Alcuni pensieri e riflessioni sull’iniziativa per la limitazione

Set 18 • L'opinione, Prima Pagina • 11 Views • Commenti disabilitati su Alcuni pensieri e riflessioni sull’iniziativa per la limitazione

Prof. Dr. Arturo Romer, Fisico teorico

  1. a) Che cosa rende forte il nostro paese: libertà, pace, indipendenza, autodeterminazione, democrazia diretta, stabilità politica, federalismo, non-appartenenza all’UE, alta qualità di vita, rispetto per l’ambiente, un eccellente sistema formativo, ottimi rapporti con tutte le nazioni del mondo, ottime relazioni economiche con molti paesi del mondo, solidarietà a livello mondiale, apertura al mondo, neutralità. Siamo un paese stimato dappertutto e tale vogliamo restare.
  2. b) Iniziativa per la limitazione: un SÌ non significa la fine del mondo. Tutte le forze elencate al punto a) rimarrebbero inalterate anche con un SÌ all’iniziativa per la limitazione. Vogliamo tuttavia in futuro decidere noi chi entra nella nostra “casa”. Sicuramente non verremo emarginati. Vogliamo sottoscrivere con molte altre nazioni di tutto il mondo degli accordi commerciali efficaci, equi e costruttivi. Vogliamo continuare a garantire alle nostre future generazioni lavoro, un’alta qualità di vita, dei valori positivi e la libertà. La Svizzera è un paese fortemente inserito nell’economia mondiale. La nostra economia è da sempre caratterizzata da un forte orientamento internazionale. Il nostro benessere dipende perciò in gran parte dal commercio internazionale di merci e di prestazioni di servizi, come pure da un’attività d’investimento transfrontaliera. L’accesso al mercato è garantito dall’accordo di libero scambio del 1972 e dall’accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Oltre il 95% delle nostre transazioni commerciali è consolidato tramite il WTO. La circolazione delle persone, più libera possibile con l’intero mondo, presuppone una gestione dell’immigrazione.
  3. c) La ricerca significa futuro: anche nel caso di un «SÌ», dovremo investire ancora di più nel nostro sistema di formazione, perché c’è assolutamente bisogno di più ricerca, sviluppo e innovazione, nella collaborazione internazionale. In materia di formazione e sviluppo, dobbiamo restare fra i primi al mondo. La collaborazione internazionale nell’ambito della ricerca e dello sviluppo rimane un requisito indispensabile. Persone creative e intelligenti devono particolarmente essere motivate, sostenute e incoraggiate. Ciò ci garantisce anche per il futuro un’economia svizzera forte e competitiva.
  4. d) Coronavirus: la crisi del coronavirus in Europa mostrerà nei prossimi mesi i segni di ferite ancora più profonde: elevata disoccupazione, maggiore indebitamento, diversi fallimenti, delocalizzazioni, eccetera. Anche la Svizzera risentirà ancora molto fortemente nei prossimi mesi della crisi del coronavirus: aumenteranno i licenziamenti, la disoccupazione continuerà a crescere. Nei prossimi mesi, molte aziende chiuderanno definitivamente. Abbiamo perciò il diritto di pensare anche a noi stessi, il che va decisamente nel senso di un «SÌ»!
  5. e) La clausola ghigliottina: il 21 aprile 2000, il nostro popolo ha approvato i Bilaterali I. In quel momento non si è sicuramente chiarito a sufficienza il significato assurdo e ricattatorio della clausola ghigliottina. Non possiamo continuare a tollerare una tale clausola. “Vogliamo essere liberi come lo erano i nostri padri”. Persino la consigliera nazionale Petra Gössi (presidente PLR) ha chiesto nel 2017 l’abrogazione di questa clausola indegna!
  6. f) Fiducia in sé stessi: perché, come paese, dovremmo perdere la fiducia in noi stessi? Il secolo scorso, la nostra neutrale «Willensnation» è sopravvissuta, con sacrifici, rinunce e volontà di difesa, a due guerre mondiali. Due guerre di indescrivibile brutalità che infuriavano proprio in tutta l’Europa!
  7. g) Iniziativa per la limitazione, apertura al mondo e manodopera: anche in futuro non ci isoleremo. Al contrario, sottoscriveremo/dovremo sottoscrivere ancora con diverse nazioni del mondo degli accordi commerciali equi, a parità di diritti e senza ricatti. L’iniziativa per la limitazione non significa assolutamente chiusura delle frontiere svizzere. Anche in futuro potremo reclutare all’estero della manodopera qualificata. Ma dobbiamo poter decidere autonomamente chi arriva e quando. Le imprese svizzere potranno, anche in caso di accettazione dell’iniziativa per la limitazione, trovare la manodopera necessaria in tutto il mondo (anche nell’UE). L’accesso al mercato UE è regolato e assicurato fin dal 1972 dall’accordo di libero scambio fra la Svizzera e l’UE. Questo accordo è automaticamente esteso a ogni nuovo membro dell’UE. Gli accordi bilaterali I, secondo le stime dell’economista Rudolf Strahm, rendono possibile solo il 5% delle esportazioni svizzere verso l’UE!
  8. h) Ricerca, collaborazione CH-UE: Messaggio concernente il finanziamento della partecipazione della Svizzera alle misure dell’Unione europea nel settore della ricerca e dell’innovazione negli anni 2021–2027 (pacchetto Orizzonte 2021–2027), del 20 maggio 2020: La partecipazione della Svizzera alle misure di R&I dell’UE negli anni 2021–2027 non dovrebbe quindi dipendere dall’accordo istituzionale, circostanza confermata pubblicamente anche dalla Commissione europea (intervista radiofonica con il commissario dell’UE Johannes Hahn a dicembre 2019). In nome del Consiglio federale svizzero: La presidente della Confederazione: Simonetta Sommaruga, Il cancelliere della Confederazione: Walter Thurnherr”.
  9. i) Iniziativa per la limitazione e accordo-quadro CH-UE: Un «NO» all’iniziativa per la limitazione è un “SÌ” all’accordo-quadro! L’accordo-quadro nella sua forma odierna sarebbe la fine della nostra democrazia diretta, una via verso la sottomissione totale. La ripresa dinamica (= automatica) del diritto UE sarebbe una inequivocabile rinuncia alla nostra attuale autodeterminazione.

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