I musulmani in Svizzera sono mezzo milione

Mar 22 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 1228 Views • Commenti disabilitati su I musulmani in Svizzera sono mezzo milione

Per l’ex-direttore del GdP (Mésoniat) l’islamizzazione è una “possibile ricchezza”

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

“Il Ticino e la Svizzera devono preoccuparsi per la crescente islamizzazione”?  Questa la domanda alla quale alcune persone interpellate dal direttore del Mattino della domenica, Lorenzo Quadri,  hanno risposto nell’edizione del giornale del 10 marzo scorso. Confesso che ho strabuzzato gli occhi quando ho letto la risposta data dall’ex-direttore del Giornale del Popolo, Claudio Mésoniat. “A me non pare proprio – ha detto seraficamente – che sia il caso di preoccuparsi . Fermo restando che il fenomeno della radicalizzazione dei giovani musulmani va tenuto seriamente d’occhio, anche nei paesi come il nostro dove la popolazione di religione islamica è una piccolissima minoranza, mi pare attorno al 2%, un po’ meno in Ticino. Per il resto la presenza musulmana a me sembra una possibile ricchezza, perché tendo a vedere nell’altro non un nemico potenziale ma una potenziale risorsa”.

L’autolesionismo dei cristiani

Leggendo questa risposta non ho potuto fare a meno di pensare a quanto Gesù disse nel famoso  Discorso della Montagna : “non resistete a chi è malvagio; ma a chi ti schiaffeggia sulla guancia destra, porgi anche l’altra”.  Ai tempi in cui il defunto giornale della Curia era diretto da Mésoniat, non passava quasi giorno senza che da quelle pagine giustamente si denunciassero le persecuzioni e le umiliazioni di cui i cristiani erano oggetto specialmente nei paesi musulmani dove, nell’indifferenza piuttosto generale, si stava compiendo una sorta di genocidio e di “pulizia etnico-religiosa” nei confronti delle popolazioni di fede cristiana. Del resto, durante i 1400 anni della loro storia, i musulmani sono stati i più feroci aguzzini dei cristiani, scacciati dalle terre africane in cui si erano installati prima di loro, o uccisi,  o costretti a pagare un’umiliante  e ricattatoria tassa (la jizya)  in cambio della vita. Il tutto, ovviamente, in base all’applicazione letterale del Corano, con particolare riferimento ai versetti 29-30 della Sura 9.

Non capisco dunque come  si possa parlare di “possibile ricchezza” e di “potenziale risorsa” di fronte all’avanzata in Europa di un Islam che punta a sottomettere tutti ad Allah. E non capisco l’atteggiamento remissivo e autolesionista di certi cristiani di fronte alla crescente islamizzazione. Posso al limite capire che qualcuno, per ingenuità o per ignoranza o per  altri motivi, non si preoccupi della colonizzazione islamica del nostro Paese, ma non capisco come si faccia a negare o minimizzare l’esistenza di questo fenomeno. Se da un lato è comprensibile che l’imam della Lega dei musulmani del Ticino, Jelassi, sostenga che il pericolo di un’islamizzazione della Svizzera paventato dal sottoscritto sia “insensato” (come egli aveva dichiarato in un’intervista rilasciata al quotidiano romando Le Temps il 9 settembre 2013), meno comprensibile è il fatto che un giornalista affermi che la popolazione islamica in Svizzera  è una piccolissima minoranza che si aggira attorno al 2% .  E allora forse è opportuno fare un po’ di chiarezza nelle cifre.

La diffusione dell’Islam in Svizzera

Nel 1970, la percentuale di musulmani presenti sul territorio nazionale ammontava allo 0,26%, pari a circa 12’000 unità. Nel 1990 tale numero era salito a quota 148’000 (2,2%) , passando poi a 310’000 (4,3%) in occasione del censimento federale del 2000. Da allora, “per motivi di risparmio”, le rilevazioni concernenti la religione, la popolazione, la lingua e la formazione vengono effettuate annualmente dall’Ufficio federale di statistica sulla base di un campione di circa 200’000 persone, e non si sa fino a che punto i dati forniti corrispondano alla realtà. Comunque, in un’intervista apparsa sul Blick del 30 settembre 2015, l’esperto di migrazioni Etienne Piguet aveva detto che il numero dei musulmani era salito a quota 433’000, ossia poco più del 5%. Secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2017 vi erano in Svizzera 379’000 musulmani, ma in questo numero non sono compresi quelli con meno di 15 anni. E dunque non è fuori luogo ritenere che, su una popolazione di circa 8,5 milioni di persone, il numero dei musulmani di tutte le età si aggiri attualmente attorno al mezzo milione, pari all’incirca al 6%. Non si può certo parlare di “piccolissima minoranza”.

In Ticino, i musulmani di tutte le età dovrebbero essere all’incirca 9’000, pari al 2,6% della popolazione. Ma vi sono cantoni in cui l’islamizzazione è più marcata e si situa fra il 7 ed il 9 per cento, come Basilea città, Glarona, San Gallo, Argovia, Zurigo e Ginevra. E, non a caso, nel libro “Allarme Europa : il fondamentalismo islamico nella nostra società”, l’autore Stefano Piazza, noto opinionista del Corriere del Ticino ed esperto di sicurezza, cita proprio alcune località di questi cantoni (Regensdorf, Zurigo-Altstetten, Wetzikon, Berna, Glarona, Basilea ed Emmenbrüche) fra i luoghi dove “nel silenzio generale del resto del paese” si stanno formando società parallele islamiche. “È in questi luoghi – osserva Piazza – che si costruisce un mondo completamente separato dal modello occidentale, nel quale determinati gruppi islamici accettano solo ciò che fa loro comodo della società europea, come ad esempio gli aiuti dello stato sociale svizzero”.  Nulla fa pensare che il Ticino, dove la lungimiranza dei politici e di molti giornalisti è merce rara in questo settore, sfuggirà a questo preoccupante fenomeno. È solo questione di tempo.

L’islamizzazione avanza in vari modi

E comunque, quando si parla di islamizzazione crescente, non ci si riferisce solo al numero di musulmani (di cui molti lo sono di nome ma non di fatto, visto che sono poco o nulla praticanti) ma pure alla frenetica apertura di moschee finanziate dall’estero e in gran parte finalizzate alla radicalizzazione dei musulmani, nonché alle continue rivendicazioni di tipo religioso (ad esempio per la messa a disposizione di locali per le preghiere nelle scuole e nelle fabbriche o per l’introduzione del cibo halal nelle scuole, nelle fabbriche, nei ristoranti, nei supermercati, a bordo degli aerei),  all’aumento dei simboli e dei riti islamici nello spazio pubblico utilizzati per marcare il territorio e fare proselitismo (ad esempio le donne velate, il burkini, le preghiere in strada) e, infine, anche all’afflusso di fiumi di petrodollari provenienti in particolare dagli Stati del Golfo arabo, che pian pianino stanno trasformando l’Europa in Eurabia comprando un po’ di tutto: banche, società finanziarie, giornali e televisioni, alberghi, terreni, compagnie di volo, imprese, società di calcio, centri commerciali e così via.  Ma per Mésoniat, e per molti altri che la pensano come lui, non è il caso di preoccuparsi…

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