Cajkovskij con Urbanski e Ferrandez al LAC

Apr 16 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 234 Views • Commenti disabilitati su Cajkovskij con Urbanski e Ferrandez al LAC

Spazio musicale

Il concerto del 25 marzo tenuto al LAC, senza pubblico ma diffuso elettronicamente, è stato dedicato interamente a Cajkovskij. L’ouverture fantasia «Romeo e Giulietta», posta all’inizio del programma, deve la sua popolarità prevalentemente all’episodio amoroso tra i due giovani amanti, nel quale domina una bella melodia, dolce e suadente come una carezza, purtroppo guastata, nel seguito della composizione, quando viene ripresa con enfasi a piena orchestra. Fortemente ritmato, secco, angoloso, brutale, come la vicenda narrata esigeva, è invece il brevissimo frammento che descrive le ostilità tra le famiglie rivali. L’interpretazione data a Lugano da Urbanski e dall’Orchestra della Svizzera italiana merita elogio per aver mantenuto costantemente un equilibrio ammirevole, contribuendo anche ad attutire certi difetti della composizione. Così l’accuratezza e l’attenzione a ogni particolare hanno reso accettabili le lungaggini della meditazione di frate Lorenzo, un severo controllo del gusto ha messo al riparo la melodia amorosa da ogni sdolcinatura, permettendo di goderla in tutta la sua affascinante bellezza e gli scotimenti dell’orchestra nei momenti drammatici non sono scaduti in fragorosi eccessi.

Le variazioni su un tema rococò, che hanno fatto seguito, costituiscono un banco di prova importante per l’esecutore in quanto attingono a tutte le risorse dello strumento, sia nell’espressione lirica sia nei momenti virtuosistici. Ma anche l’orchestra viene impegnata in modo notevole, specialmente nei legni, ai quali spettano curiosi interventi simili a lontani fruscii mentre il violoncello tace oppure indugia su una nota singola o su un trillo. Il Ferrandez si è rivelato un musicista dotato nella tecnica e fine nell’espressione; ha dato una prestazione lodevole sotto tutti i punti di vista. Impeccabile anche l’orchestra.

Sulla quarta sinfonia, ultimo numero del concerto, il direttore ha steso un generale velo di tristezza, salvo naturalmente nelle impennate e nei passaggi più esplosivi del finale. Lo stesso tema del destino, con cui la sinfonia esordisce, è stato serio e austero più che brutale e terrificante. Subito dopo nel «moderato con anima» non ho rintracciato il senso di futilità, di cose fasulle, cui accenna Cajkovskij medesimo in una specie di programma comunicato in una lettera alla von Meck. E nel «moderato assai, quasi andante» la desolazione ha pervaso subito quella che doveva essere, almeno inizialmente, una fugace e illusoria visione consolatrice. Una linea interpretativa siffatta, se da un lato sottrae varietà alla composizione e priva alcuni passaggi delle loro peculiarità e del loro valore, dall’altro crea coerenza e compattezza. Chi l’ha accettata ha sicuramente trovato nell’esecuzione del 5 marzo al LAC una fonte di molta soddisfazione: ottimi la scelta dei tempi, lo svolgimento delle melodie e la finezza dei colori, soprattutto intensa e toccante l’espressione.

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L’esecuzione della quarta sinfonia di Cajkovskij mi induce a rievocare due particolari assai curiosi emersi durante la genesi dell’opera. In una lettera scritta il 1. maggio 1877 alla von Meck, la donna molto facoltosa che per tredici anni fu benefattrice e corrispondente del compositore, benché per comune accordo non si siano mai incontrati, Cajkovskij comunicò che stava lavorando a una nuova sinfonia; avrebbe voluto dedicargliela perché era convinto che vi avrebbe trovato proprio le sue emozioni più intime e il suo pensiero. Il 27 maggio poi le scrisse di aver abbozzato l’intera sinfonia e aggiunse: «Ho sentito … che lei non permette a nessuno di dedicarle un lavoro. Ha fatto una eccezione per me e le sono profondamente grato. Se però non gradisce l’idea di far apparire il suo nome nel titolo, si potrebbe, se vuole, farne a meno. Facciamo in modo che noi due siamo i soli a sapere a chi la sinfonia è dedicata.» Un mese dopo giunse l’entusiastica adesione della von Meck all’idea di far figurare che il lavoro è dedicato a un’amica, senza però menzionarne il nome. In seguito, nella corrispondenza concernente questa composizione Cajkovskij parlò sempre della «nostra» sinfonia. Un’altra stranezza di quella particolarissima relazione.

Il secondo punto che desidero ricordare è l’ammissione del compositore che la quarta sinfonia è stata scritta seguendo un programma: cosa eccezionale, visto che Cajkovskij è sempre stato restio ad ammettere l’esistenza di un programma alla base dei suoi lavori. Ma la von Meck era per lui una persona davvero speciale: non solo le scrisse che la «loro» sinfonia descriveva veramente una successione di fatti, ma le indicò questi fatti in modo molto particolareggiato, con l’avvertenza però che tale rivelazione valeva solo per lei. Poi, in un poscritto, comunicò il proprio disagio di fronte al «confuso e inadeguato programma» da lui stesso esposto.

 

Carlo Rezzonico

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