Iniziative popolari: vezzo populista o indice di sfiducia?

Mar 19 • L'opinione, Prima Pagina • 1699 Views • Commenti disabilitati su Iniziative popolari: vezzo populista o indice di sfiducia?

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Tempo fa, alla radio, mi è capitato di seguire una trasmissione nella quale si rifletteva sulla democrazia diretta svizzera e i suoi meccanismi (iniziativa e referendum). La discussione, come al solito, verteva sul presunto abuso degli strumenti della democrazia diretta e la necessità – altrettanto presunta – di inasprirne i criteri (numero di firme, termine di raccolta, eccetera). L’auspicio, sebbene mai ammesso apertamente dai deputati politici, è quello di togliersi dai piedi un popolo ficcanaso che “non capisce” le ragioni di certe politiche portate avanti da una casta dirigente sempre più staccata dall’elettorato e, soprattutto, che sempre di più si considera la sola depositaria della verità. Quando una votazione va nel senso da essa auspicato “il popolo ha dato dimostrazione di grande maturità” e altre leccate del genere; quando invece questa casta di eletti becca un sonoro schiaffo, allora “il popolo non ha capito” oppure “si è “lasciato adescare” dal populismo degli avversari. Avversari che, guarda caso, si riducono quasi sempre a uno solo: l’UDC. Le iniziative della sinistra, peraltro pure loro molte, non danno un grande fastidio perché non riescono quasi mai.

Nella trasmissione in oggetto – vado a memoria, non ricordo più i dati esatti – si sottolineava come delle 22 iniziative approvate in votazione popolare dal 1893, ben 10 risalgono a questo millennio (dal 2002 al 2014). Chi parlava pensava forse di portare un dato a sostegno della tesi del presunto abuso dei diritti popolari concomitante con l’ascesa politica dell’UDC. Ma è proprio così?

Ai miei occhi, assolutamente no, è indice di ben altro.

Accanto all’indubbio fatto che la partecipazione attiva alla politica da parte del popolo è andata crescendo con il tempo – complici l’aumento del benessere personale, il maggior tempo libero e l’accesso popolare ai mezzi di comunicazione – si deve innanzitutto sottolineare la progressiva uscita dei cittadini da un certo torpore che li faceva dire “tanto fanno quello che vogliono lo stesso”. Una verità valida ancora oggi ma, a furia di insistere, sempre un po’ meno. Certo, l’ideale sarebbe poter dire “fanno quello che vuole il popolo” ma , purtroppo, la via per questo cambiamento è lunga e irta di difficoltà. Ma non desistiamo e, tutto sommato, qualche risultato l’abbiamo raggiunto, i SÌ popolari degli ultimi anni all’espulsione dei criminali stranieri, alla limitazione dell’immigrazione, all’internamento a vita dei criminali sessuomani e violenti, non sono successi di poco conto, segnalano chiaramente la direzione verso la quale il popolo vuole che la Svizzera si muova.

Ma purtroppo, proprio a questo livello nascono i problemi che dimostrano l’anzidetta tesi della casta politica arrogante e supponente intenzionata a procedere come vuole, in dispregio totale della volontà del popolo.

Due anni dopo la votazione contro l’immigrazione di massa, la Berna federale ha messo a punto un simulacro di legge d’applicazione che, di fatto, NON applica per nulla la norma costituzionale decisa dal popolo. Dopo due anni dall’approvazione popolare della norma costituzionale che prevede l’espulsione automatica dei criminali stranieri, le acque non si muovevano ancora, costringendo l’UDC a lanciare l’iniziativa per l’attuazione al fine di esercitare una pressione volta ad accelerare i tempi di legiferazione resi lunghi dalla melina opposta da Consiglio federale e Parlamento. E quest’ultimo cosa ha fatto? Ha finalmente elaborato una legge che, se avesse rispettato la volontà popolare che aveva respinto il controprogetto e quindi la clausola di rigore ivi contenuta, avrebbe indotto al ritiro di un’iniziativa diventata ormai inutile ma che, avendo il Consiglio federale e le Camere una volta di più aggirato il mandato popolare, ha obbligato l’UDC a portarla fino alla votazione, purtroppo dall’esito negativo.

A questi esempi, va aggiunto lo stesso atteggiamento dei governanti quando si tratta di mettere in votazione leggi e oggetti elaborati da loro. Pensiamo al trattato di Schengen: in campagna di voto, Consiglio federale e parlamentari non hanno esitato a esprimere le più spudorate menzogne. Costo dell’operazione in giro ai 10 milioni di franchi l’anno: in realtà ne spendiamo ben oltre cento. Più sicurezza grazie a un maggior controllo delle frontiere esterne UE: peccato che le bande di criminali rumeni dediti al turismo del crimine siano, appunto, rumene – quindi già all’interno dell’UE, dalla quale entrano liberamente in Svizzera perché abbiamo eliminato i controlli personali alle NOSTRE frontiere.

E la libera circolazione? Tranquilli, l’immigrazione annuale netta in Svizzera sarà di circa 8-10’000 unità: in realtà siamo su una media di circa 80’000, cosa che ha portato il popolo ad accettare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa che, adesso, Berna fa di tutto per non applicare (il simulacro di legge accennato sopra è agli antipodi di un’applicazione fedele della norma costituzionale votata da popolo e cantoni).

E allora, come meravigliarsi del lancio di numerose iniziative popolari di fronte a questa evidente scollatura fra governanti e popolo? È solo un’ipotesi ma, fra le ragioni probabili di questa accelerazione degli ultimi decenni, non c’è da contare anche il fatto che – forse – i politici del passato erano un po’ più credibili di quelli di oggi?

Si viene a dire all’UDC che adesso ha due ministri in Consiglio federale, e quindi deve dimostrare – come partito di governo – una maggiore responsabilità, ricorrendo meno frequentemente al popolo. Io credo che, in un gremio di sette persone, il fatto di perdere 5 a 2 invece di 6 a 1, non renda il pavido accodarsi un fattore di particolare responsabilità o merito. Specialmente quando il popolo s’è già espresso chiaramente in una direzione che Consiglio federale e Parlamento – con ragioni assurde e servili nei confronti di potenze straniere – non vogliono seguire.

Non è quindi una questione di abuso da parte di un partito, bensì di chiara sfiducia del popolo nei confronti di governanti che lo tradiscono.

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