«Flauto magico» scintillante al Teatro Sociale di Como

Ott 20 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 585 Views • Commenti disabilitati su «Flauto magico» scintillante al Teatro Sociale di Como

Nel melodramma ottocentesco erano uso corrente i cosiddetti autoimprestiti, ossia l’utilizzazione da parte di un compositore di brani o motivi appartenenti a sue opere precedenti. Per una volta sia consentita una operazione del genere al recensore. Così, dovendo parlare oggi del «Flauto magico» rappresentato a Como il 28 settembre, con replica il 30, come spettacolo inaugurale della stagione lirica 2023/2024, mi permetto di riprendere, virgolettandolo, quanto scrissi una dozzina di anni fa per «Il Paese». Condivido tuttora l’opinione espressa allora e pertanto sarebbe inutile andare alla ricerca di parole nuove per i medesimi concetti, con il risultato di produrre una specie di minestra riscaldata.

«Mozart riuscì ripetutamente ad attuare sintesi perfette di elementi apparentemente inconciliabili. Con il “Don Giovanni” creò un capolavoro su un libretto che accostava aspetti comici, a volte perfino farseschi, ad aspetti tragici. Nel “Flauto magico” raggiunse un altro vertice con una vicenda avente tutte le caratteristiche esteriori di una favola per bambini nella quale confluivano però grandi principi e aspirazioni morali decisamente sproporzionati alla vicenda stessa. Ma con la musica seppe trasfigurare l’ingenuo racconto fantastico e gli alti ammaestramenti elevandoli in una impalpabile sfera di incanto morale, nella quale la loro contraddizione, grazie ai valori artistici, sembra sciogliersi. Non interessano invece le simbologie e i significati occulti che, a torto o a ragione, si sono voluti vedere nel “Flauto magico” generando numerose discussioni oziose e inutili. Siano citate come esempio le polemiche in merito agli accordi iniziali dell’ouverture, dove alcuni studiosi dicono che sono in effetti tre, altri invece, accusando i primi di non saper contare, che sono cinque. Resta il fatto che quest’opera non è una semplice favola e non è un lavoro di esclusiva elevazione morale, ma entrambe le cose, fuse perfettamente in unità mediante una operazione artistica che solo un genio eccelso come quello di Mozart poteva attuare così felicemente.»

Per «Il flauto magico» visto a Como ai responsabili dell’allestimento è riuscita la prodezza di trovare per ciascuno dei numerosi personaggi una cantante o un cantante adeguato e valido. Buona voce e corretto stile di canto ha messo in luce il tenore Francesco Lucii (Tamino). Gli è stata accanto la soprano Elisa Verzier (Pamina), provvista di mezzi pregevoli, di cui fa ottimo uso. Lorenzo Martelli (Monostatos) si è disimpegnato molto bene nei panni dell’ambiguo e maligno servitore. Alberto Comes e Giacomo Leone (sacerdoti e armigeri) hanno svolto validamente le loro doppie funzioni. Un discorso un poco più ampio meritano Nicole Wacker, Pasquale Greco e Renzo Ran rispettivamente Regina della notte, Papageno e Sarastro. La prima si è destreggiata con sicurezza tra gli acuti e sovracuti della parte (compreso il famoso fa5). L’intonazione è sempre stata inappuntabile, la voce stretta (come è inevitabile a certe altitudini) ma decisa e penetrante, tuttavia, a differenza di quanto succede ad altre cantanti del genere, capace di mantenere una certa consistenza anche al centro. Insomma, una grande Regina della notte, che ha raccolto gli applausi più lunghi e consistenti della serata. Pasquale Greco possiede uno spiccato senso della comicità, sa muoversi con naturalezza e anche sul piano vocale dà ottime prestazioni. Al cinese Renzo Ran è toccato il compito di conferire a Sarastro l’autorità, il maestoso portamento e le superiori doti morali. Lo ha assolto onorevolmente grazie a una voce ampia, di buon timbro e avente una notevole estensione, che gli permette di scendere fino al fa1 senza dover forzare e alterare le emissioni (ciò che perfino certi illustri interpreti della parte non riescono a fare).

Bravi i cantanti, ma è doveroso elogiare soprattutto l’intelligente lavoro svolto dal direttore James Meena. Ha ottenuto dall’Orchestra I pomeriggi musicali (come al solito degna di molte lodi) un discorso musicale autenticamente mozartiano e una puntigliosa accuratezza su tutto l’arco del lungo spettacolo. Piacerebbe citare e commentare molti dei momenti particolarmente belli. Mi limito a uno. Nella marcia dei sacerdoti all’inizio del secondo atto l’orchestra ha prodotto sonorità affascinanti, perfettamente fuse, dense pur nel rispetto del «sottovoce» prescritto e deliziosamente levigate, tali da portare l’ascoltatore in un clima di sublime spiritualità. Gli spettatori ai quali purtroppo è stato concesso di rientrare in sala a esecuzione già iniziata hanno mostrato, oltre a scarsa educazione, una penosa insensibilità ai valori della musica (il direttore, rivolto verso il pubblico, con gesti inequivocabili aveva chiesto ordine e silenzio prima di dare l’attacco). Molto merito hanno avuto anche il Coro di Opera Lombardia e il Coro di voci bianche del Teatro Sociale istruiti da Massimo Fiocchi Malaspina.

Ivan Stefanutti ha curato tutta la parte visiva dello spettacolo (con la collaborazione di Emanuele Agliati per le luci). La regia è stata agile, senza eccessi e ben aderente alla musica. Molto semplici gli arredamenti scenici, però vivificati dall’illuminazione, arricchita sul fondale da sfumature raffinate. I costumi hanno costituito in ogni caso il punto di maggior forza dello spettacolo: fastosi, ben calibrati su ogni personaggio e tali da creare un suggestivo ambiente di favola.

Teatro gremito, successo incondizionato.

Carlo Rezzonico

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