Bravo Rösti!

Giu 14 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 48 Views • Commenti disabilitati su Bravo Rösti!

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Descrizione generata automaticamenteDurante lo Swiss Media Forum, svoltosi a Lucerna l’11 e 12 maggio, il consigliere Federale Albert Rösti si è detto preoccupato per la situazione dei media che sono «sempre più sotto pressione». Un calo di oltre il 20% del numero di giornali nella nostra Confederazione e il dimezzamento delle tirature in circa quindici anni. Siamo sicuri che una informazione corretta e sana che raggiunge tutti gli strati della nostra popolazione e capace di comunicare, con articoli e commenti oppure interviste, sia di vitale importanza affinché il lettore possa prendere delle decisioni consapevoli.

Noi, come Svizzeri, per effetto della democrazia diretta, siamo spesso chiamati a esprimere le nostre opinioni in merito a questioni politiche importanti.

Per giornali, quotidiani, settimanali, eccetera, è di vitale importanza trovare nuovi lettori in quanto, se la rivoluzione digitale ha travolto il sistema classico di fare informazione, essa ha contribuito in modo determinante a indebolire le entrate della carta stampata.

Oggi la pubblicità viene assorbita dai vari mammut di Internet e dai molti social che giornalmente incontriamo. Non dimentichiamoci però le varie redazioni che ogni giorno si impegnano per presentare in modo corretto articoli, inchieste e altro, ai loro lettori.

In diversi Stati si sta presentando la relativa fattura ai vari gruppi che partecipano ai social.

La proposta del nostro ministro Albert Rösti, (dal 1° gennaio del 2023 a capo del DATEC che, fra le diverse sue competenze, si occupa anche delle reti di comunicazione) è di introdurre anche nella Confederazione un «diritto d’autore» che permetta agli editori di presentare il conto ai giganti del web che ne sfruttano i contenuti. Questa idea dovrà avere una base legale, e dovrebbe essere il Dipartimento federale di giustizia a elaborare la norma volta a spezzare questa spirale. Spirale che, a suo tempo, fu avviata da giornali e giornalisti che poi si sino resi conto che non era così interessante come si credeva all’inizio.

Se in passato fra i social media e news vi era un certo matrimonio, oggi come oggi siamo al divorzio. Per gli editori si apre una nuova possibilità offrire, nell’era del «deepfake» e dell’intelligenza artificiale, nuove etichette che garantiscano maggior fiducia.

Nei recenti conflitti in Ucraina e medio Oriente si è assistito a messaggi incontrollabili per influenzare l’opinione pubblica.

FRG

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