Giornalismo di oggi: quando relativo è sinonimo di tendenzioso

Feb 7 • L'opinione, Prima Pagina • 141 Views • Commenti disabilitati su Giornalismo di oggi: quando relativo è sinonimo di tendenzioso

Eros N. Mellini

“Tutto è relativo. Prenda un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie…” (Einstein)

È indiscutibile, con il suo fine umorismo, il genio di Ulm – oltre ad affermare un’assoluta verità – invita fra le righe a non prendere acriticamente per oro colato quanto ci propinano quotidianamente i tendenziosi rapporti di una stampa ormai esclusivamente al servizio della politica.

L’Italia della “sconfitta” di Salvini in Emilia-Romagna

È l’esempio più attuale dei media asserviti a un unico fronte politico, guarda caso – chissà come  mai? – quello della sinistra. Facciamo due calcoli della serva per analizzare – senza pretese di legittimazione scientifica – quella che i titoli gongolanti della stampa di sinistra ha voluto far passare per una “débâcle” della destra italiana. La Lega di Salvini è passata dal 19,4% delle ultime regionali al 31,9% (+12,5%), Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni dall’1,9 all’8,6% (+6,7%). Ora, nessuno contesta che il PD – del quale il terrore per la “minaccia Salvini” ha causato una mobilitazione forse mai vista prima, la cui prima conseguenza è stata la disintegrazione dell’alleato di governo M5S – abbia vinto mettendo Stefano Bonaccini alla testa della regione. Ma da lì a parlare con titoli roboanti di sconfitta della destra, ma soprattutto di Salvini, ce ne passa. È vero che, nell’entusiasmo della campagna elettorale e, soprattutto, sulla scia dei risultati delle europee del 2019, Salvini s’era lasciato andare a pronostici eccessivamente trionfalistici, ma quella della sinistra è stata comunque una vittoria di Pirro se posta nel contesto attuale della politica italiana. A livello regionale, il PD “trionfatore” è sceso dal 44,5% del 2014 all’odierno 34,5% (-10%), nonostante la poderosa trasfusione provenuta dal M5S che è passato dal 13,3 al 4,7% (-8,6%). Nell’attuale panorama delle elezioni regionali in tutta Italia, ha ragione Giorgia Meloni, quando dice, riferendosi alle regioni conquistate finora dalla destra, che sull’8 a 0, un goal dell’avversario ci può anche stare. Specialmente se subito compensato da quello segnato in Calabria, ma passato più in sordina – ovviamente – dalla stessa stampa anti-Salvini. Direi quindi che l’euforia della sinistra italiana è paragonabile a quella dell’ultracentenario di Einstein.

Un virus non solo italiano

Ma non dobbiamo pensare che questo virus sia circoscritto alla vicina repubblica. Come UDC – e come destra in generale – subiamo dai media, un giorno sì e l’altro pure, lo stesso trattamento riservato alla destra italiana. Con in testa la SSR/SRG, ma seguita a ruota dalle maggiori testate cartacee nazionali, i media hanno ormai preso il vizio di distorcere tendenziosamente ogni notizia in funzione anti-UDC. Così, se un politico (nota bene: solo se di destra) incappa in qualche guaio con la giustizia – non importa se più o meno colpevole, sulla presunzione di innocenza si sorvola quando fa comodo – nei titoli degli articoli il reato passerà in secondo piano rispetto al fatto, ben più importante, che l’imputato sia o sia stato un esponente dell’UDC. E nemmeno ha importanza se l’oggetto dell’attenzione mediatica sia un illustre sconosciuto, qualunque sia il suo presunto reato, bisogna attirare l’attenzione che si tratta di un “politico UDC”. Da quando su Facebook si attribuisce il titolo di “personaggio politico” a chiunque pubblichi dei commenti di vago sapore polemico nei confronti dell’autorità, è facile dare a chiunque una connotazione partitica, al solo scopo – strumentale ma, purtroppo, spesso efficace – di denigrare un avversario considerato pericoloso.

L’ultimo esempio di tendenziosità mediatica

La cronaca di qualche giorno fa riportava la notizia che il Gran Consiglio del canto Zurigo ha aumentato da 24’000 a 39’000 franchi il salario annuale dei suoi membri. Al di là di ogni considerazione sul merito e sull’eventuale conflitto d’interessi in cui incorre per forza di cose un parlamentare chiamato a decidere un suo aumento di stipendio, colpisce la coda di paglia dimostrata dai deputati rifiutando la proposta dell’UDC di sottoporre la decisione al referendum facoltativo. Timorosi di un verdetto popolare che li avrebbe verosimilmente sconfessati – nel canton Zurigo l’esercizio dei diritti popolari è molto più agevolato che non da noi e, per un referendum, bastano 3’000 firme – i parlamentari hanno rifiutato la proposta, assicurandosi così la ghiotta prebenda. Ebbene, a me sembra che sarebbe stato corretto da parte dei cronisti riferire e, semmai, stigmatizzare il comportamento del Gran Consiglio per una decisione sul filo dell’illegalità. Invece, ancora una volta, il prestigioso “TagesAnzeiger” titolava:

L’UDC fallisce: il Consiglio cantonale si aumenta definitivamente lo stipendio.

Lascio a Voi l’ardua sentenza.

Comments are closed.

« »