L’oasi felice UE

Feb 7 • L'opinione, Prima Pagina • 387 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste informazioni il 01/02/2020. Il 01/02/1945, con la pubblicazione del decreto numero 23 della Gazzetta ufficiale, il diritto al voto è esteso alle donne italiane. Ne restano escluse le persone schedate come prostitute esercenti il meretricio fuori dai locali autorizzati.

Ecco perché Londra ha staccato la Spina all’Europa

Il Regno Unito lascia ufficialmente l’Unione europea ed entra in una nuova era ripartendo dal suo passato. Niente più costola atlantica dell’Europa né “serpe in seno” come definita da molti del sistema voluto da Bruxelles. Omissis. I cittadini britannici, ma soprattutto gli strateghi di Downing Street, non hanno mai avuto una grande percezione di sè stessi come europei. E la Brexit, che sancisce il divorzio tra Londra e Bruxelles, è solo la presa di coscienza di un ruolo che il Regno Unito non ha mai voluto condividere con le potenze europee. Paese votato al mare contro un blocco terrestre, Stato indipendente per natura contro un blocco multilaterale che ha sempre ritenuto distante, alla ricerca dell’Atlantico e sempre meno della Manica, il Regno Unito ha fatto una scelta difficile, pericolosa e non certo semplice, consapevole che in fondo la sua strategia è sempre stata questa: non essere parte dell’Europa ma evitare che qualcuno prendesse il sopravvento nel Vecchio continente. Ci è riuscita per 47 anni dentro l’UE. Ci è riuscita adesso con la Brexit, dal momento che il terremoto che ha colpito l’Europa ha comunque inferto un colpo durissimo ai piani dell’asse franco-tedesco e in particolare della Germania. E ha posto certamente una pietra tombale sulle certezze oniriche di chi ha creduto che l’Europa potesse solo crescere ed espandersi. Una doccia gelata che vede dall’altra parte il cambiamento del mondo. Omissis. Londra non va via da un’Europa che conta, ma da un’Unione europea sempre più debole e instabile e su cui si sono posti gli occhi inflessibili delle superpotenze che per decenni hanno voluto mantenere lo status quo. Oggi l’UE non serve e gli Stati Uniti, che per molto tempo hanno tollerato (o benedetto) l’Unione come espressione europea della NATO, oggi non hanno più interesse a questo blocco di Stati guidato da Bruxelles, ma in realtà da Berlino e Parigi, e che compete con Washington. E Donald Trump, punta di diamante di questa strategia americana, è arrivato non a caso mentre il Regno decideva per la Brexit. I due fenomeni non sono così distanti come sembrano. E le due sponde dell’Atlantico hanno deciso una via sovranista ante litteram quasi insieme, come a voler confermare che l’Atlantico avrebbe staccato la spina all’Europa. Così è stato. E proprio a porre il sigillo su questa dinamica atlantica, Boris Johnson ha visto da subito in Trump il suo interlocutore privilegiato, sin dai tempi della sua carica di ministro degli esteri. Sia chiaro: non senza divergenze. L’ultima mossa di Londra di aprire a Huawei nel 5G britannico, è un messaggio chiarissimo nei confronti dell’alleato statunitense. Ma è chiaro che la special relationship atlantica ne uscirà comunque rafforzata, come confermato anche dalle parole di Mike Pompeo pochi minuti dopo lo scoccare della mezzanotte del primo febbraio.

La Cina ha subito fatto intendere di essere particolarmente interessata al Regno post-Brexit. Ed è chiaro che adesso Johnson guarda al gigante asiatico come un paese in grado di investire molto più liberamente sul territorio inglese, pur con le cautele imposte dalla relazione con Washington. Omissis. Una strategia complessa ma che parte da un dato: niente ha avuto inizio soltanto con la Brexit, ma sarà proprio l’uscita dall’UE a segnare il cambio di passo. Non è detto che Londra torni, ma di sicuro l’obiettivo è uno: mollare l’ancora dell’Europa per navigare (certamente a vista) verso gli oceani. Global Britain, appunto. Omissis. In questo senso, il pericolo che la City diventi una sorta di paradiso fiscale o che si costruisca un asse finanziario tra Shanghai, Hong Kong e la capitale britannica preoccupa (e molto) Francoforte. E gli investitori cinesi sanno di poter fare affari in un Paese che ha nel commercio e nella globalizzazione il suo punto di forza.

(Il giornale, Lorenzo Vita 01/02/2020)

Non tutti i mali vengono per nuocere

Omissis. I Cinque Stelle sono talmente sconfitti da aver perso, come pugili suonati, l’uso della parola e il gusto dell’apparire, via selfie o tv che sia. E anche Matteo Renzi non gode di buona salute. Lui non era in corsa, ma l’affermazione del PD “derenzizzato” è un macigno sulla strada della sua rivincita. E quando si incontra un macigno, per proseguire ci sono solo due possibilità: farlo esplodere con la dinamite (leggi aprire una crisi di governo) o fermarsi e tornare mestamente indietro. In fondo, l’insuccesso di Salvini è un problema tutto interno alla Lega, che comunque resta in buona forma. Ma essendo la Lega un partito verticista Salvini-centrico, la cosa sarà digerita e archiviata come incidente di percorso in men che non si dica. E non è detto che la sconfitta emiliano romagnola sia un male assoluto. Anzi, potrebbe portare una boccata di aria fresca nel centrodestra, l’unica aggregazione in grado di contrastare qualunque altra, e farlo ripartire con ancora maggiori probabilità di successo. Omissis.

(il giornale .it A. Sallusti)

Berlino premia Draghi, ma è rivolta

Più che appuntargli al bavero della giacca la Croce al merito, molti tedeschi avrebbero preferito metterlo in croce. Vedere Mario Draghi insignito oggi della più alta onorificenza tedesca, sarà per molti in Germania un boccone amaro da ingoiare.

Soprattutto perché la motivazione – per «meriti inestimabili in favore del bene comune» – risulta perfino più urticante del riconoscimento stesso. Come ammettere che l’ex capo della BCE, salvando l’euro, ha finito per strappare dall’abisso anche la Germania. Omissis. Sewing (N.d.r.: AD di Deutsche Bank) alle prese con conti che continuano a non quadrare. Rivoltare come un calzino una banca abituata ad anni di spericolate alchimie finanziarie e canalizzare altrove obiettivi e strategie, non è una passeggiata di salute. Anzi. Il bilancio 2019 lampeggia infatti di rosso porpora: perdite per 5,7 miliardi (-1,5 miliardi nel quarto trimestre), imputabili sostanzialmente proprio ai costi di ristrutturazione sostenuti ma comunque superiori alle attese, hanno allargato a 14 miliardi il buco dell’ultimo quinquennio. I ricavi sono inoltre in calo dell’8% a 23,1 miliardi. Insomma, i numeri sono da pianto greco, la strada per rimettere in bolla DB è ancora lunga (la ristrutturazione dovrebbe terminare nel 2022 con costi per 7,4 miliardi), eppure Sewing confessa ciò che finora nessun banchiere ha avuto il coraggio di ammettere: «Bisogna dimenticare ciò che i tassi negativi significano per le banche. Dobbiamo cambiare il nostro modello di business. Noi lo abbiamo fatto». Omissis.

(il Giornale .it R Parietti)

Portogallo, addio alle pensioni senza tasse: per gli stranieri imposta del 10%

Il Portogallo potrebbe uscire dalla lista dei paradisi fiscali scelti dai pensionati italiani per pagare meno tasse.

La finanziaria 2020 del governo presieduto dal premier socialista Antonio Costa intende introdurre una tassazione fino al 10% del reddito annuo (con un pagamento minimo di 7.500 euro) su tutte le entrate previdenziali degli stranieri “residenti non abituali” in loco, categoria che fino a oggi beneficiava di una totale esenzione fiscale per 10 anni. Per anni il Portogallo ha rappresentato il paradiso fiscale dei pensionati italiani. Nel 2009 il Paese, in piena crisi finanziaria e alla ricerca di nuove entrate, varò il programma d’incentivi che consentiva agli “immigrati economici” di percepire per intero i loro assegni previdenziali senza pagare un euro di tasse. Per godere dell’esenzione fiscale, occorreva vivere in Portogallo per almeno sei mesi l’anno e non essere mai stato tassato come residente abituale nei cinque anni precedenti la richiesta. Omissis.  “Gli stranieri con lo status di residenti non regolari non saranno più esentati dalle tasse e dovranno pagare tasse con un’aliquota del 10% sulle loro entrate”, ha detto in conferenza stampa Catarina Mendes, leader del gruppo socialista in Parlamento.

La misura – ha precisato il portavoce dell’esecutivo – si applicherà solo ai nuovi arrivati e non riguarda dunque retroattivamente chi sta già usufruendo di queste agevolazioni.

Durissima la reazione delle associazioni di costruttori e agenti immobiliari che hanno beneficiato negli ultimi anni del boom della domanda estera facendo affari d’oro. “Scoraggiare gli investimenti stranieri è un crimine contro la nazione”, ha commentato Luis Lima, numero uno dell’associazione degli intermediari immobiliari.

(libero.it 28 /01/2020)

Parigi, scontri tra i vigili del fuoco e la polizia: la protesta dei pompieri francesi per ottenere migliori condizioni di lavoro

Scontri tra vigili del fuoco e polizia a Parigi, dove è in corso la manifestazione dei pompieri francesi per ottenere migliori condizioni di lavoro. I sindacati hanno organizzato la protesta nella capitale francese convocando i pompieri di tutto il Paese per chiedere aumenti dell’organico, equipaggiamenti più moderni e un aggiornamento dell’indennità di rischio, ferma dal 1990. Gli scontri, secondo Bfmtv, sono scoppiati vicino a Place de la République, quando i vigili del fuoco hanno tentato di forzare un passaggio e i poliziotti hanno risposto con lanci di gas lacrimogeni. Poco più di tre mesi dopo una protesta analoga a ottobre, quando bloccarono la circonvallazione della capitale francese, migliaia di pompieri hanno manifestato martedì nella zona est di Parigi. Le tensioni, però, sono cominciate con l’arrivo a Place de la République. I primi scontri con gli agenti già in mattinata, come ha segnalato la stessa prefettura parigina su Twitter: “Blocco non consentito da parte di alcuni vigili del fuoco che non rispettano il percorso dichiarato“.

(DI FQ 28/01/202

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