Frontalieri: i nodi vengono al pettine!

Gen 7 • L'opinione, Lettori, Prima Pagina • 398 Views • Commenti disabilitati su Frontalieri: i nodi vengono al pettine!

Nello scorso anno, e più precisamente il 13 dicembre, il Consiglio degli Stati ha approvato con un solo voto contrario (quello del nostro presidente nazionale Marco Chiesa) il nuovo accordo sui frontalieri fra la Confederazione e l’Italia. Non facciamo i salti di gioia per questa approvazione!

L’ accordo è da molto tempo sul tavolo dei due Stati e a tutt’oggi non si sono fatti molti passi avanti. Parafato nel 2015, il progetto iniziale ha trovato, sia fra i sindacati della vicina repubblica che fra comuni di frontiera, una forte opposizione.

La Svizzera ha finora ceduto all’Italia in diversi campi. I nostri negoziatori, per contro, non sono riusciti a ottenere alcuna concessione, per esempio l’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli istituti finanziari svizzeri.

Al Consiglio degli Stati era stato chiesta la sospensione dell’accordo finché la Svizzera sarà cancellata dalla lista nera sul trasferimento di residenza dei cittadini italiani nei paradisi fiscali che comprendono ancora la Confederazione.

L’ABT (Associazione Bancaria Ticinese) ha criticato decisamente la decisione votata alla camera dei cantoni. Per l’Associazione, fin che non vi sarà un chiaro segnale per l’accesso al mercato finanziario della vicina repubblica, e in particolare l’annullamento dell’obbligo di aprire una succursale in loco, la sospensione dell’accordo è necessario.

Non dimentichiamoci che l’apertura del mercato finanziario assicura il mantenimento dei posti di lavoro nel terziario e in particolare in Ticino.

Questo accordo permette ai frontalieri di beneficiare d’aliquote fiscali svizzere maggiormente favorevoli di quelle del loro Stato.

Vi è ancora una possibilità che l’accordo sui frontalieri, da parte del Consiglio nazionale, venga sospeso per permettere così al nostro governo di proseguire i contatti al fine di ottenere altre concessioni.

Rammentiamo che in Ticino, giornalmente sono attivi più di 70’000 frontalieri, mentre nei Grigioni lavorano ben oltre 3’000 lombardi.

Appena sarà accettata l’eventuale ratifica, il nuovo testo dell’accordo potrebbe essere impugnato, da qualche frontaliere con l’aiuto dei sindacati, di fronte alla Corte costituzionale della vicina repubblica. L’accordo presenta diverse criticità, fra cui quella di non garantire la parità di trattamento ai lavoratori frontalieri attivi sul nostro territorio. Infatti, due dipendenti che svolgono la stessa professione e giungono dal medesimo paese possono avere un trattamento economico e fiscale diverso.

Per i vecchi frontalieri la tassazione non cambierà, mentre chi sarà assunto, dopo l’entrata in vigore del nuovo accordo, sarà finanziariamente penalizzato.

Da ultimo, non bisogna dimenticare che poi si dovrà attendere le decisioni dei due rami del parlamento italiano e, guardando agli impegni che attendono i parlamentari di Roma, pensiamo che l’accordo non sia fra le loro maggiori preoccupazioni.

Infatti, l’imminente elezione del nuovo presidente della Repubblica, che sicuramente occuperà per diverse settimane gli interessati, e poi magari le elezioni anticipate, potrebbero ritardare se non annullare l’accordo.

Quindi, che nel 2023 o 24 vi sia una nuova convenzione fra i due Stati non è sicuro!

 

FRG

 

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