Lo stato d’emergenza in Ticino avrebbe dovuto essere dichiarato prima – ma non a causa del coronavirus

Mar 20 • L'opinione, Prima Pagina • 101 Views • Commenti disabilitati su Lo stato d’emergenza in Ticino avrebbe dovuto essere dichiarato prima – ma non a causa del coronavirus

Rolando Burkhard

Il canton Ticino ha dichiarato lo stato di necessità, la Confederazione successivamente la “situazione particolare”. A causa del coronavirus. A Bellinzona e a Berna si è deciso un pacchetto di drastiche misure ma, stranamente, una no: la chiusura delle frontiere con la vicina Lombardia, dove i casi di contagio hanno raggiunto livelli apocalittici. In verità, il pacchetto di misure sembra un po’ un cosmetico politico:  per esempio, mentre delle riunioni di 2 o 3 dozzine di persone non possono più avere luogo qui in Vallemaggia, i frontalieri italiani possono continuare a entrare.

I frontalieri dalla Lombardia (ca. 70’000, oggi naturalmente un po’ meno) continuano dunque a venire quotidianamente in Ticino. Ciò è problematico non solo oggi, alla luce del pericolo di contagio, ma da sempre, soprattutto per motivi economici e strutturali.

La vera emergenza consiste nel fatto che l’economia ticinese funziona apparentemente solo se quotidianamente collaborano 70’000 lavoratori stranieri.

Ma se un’economia dipende per funzionare esclusivamente dall’apporto di circa un terzo di manodopera straniera, allora ci troviamo in una situazione che a giusto titolo deve essere definita d’emergenza. Perché la dipendenza dall’estero dell’economia è talmente grande che non siamo più nemmeno in grado di adottare le misure necessarie a contrastare un’emergenza sanitaria – nella fattispecie, la chiusura delle frontiere.

Se l’economia ticinese funziona solo grazie a un terzo di manodopera straniera, o è sovradimensionata  o è totalmente squilibrata. In nessun altro cantone è così.

E se c’è bisogno addirittura di un virus per segnalare le problematiche che ne derivano, la situazione del cantone è pessima, arriviamo sempre con una catastrofe di ritardo. Nonostante non siano mancati i tempestivi segnali. Già solo un’applicazione rigorosa e non solo proforma dell’iniziativa lanciata con successo dall’UDC ticinese «Prima i nostri!» avrebbe potuto essere utile.

Non voglio assolutamente strumentalizzare il pericolo del coronavirus. Presto o tardi risolveremo il problema coronavirus, e lo stato di necessità sarà abrogato. Ma il problema essenziale della palese dipendenza dall’estero dell’economia ticinese rimarrà e, con esso, anche la situazione d’emergenza dell’economia.

Il prossimo rimedio potrebbe essere l’iniziativa per la limitazione, sulla quale voteremo prossimamente. Che la stessa sarà accettata in Ticino, mi sembra assolutamente chiaro. Che invece lo sia a livello nazionale, vista la massiccia campagna contraria, per il momento non è ancora detto. Ma forse anche l’intero elettorato svizzero si sta accorgendo che è meglio evitare le emergenze nazionali. Non solo sanitarie.

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