Il Rabadan e finito, ma molti non ci stanno

Mar 19 • L'opinione, Prima Pagina • 16 Views • Commenti disabilitati su Il Rabadan e finito, ma molti non ci stanno

 

Abbiamo toccato il fondo! Ci siamo accorti del tonfo dopo aver seguito i dibattiti e le opinioni in TV dei soliti noti. Ancora una volta, i rosso-verdi non si sono smentiti: «bisogna ricorrere contro il risultato, perché a noi non sta bene» (sic!)

Avete capito come ci siamo ridotti? Questi arroganti atteggiamenti cominciano seriamente a darci sui nervi!

Eh già, ti pareva! In particolare, non si vuole accettare quello sull’iniziativa anti-burqa (52,2% di SI dell’elettorato e maggioranza dei Cantoni) risultato evidentemente sgradito a coloro che della democrazia hanno un’idea a dir poco confusa. Ai Molinari, «anarchici» per sentito dire, ricordiamo che la sharia non permette l’autogestione.

Non è la prima volta che si mette in discussione un responso scaturito dalle urne. A metterci del suo, la CF Keller-Sutter la quale, serafica, si è lasciata andare dicendo: «…comunque, risultato a parte, ogni Cantone potrà decidere se applicare o no il divieto» (sic!)

Ma questa, si rende conto della sparata, oppure ha seri problemi di connessione tra il labiale e il cervello? Ma andiamo a votare per cosa, per lasciare tutto come prima?

Il sovrano ha deciso, piaccia o no agli imam, all’ONU, alla sinistra e kompagni di merenda dai colori variegati. In Svizzera imbacuccati con il burqa non si circola, il Carnevale è finito! Notoriamente, abbigliati con certi indumenti a Riad, Gedda o a Medina, non puoi metterci piede, altrimenti sono cavoli amari e ti fanno un mazzo così!

Eppure, certe comparse della politichetta della gauche caviar,  si sentono in dovere di  giustificarsi, di scusarsi perché il popolo – secondo il  loro illuminato pensiero – ha sbagliato decidendo che del fanatico, insidioso islam politico non ne vuole assolutamente sapere. Se non lo terremo a bada, neutralizzandolo, saranno guai. Si continuerà a contare i morti. Quando si contano e si piangono, le fiaccolate e le parole di circostanza e solidarietà non servono a nulla. Ci siamo già passati e accadrà ancora.

Purtroppo, dobbiamo constatare che a prevalere è sempre il «pensiero unico», quello propagandato dagli influencer del politicamente corretto a ogni costo (che palle!). Serve a fagocitare coloro che non sanno riflettere con la propria testa e che, per non essere tacciati di «islamofobia, patriarcato, razzismo, arretratezza culturale e anticonformismo», sarebbero disposti a farsi tagliare la gola o la testa! Il Festival di Sanremo è finito, quello del multikulti prosegue indisturbato con le solite, insulse canzonette.

Secondo Greta Gysin (nostra signora dei rosso-verdi) che citiamo: « Un divieto del burqa e del niqab in Svizzera sarebbe controproducente».

Scusi, signora: per chi sarebbe controproducente? Intende forse dannoso per i potenziali fanatici che sempre più spesso e stupidamente ci portiamo in casa e che non possiamo nemmeno espellere? Se si sentono offesi, non devono fare altro che andarsene da dove sono venuti. Tranquilli, nessuno li rimpiangerà!

Fra questi graditi ospiti,  ci sono anche degli ex jihadisti colpevoli di massacri orribili. Si preoccupa forse per loro? Guardi che stiamo parlando di strisciante «inquinamento» della nostra cultura occidentale, e del futuro di questo sempre più disastrato continente, grazie alla cricca di Bruxelles, della quale vorreste far parte. Noi ci preoccupiamo soprattutto delle nostre generazioni future. È così difficile da capire?

Della coerenza delle nostre pseudo femministe nostrane, abbiamo già scritto. Quella che si dimostra fra un aperitivo e l’altro, discutendo di diritti delle donne e quote rosa, sostenendo – il solito mantra – che in Svizzera, le donne che si mascherano con burqa e affini, citiamo: «sono un numero esiguo e quindi non c’è motivo di angustiarsi». Quindi dobbiamo stare tranquilli e sereni?

Quelle donne, faranno dei figli e non saranno pochi! Ciò dovrebbe indurci a ragionare, a riflettere quale tipo di educazione e valori daranno loro. Di certo non saranno i nostri, poco ma sicuro, e non facciamoci illusioni sull’integrazione: a loro non interessa!

Quindi, citando Giorgio Ghiringhelli: «questione di principio e non di numeri!».

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