Coronavirus – qual è il piano? V, W, U o, nel peggiore dei casi, addirittura L?

Apr 17 • L'opinione, Prima Pagina • 348 Views • Commenti disabilitati su Coronavirus – qual è il piano? V, W, U o, nel peggiore dei casi, addirittura L?

Black Rot

Ebbene sì, sulla crisi del coronavirus si sente e si legge oggigiorno fino alla noia tutto e il contrario di tutto. Difficile dire chi abbia ragione. Una cosa è chiara: la discussione in atto al momento è volta a valutare i danni arrecati alla salute, confrontandoli con quelli economici, anch’essi gravissimi, decidendo quale in questo momento sia la cosa giusta da fare. Non è una decisione facile. Mi sembra corretto – come Eros Mellini giustamente ammonisce nel suo editoriale – far sì che la previdenza sanitaria non mandi in rovina l’economia.

È chiaro: nessuno può predire con sicurezza che strada prenderà l’economia, quale lettera-modello (le singole lettere simboleggiano il percorso dell’evoluzione economica**) seguirà: Il modello V, ossia una rapida ripresa economica dopo il grave declino? Oggi sarebbe troppo ottimistico pensarlo. Il modello W, ossia una rapida ripresa dopo il crollo, ma con un possibile nuovo declino a causa di una seconda ondata di coronavirus e solo molto più tardi una nuova ripresa? Naturalmente, ciò è da evitare. La variante migliore è sicuramente la U. Questa significa declino, stagnazione economica al minimo livello per un periodo il più breve possibile, e successiva ripresa. La peggiore sarebbe l’ipotesi L:  declino economico con permanenza duratura ai più bassi livelli. Le conseguenze sarebbero catastrofiche.

L’UDC ha recentemente elaborato delle proposte, rispettivamente richieste al Consiglio federale, al fine di uscire il più rapidamente possibile da questa crisi. Sono ragionevoli. Bisogna far sì che l’attuale migliore situazione possibile U non si trasformi in L. Ma per far questo, il Consiglio federale e il Parlamento (sempre che quest’ultimo sia ancora funzionante) si muovano evitando le guerriglie partitiche – e quindi rapidamente – prendendo sul serio le proposte dell’UDC.

Per favore, non come a inizio marzo. Già allora, l’UDC aveva formulato delle proposte, in particolare la chiusura delle frontiere con l’Italia, epicentro della propagazione del coronavirus. Furono ignorate. Invece di adottare misure efficaci, la Berna federale si limitò a raccomandare di lavarsi le mani e, più tardi, a un divieto di assembramenti di più di 5 persone mentre, nel frattempo, decine di migliaia di frontalieri italiani ad alto rischio entravano quotidianamente senza alcun controllo in Ticino. Motivo? Il rifiuto della chiusura delle frontiere fu motivato con il pretesto che gli ospedali e le case anziani ticinesi non potevano rinunciare al personale di cura italiano. Ma, mi si permetta una domanda blasfema: poiché i morti per coronavirus in Ticino si registravano e si registrano primariamente in ospedali e in case anziani, in che misura la diffusione del contagio è dovuta proprio a personale frontaliero italiano infetto? Una chiusura tempestiva delle frontiere, non ci avrebbe protetto da danni maggiori?

Chiaro, con il senno di poi… si è tutti più saggi. Oggi è importante non diventare saggi solo a danno avvenuto. Ciò vale attualmente soprattutto per la nostra economia. Gouverner, c’est prévoir.

 

**  V = declino seguito da ripresa

W = declino, ripresa, di nuovo declino e ulteriore ripresa

U = declino, breve stagnazione, ripresa

L = declino, stagnazione duratura

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