Spazio musicale

Giu 24 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 447 Views • Commenti disabilitati su Spazio musicale

«PRESENZA» con Sol Gabetta, Markus Poschner e l’OSI

Dal 3 al 5 giugno si è svolto al LAC un breve festival musicale chiamato «PRESENZA» comprendente due concerti sinfonici (nella sala teatro) e un concerto da camera (nell’atrio). Alla direttrice artistica, l’insigne violoncellista Sol Gabetta, e al curatore Balthazar Soulier, è stata data la possibilità di impostare la manifestazione conformemente alle loro idee particolari. E queste idee, secondo quanto scrive sul programma di sala Christian Weidmann, direttore artistico-amministrativo dell’Orchestra della Svizzera italiana, vanno nella direzione di «ampliare in modo creativo la tradizionale collaborazione tra solista, direttore e orchestra.» Sono andato al concerto del 5 giugno ore 11.00, che è stato diviso in tre parti designate utilizzando il linguaggio teatrale: un primo atto comprendente «La tempesta» di Cajkovskij e il concerto numero 2 per violoncello e orchestra di Saint-Saëns, un secondo atto con «Romeo e Giulietta» di Cajkovskij e il concerto numero 1 per violoncello e orchestra di Saint-Saëns, infine un postludio dedicato alla sinfonia del «Guglielmo Tell».

Nella «Tempesta» Cajkovskij fa sfoggio, come in gran parte dei suoi lavori, di una grande abilità nell’orchestrazione. Ovunque c’è ricchezza di timbri e forza evocativa. Tale capacità peraltro diventa mezzo per una valida creazione artistica solo in alcuni episodi. Avviene ad esempio nella parte iniziale, che porta il pensiero alla vastità e alla grandiosità del mare come pure alla molteplicità delle impressioni e dei sentimenti suscitati dalla sua imponenza. Parecchie riserve faccio anche nei confronti del secondo concerto per violoncello e orchestra di Saint-Saëns, dove il compositore annaspa alla ricerca di uno stile, una continuità e una coerenza che non riesce a trovare. Alcune preziosità timbriche e armoniche non bastano per compensare l’aridità dell’immaginazione. Composizioni come queste fanno nascere la domanda, specialmente quando sono presenti interpreti di grande valore, in quale misura la qualità dell’esecuzione possa rimediare alla loro gracilità artistica e renderle interessanti. Ora le prestazioni del Poschner dal podio, sempre attento e intelligente nell’interpretazione, come pure quelle di un’orchestra in ottima forma hanno reso più che accettabile «La tempesta», in special modo facendo rifulgere i colori. La regia delle luci ha tenuto al buio l’orchestra prima dell’inizio e poi di nuovo alla fine, mentre la solista, come un fantasma appena visibile, si recava al suo posto per la composizione successiva. Così non c’è stato l’applauso, solo un tentativo subito svanito. O forse l’applauso non era desiderato perché non conforme, in quel punto, alle nuove idee. Già che sto parlando del pubblico, dirò che alcuni spettatori non hanno rinunciato a fare fotografie e a diffondere luci durante le esecuzioni. Mi è venuta in mente una coraggiosa spettatrice del Teatro Regio di Parma la quale, prima che il direttore desse l’attacco, apostrofò dal loggione chi non aveva ancora spento il telefonino, ricevendo un grande applauso. Vengo al concerto di Sain-Saëns per dire che l’impegno di Sol Gabetta, la sua cavata ampia e calda, le sue doti di straordinaria fraseggiatrice e, naturalmente, anche la bravura virtuosistica hanno fatto di questa parte del programma, nonostante la mediocrità della composizione, una fonte di intenso godimento.

Mentre il primo atto si è retto sull’eccellenza degli interpreti, il secondo ha dato soddisfazione anche grazie alla validità dei lavori presentati.

Nell’ouverture-fantasia dedicata alla tragica storia di Romeo e Giulietta, Cajkovskij si è trovato in un mondo di fatti e sentimenti congeniali, lui che durante la sua vita ha fatto esperienze di amori strani o impossibili e che anche nella produzione musicale ha mostrato di prediligere tali temi. Dal suo genio sbocciò una melodia, quella dedicata alla passione dei due amanti veronesi, che suscitò gli entusiasmi di Rimskij-Korsakov, il quale la considerò «uno dei più bei temi di tutta la musica russa» (a Lugano l’orchestra l’ha plasmata in modo delizioso). Ma anche gli altri aspetti della vicenda emergono efficacemente dalla partitura: la spiritualità delle meditazioni di frate Lorenzo, la secca brutalità del tema riferito all’ostilità tra le famiglie rivali, infine la desolazione di fronte all’esito tragico (in tutte queste circostanze il Porschner e l’OSI si sono fatti nuovamente ammirare).

Il primo concerto per violoncello e orchestra di Saint-Saëns, sicuramente migliore dell’altro e a ragione collocato nella seconda parte del programma, induce a riflettere sull’opportunità o non opportunità di costruire un’opera musicale (ma il discorso può valere per ogni altra arte) mediante elementi diversi. Spesso i contrasti producono effetti suggestivi, scuotono l’ascoltatore, stimolano la sua attenzione e portano varietà. A volte però ci troviamo di fronte, più che a contrasti, al cozzo di elementi incompatibili: allora la composizione si frantuma e indebolisce, anche se i tasselli di cui si compone, presi separatamente, posseggono pregi non trascurabili. È il caso del concerto di cui mi sto occupando, ricco di passaggi più che validi, degno di ampio apprezzamento ma avente insufficienze strutturali che non permettono di qualificarlo come un vero capolavoro. Dopo l’accordo iniziale parte un motivo discendente deciso, assai bello, con una coda di tre note gravi (che la Gabetta ha reso stupende per l’impareggiabile intensità della cavata). In seguito, quello che potrebbe essere considerato come il secondo tema, mira a un’espressione lirica, è un po’ manierato e molle, non si inserisce nel miglior romanticismo e poco si concilia con il motivo precedente (ma ancora una volta la solista ha posto rimedio, da un lato grazie a un severo controllo del gusto, dall’altro lato levigando da grande artista il sinuoso andamento della melodia). Nell’«allegretto con moto» Saint-Saëns si diletta con una musica arcaicizzante, da minuetto, piacevolmente ironica, tuttavia spaesata nel contesto (ma al termine dell’episodio, come transizione al tempo primo, c’è una decina di battute per violoncello solo e qui la Gabetta, forse forzando un tantino il «piano» della partitura, ha prodotto ogni nota con un timbro meravigliosamente ampio e maestoso). E adesso, se tiriamo le somme, possiamo dire ancora che l’eccellenza delle esecuzioni da parte della solista, nei punti indicati tra parentesi e in moltissimi altri, come pure da parte del Poschner e dell’orchestra ha dato vita a un avvenimento musicale memorabile nonostante qualche pecca dovuta al compositore.

Dopo il secondo atto c’è stato un postludio con la sinfonia del «Guglielmo Tell» di Rossini: un lavoro conosciutissimo, ma questa volta presentato con una particolarità di non poco conto: per l’assolo di violoncello all’inizio si è prestata la Gabetta medesima, entrando a far parte dell’orchestra. Un lusso. Naturalmente ha suonato da par suo, dando profonda espressione alla tristezza e ai gemiti di un popolo oppresso. Poi, anche il direttore e l’orchestra hanno messo in luce un’altra volta il loro valore, specialmente con una splendida, calibratissima e slanciatissima esecuzione del finale. Grandi applausi per tutti.

 

Carlo Rezzonico

 

 

                                                               

 

Concerto dei Solisti del CSI

Auditorio Stelio Molo RSI Lugano

Giovedì 30 giugno 2022 ore 20:30

 

Orchestra della Svizzera italiana

Marc Kissóczy direttore

Solisti Jonas Morkunas clarinetto

Irenè Fiorito violino

Lorenzo Guida violoncello

Sara Capone pianoforte

L’OSI insieme ai giovani Solisti del Conservatorio della Svizzera italiana (CSI)

L’Orchestra della Svizzera italiana è felice di rinnovare un’importante tradizione che ogni anno, nel mese di giugno, coinvolge i solisti del Conservatorio della Svizzera italiana che completano il Master of Arts in Specialized Music Performance.
Giovedì 30 giugno alle ore 20.30 l’OSI diretta da Marc Kissóczy accompagnerà i giovani solisti del CSI Sara Capone (pianoforte), Irenè Fiorito (violino), Lorenzo Guida (violoncello) e Jonas Morkunas (clarinetto) nell’annuale Concerto dei Solisti del Conservatorio della Svizzera italiana (CSI).

L’entrata è libera. In programma musiche di Čajkovskij (le celebri Variazioni Rococò per violoncello e orchestra), Saint-Saëns (il secondo Concerto per pianoforte), Penderecki (Concerto per clarinetto) e Hartmann (Concerto funebre per violino).

Integrato nel curriculum accademico, il Concerto dei Solisti del CSI con l’OSI equivale all’esame finale di Diploma e testimonia l’eccellenza del percorso formativo della Scuola universitaria di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana.

Sara Capone, pianista italiana, frequenta il Master of Arts in Specialized Music Performance nella classe di Sandro D’Onofrio alla Scuola universitaria di Musica del CSI. Si è classificata prima assoluta in diversi concorsi italiani e internazionali, quali: Magnificat Lupiae al Teatro Paisiello di Lecce, Igor Strawinsky di Valenzano, Pietro Argento di Gioia del Colle (Bari), Premio Terra degli Imperiali a Francavilla Fontana (Brindisi), Don Vincenzo Vitti a Castellana Grotte (Bari), Giuseppe Tricarico a Gallipoli (Lecce), Concorso pianistico internazionale Città di Arona 2021 (premio per la «miglior esecuzione di un brano di compositrice donna»).

Irenè Fiorito, violinista italiana, si diploma a quindici anni con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Dopo aver brillantemente ottenuto il Master of Arts in Music Performance al Conservatorio della Svizzera italiana, prosegue i suoi studi nello stesso istituto frequentando il Master of Arts in Specialized Music Performance nella classe di Pavel Berman. È stata premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali.

Suona un violino J. Ceruti del 1848 gentilmente concesso dalla Fondazione Pro Canale di Milano.

Lorenzo Guida violoncellista italiano, si diploma sedicenne con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore presso il Conservatorio di Torino con Dario Destefano. Sotto la guida di Johannes Goritzki ottiene poi il Master of Arts in Music Performance al CSI, dove attualmente si accinge a ultimare il Master of Arts in Specialized Music Performance con Asier Polo. Si aggiudica il 1° premio con menzione speciale al Concorso Nazionale d’Archi Vittorio Veneto e il 1° premio al concorso Pugnani. La vittoria dell’International Cello Competition 2016 NYIAA gli consente di esibirsi alla Carnegie Hall di New York.

Suona il violoncello Erminio Farina 1910, concesso in comodato d’uso gratuito dalla Fondazione Antonio Carlo Monzino.

Jonas Morkunas, clarinettista lituano, è studente al Master of Arts in Specialized Music Performance nella classe di François Benda alla Scuola universitaria di Musica del CSI. Cresciuto in una famiglia di musicisti, ha vinto molteplici premi in concorsi nazionali e internazionali. Ha ricevuto borse di studio dal Consiglio lituano per la cultura, dal Programma di mobilità svizzero-europeo e dalla Valentin Malamoud Stiftung, nonché la borsa di studio «Jonas Aleksa» per meriti artistici.

 

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