nostro «Alaingate» elvetico, non si tratta tanto delle tracce di DNA di Berset nelle sue eiaculazioni, quanto del fatto che il suo ex più stretto collaboratore Lauener, in quanto principale persona colpita dall’ondata di indiscrezioni, confessi o no l’accaduto, proprio come Monica. E sull’utilizzo delle e-mail interne ed esterne del dipartimento, già parzialmente disponibili (per non parlare delle trascrizioni telefoniche!), è possibile che Lauener sarà o sia già stato finora lautamente compensato in una forma o nell’altra per il suo silenzio. Le prove delle continue indiscrezioni del Dipartimento Berset sono disponibili per la maggior parte da molto tempo. L’unica cosa che manca oggi è la «prova clinica del DNA», giuridicamente e soprattutto politicamente valutabile, che dimostri l’evidente connivenza e quindi la complicità di Berset, cosa di cui nessuno può seriamente dubitare.

…parte seconda: negli USA si è arrivati a questo

Negli Stati Uniti andò così: sotto la pressione dell’onere della prova, il 17 agosto 1998 Clinton dovette ammettere davanti al Gran Giurì, in contraddizione con le sue precedenti dichiarazioni, di aver avuto una «relazione inappropriata» con Lewinsky. In una deposizione giurata, tuttavia, negò la sua relazione con Lewinsky, per cui il Congresso – a seguito delle sue false dichiarazioni – avviò un procedimento di impeachment contro di lui per spergiuro e ostruzione della giustizia. Il procedimento si svolse a partire dal 7 gennaio 1999, di fronte al Senato che, per motivi politici, lo dichiarò non colpevole con il minimo dei voti. Così Clinton rimase in carica fino al 2001, «Monicagate» o no. Alla fine del suo mandato, gli fu comminata una multa di circa 90.000 dollari.

E cosa succederà con il nostro «Alaingate» in Svizzera?

Ebbene, da tempo sono in corso varie indagini da parte della magistratura, con chissà quanti procuratori straordinari e investigatori speciali e il coinvolgimento del tribunale bernese per le misure coercitive (a causa della sigillatura delle e-mail di Lauener). La magistratura è già al lavoro e sicuramente presenterà le sue conclusioni entro 2-3 anni (ovviamente solo dopo aver consultato le corti dell’UE e della CEDU). Forse la magistratura giungerà alla conclusione che il portavoce di Berset, Lauener, ha violato il segreto d’ufficio e dovrebbe quindi essere condannato a una pena detentiva di 2 giorni con la condizionale o a una multa di 215,30 franchi. A Lauener rimarrà comunque aperta la strada dei ricorsi ai tribunali cantonali superiori e poi, se necessario, al Tribunale penale o amministrativo federale e infine al Tribunale federale. Fino ad allora, per anni, varrà per lui la tanto decantata presunzione di innocenza.

Non c’è molto da aspettarsi dal punto di vista politico

Il compito politico, molto più urgente e importante, di affrontare il grave problema delle disfunzioni del nostro governo federale dovute a indiscrezioni, è stato ora affidato alle Commissioni della gestione delle due camere. Queste si sono riunite e, apparentemente, non sono state bene in chiaro sul da farsi. Allora, hanno istituito una sorta di sottocommissione di 6 persone per esaminare questa scocciatura politica. Le loro competenze rimangono del tutto oscure: ottengono le prove rilevanti (ad esempio le e-mail) in toto, solo in parte o per niente? Perché le CDG non hanno nominato la loro già esistente Delegazione delle commissioni della gestione (DELCDG, anch’essa di 6 membri), che ha già i più ampi diritti di informazione, o addirittura non ha proposto una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) con competenze quasi illimitate? A quanto pare, c’era e c’è una massiccia opposizione politica della sinistra, il che non sorprende nell’attuale anno elettorale 2023 (Parlamento, poi Consiglio federale).

I poveri 6 membri di questa sottocommissione appena nominata non sono da invidiare per il loro lavoro. Non saranno in grado di portare alla luce nulla di sostanziale, tanto meno lo vorranno fare. Dal punto di vista politico, non succederà nulla, almeno in tempo utile, e la magistratura ha bisogno di un tempo infinito per le sue sentenze prive di senso. Siamo quindi molto vicini alle condizioni americane descritte durante e dopo il «Monicagate», dove l’ostruzionismo politico permise a Clinton di rimanere in carica nonostante la negazione delle sue relazioni, provate invece essere quantomeno «inappropriate». Se Berset non si dimette di sua iniziativa o non viene rieletto alla fine dell’anno, rimarrà con noi a vita.

 

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