Grandi Poschner e Gerhaher per OSI al LAC

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Spazio musicale

«Blumine» e alcuni Lieder da «Des Knaben Wuderhorn» di Mahler come pure la sinfonia «Mathis der Maler» di Hindemith hanno costituito il programma svolto il 24 novembre al LAC dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Markus Poschner e con la partecipazione del baritono Christian Gerhaher.

«Blumine» ebbe una storia singolare. Fu composta nel 1884 in poco tempo, assieme ad altri sei pezzi, come musica di scena per uno spettacolo teatrale. Venne poi inserita nella prima sinfonia, della quale costituì il secondo tempo. Dopo alcuni anni tuttavia fu tolta, secondo alcuni spontaneamente dal compositore, secondo altri su pressioni dell’editore. Oggi interpreti e critici optano quasi unanimemente per l’esclusione, sia sulla base di ragioni tecniche, sia a causa di certe sue caratteristiche – grazia, leggerezza, urbanità e ripetizioni secondo un autorevole biografo – poco conciliabili con il resto della produzione mahleriana e con la prima sinfonia in modo speciale. Ma «Blumine» è dura a morire e ora svolge una sua vita indipendente comparendo di quando in quando da sola nei concerti sinfonici. La lettura del pezzo da parte del direttore e dell’orchestra si è distinta per delicatezza, freschezza e ariosità.

Sui Lieder con orchestra «Des Knaben Wunderhorn» Deryck Cooke, eminente studioso della produzione di Mahler, osserva: «In questo straordinario gruppo di capolavori gli stati d’animo e gli stili appena abbozzati nei precedenti Lieder con pianoforte giungono a perfetta realizzazione e sono superbamente caratterizzati da un nuovo, vivido stile strumentale.» Questi pregi il pubblico accorso al LAC li ha trovati totalmente nell’esecuzione del direttore, dell’orchestra e del cantante. Parecchie volte, nei concerti di Lieder, mi è capitato di ascoltare voci mediocri in sé ma che l’interprete, con abilità e sensibilità, ha saputo utilizzare intelligentemente, raggiungendo risultati artistici notevoli. In qualche caso però ha attraversato la mia mente il pensiero cattivo che certi cantanti, non possedendo le risorse vocali per farsi avanti nel mondo dell’opera, hanno ripiegato sui Lieder. Niente di tutto questo nel caso del Gerhaher. La sua voce, che si avvicina a quella di un tenore, mi induce a usare le parole più elogiative: ha un timbro bellissimo, che resta tale su tutti i registri, è limpida, estesa, duttile, flessibile e regolata da un’ottima tecnica della respirazione. Questo strumento, messo al servizio di un acume interpretativo straordinario, che sa cogliere ogni sfumatura, sia pure minima, dei brani eseguiti, ha prodotto risultati di livello altissimo e forse insuperabile. Da notare è che il Gerhaher sa trovare anche espressioni del viso di grande significato, per cui le sue prestazioni sono state, non soltanto da ascoltare, ma anche da vedere. A questo punto si deve però evitare che l’apprezzamento per il baritono metta in ombra il lavoro del Poschner e dell’orchestra i quali, in una intesa perfetta con lui, hanno offerto una esecuzione maiuscola sotto ogni aspetto della parte strumentale.

Vengo ora all’ultimo lavoro in programma. Nella produzione di Hindemith il personaggio Mathis il pittore occupa una posizione specialissima. Il compositore aveva in animo di scrivere un’opera e provvide lui medesimo alla stesura del libretto, dopo aver scartato diverse collaborazioni. Si dedicò innanzitutto ai preludi e agli intermezzi e li utilizzò per una sinfonia. In questa forma furono eseguiti il 12 marzo 1934 alla Berliner Philharmonie sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler. La musica di Hindemith non piacque però ai nazionalsocialisti e il compositore fu oggetto di attacchi assai duri per cui, nonostante l’autorevole ma inutile difesa di Furtwängler, si trasferì all’estero. L’opera fu rappresentata allo Stadttheater (oggi Opernhaus) di Zurigo il 28 maggio 1938; la «prima» tedesca avvenne solo  il 13 dicembre 1946 a Stoccarda.

Il dramma ha molte ramificazioni, che lo rendono assai lungo e complesso; più che di una vicenda si dovrebbe parlare di un intreccio di vicende. Emerge però una situazione dominante, quella di un artista che sente il dovere di scendere in campo nella guerra dei contadini e nei contrasti dovuti alla Riforma (1520/1530) ma in seguito, disgustato, decide di tornare all’arte. Appare qui il problema del comportamento che gli artisti dovrebbero assumere in tempi tormentati: dedicarsi interamente alla politica e ai conflitti per sostenere una causa giudicata giusta oppure ignorare questi sentimenti e riservare tutte le forze, indipendentemente da quanto succede nella società e sui campi di battaglia, alla propria vocazione artistica?

È difficile dare una risposta. Tuttavia, parecchi artisti, o presunti tali, specialmente nei nostri tempi, seguono una via apparentemente saggia e in grado di superare il contrasto: creano quadri, musiche, spettacoli teatrali e altro proclamando fini artistici ma in realtà perseguendo, talvolta con abili allusioni, altre volte con dichiarazioni esplicite, scopi politici. Per fare un esempio, anni fa vidi a Monaco di Baviera una rappresentazione del «Parsifal» in cui Klingsor, il personaggio cattivo, venne inserito, non nel suo castello incantato, ma tra i grattacieli di Wall Street. Si fa propaganda politica mascherata di arte. Spesso l’esito è quello di una debolezza o nullità artistica combinata con un discorso fuorviante, perché problemi politici o economici si possono mettere a fuoco soltanto mediante complete e accurate trattazioni in libri o articoli di giornali ma non sui palcoscenici dei teatri.

Torno alla sinfonia di Hindemith. Comprende tre parti intitolate «Concerto degli angeli», «La deposizione» e «Le tentazioni di Sant’Antonio». In tutte il compositore mostra abilità nella scelta dei colori strumentali, notevole perizia contrappuntistica e, utilizzando questi mezzi, grande forza evocativa. Le scene corrispondenti dell’opera aiutano a cogliere senso e valore dei singoli episodi sinfonici e quasi ad immaginare un programma. Così, per citare un caso, il combattimento contro le forze del male e la vittoria finale della sesta scena dell’opera spiegano il carattere trionfante della musica alla fine della terza parte della sinfonia (qui però va precisato che la partitura dell’opera e quella della sinfonia non sono identiche).

Ancora una volta sono emerse le qualità del direttore e del complesso ticinese. Tutti gli episodi della composizione, dal festoso coro degli angeli ai lamenti della seconda parte e alla drammaticità delle tentazioni nella terza hanno trovato ammirevole riscontro nell’esecuzione ascoltata a Lugano.

Il pubblico era relativamente numeroso, applausi molto lunghi e intensi.

 

Carlo Rezzonico

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