Democrazia diretta, informazione e manipolazione

Mag 14 • L'opinione, Prima Pagina • 246 Views • Commenti disabilitati su Democrazia diretta, informazione e manipolazione

Articolo apparso nella rubrica «Spazio libero» del CdT di giovedì, 6 maggio 2021

In una votazione popolare è giustificato che il Governo manifesti le sue posizioni. Ma con dei limiti precisi. Altrimenti cade nell’abuso.

La sentenza del Tribunale Federale sul ricorso di Giorgio Ghiringhelli sulle modalità di svolgimento della votazione sulla sua iniziativa in tema di legittima difesa rimanda a due elementi che vanno sottolineati. Da un lato, è confortante constatare che abbiamo in Svizzera una suprema istanza giudiziaria sensibile ai meccanismi della democrazia diretta e pronta a censurare senza mezzi termini comportamenti non ammissibili. Anche se questi appartengono non al solito gruppuscolo marginale ma a una autorità politica costituita.
Dall’altro, proprio questo intervento evidenzia l’acuirsi di una deriva non nuova: la tendenza da parte degli esecutivi (federale e cantonali) a forzare gli argomenti a favore delle loro posizioni, senza preoccuparsi troppo di scivolare in eventuali eccessi o addirittura abusi. Il problema non è nuovo. Ricordo un seminario tenuto all’USI qualche anno fa nell’ambito del Master in Comunicazione Pubblica in cui più di uno studente aveva espresso perplessità per il sistema «due pesi/due misure» con cui era impostata l’informazione del Consiglio federale in vista delle votazioni popolari, constatando come lo spazio riservato negli opuscoli alle posizioni ufficiali era il doppio, se non il triplo, di quello concesso alle tesi contrarie. Inoltre, si osservava che non solo l’esecutivo disponeva di più spazio, ma poteva difendere le sue argomentazioni due volte: nella parte riservata alla promozione delle sue posizioni e in quella introduttiva (con una «spiegazione del tema» apparentemente oggettiva ma che rivelava presto un approccio di parte, se sottoposta a un esame critico più attento). Nel successivo dibattito con gli studenti erano emersi due fronti: l’uno convinto della necessità di affidare il delicato compito dell’informazione a un’entità «neutrale» – ad esempio una commissione indipendente; l’altro dell’idea di dare regole più severe ma salvaguardare comunque alcune prerogative dell’esecutivo. Questa seconda posizione si fondava sul fatto che il voto popolare si inserisce comunque in un contesto di «democrazia mista» (diretta e rappresentativa) in cui gli eletti hanno non solo il diritto, ma il dovere di svolgere un ruolo attivo. Una tesi non peregrina, a cui si poteva però rispondere che le votazioni popolari sono comunque precedute da un dibattito parlamentare e da una campagna in cui le diverse posizioni possono trovare ampia espressione. Quando la parola passa al Popolo è come quando, in una partita di calcio, si affida la decisione ai calci di rigore. Si ammetterebbe che, oltre al giocatore che lo batte e al portiere, un terzo attore (per giunta vestito da arbitro) si mettesse di mezzo per «guidare» il tiro? Assolutamente no.
In quella discussione un docente, già funzionario federale, aveva fatto inoltre notare che di fatto gli opuscoli, firmati dal governo, in realtà sono redatti da funzionari del settore toccato dall’argomento in votazione e non sempre rivisti in modo rigoroso da chi sta sopra. Il che non fa che aggiungere un ulteriore pericolo di deriva, in cui le opinioni dei funzionari – che già pesantemente condizionano molti testi legislativi (vedi Via Sicura) – rischiano di superare ogni limite e sfociare in palesi manipolazioni. È quanto è probabilmente successo nel caso dell’iniziativa Ghiringhelli, forse per un «eccesso di zelo», dettato dal timore che le tesi del Guastafeste potessero trovare «troppo facilmente» il consenso popolare. Ma può un Paese che ha nella democrazia diretta, e quindi nel rispetto della volontà popolare, uno dei suoi pilastri fondanti, permettere queste derive? La risposta del Tribunale Federale non lascia dubbi: assolutamente no! E il vistoso inciampo in cui è incorsa l’autorità cantonale (o chi si è espresso in suo nome) è anche emblematico di una certa visione (un po’ isterica), che condiziona l’approccio di taluni ambienti politici a temi come quello sollevato dal Guastafeste. In effetti, in questa ottica, viene spesso evocato l’argomento dei possibili «eccessi» del voto popolare, su «istigazione» dei (soliti) «populisti». Posta in questi termini l’obiezione sa molto di strumentale, ma non di meno rinvia a un problema reale: teoricamente gli «eccessi» sono possibili (iniziative a sfondo discriminatorio; o che collidono con principi fondamentali del nostro stato di diritto; o semplicemente «ingannevoli» nella denominazione, ecc.). Come sono però possibili, non bisogna dimenticarlo, tentativi di imposizione di scelte non convincenti da parte di un establishment politico non necessariamente vicino alla sensibilità e agli interessi della maggioranza della popolazione. Proprio per questo il nostro Paese si fonda su quel peculiare e fondamentale equilibrio fra rappresentanza e sovranità popolare che è la democrazia semi-diretta. E l’esperienza dimostra che la discussione aperta e prolungata che accompagna l’iter di iniziative e referendum rappresenta il miglior modo di metterne in luce le varie sfaccettature. Altrimenti detto: costituisce il migliore antidoto contro gli eccessi.
In questo contesto ogni tentativo di manipolazione dell’informazione, a maggior ragione se a opera delle autorità che dovrebbero garantire il corretto svolgimento del confronto (l’arbitro che vuole tirare calci al pallone) è da censurare senza mezzi termini. In questa prospettiva l’idea di un organo di vigilanza, a garanzia del diritto dei cittadini a farsi liberamente una propria opinione, merita di essere attentamente valutata. Ma la prima vigilanza va esercitata dalle Cittadine e dai Cittadini. Ghiringhelli merita un plauso per aver evidenziato, al di là del tema della sua iniziativa, un problema essenziale, offrendo così al Tribunale Federale l’occasione di esprimersi e porre dei paletti che nessuno, d’ora in poi, potrà più permettersi di ignorare.

Comments are closed.

« »