Accordo-quadro con l’UE: “abbiamo le palle” o no?

Gen 7 • L'opinione, Prima Pagina • 6 Views • Commenti disabilitati su Accordo-quadro con l’UE: “abbiamo le palle” o no?

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Di che cosa si tratta? Dell’accordo-quadro con l’UE, naturalmente

Le discussioni su questo accordo si stanno ormai trascinando da anni senza fine e senza risultati. Anzitutto, a causa della Svizzera perché (grazie a Dio) siamo fondamentalmente in disaccordo, e da parte dell’UE soprattutto a causa della Brexit. Ma adesso la Brexit è cosa fatta, l’accordo di rescissione fra gli Inglesi e l’UE è stato raggiunto. L’UE ha fatto un passo indietro, derogando ai suoi sacri princìpi che si presumevano intoccabili. Boris Johnson, negoziando con determinazione fino all’ultimo, ha ottenuto che la Gran Bretagna possa mantenere buone relazioni commerciali con l’UE, senza per questo dover sottostare al diritto europeo – né tantomeno dovendolo riprendere “dinamicamente” (ossia adottare automaticamente ogni nuova legge emanata dall’UE). Ed escludendo dall’accordo Brexit il ruolo determinante di giudice unico della Corte di giustizia UE.

Che cosa significa per la Svizzera?

Anche la Svizzera si trova impantanata in altrettanto difficili negoziati con l’UE concernenti la prosecuzione degli accordi bilaterali, quanto gli Inglesi lo erano con la Brexit. In un accordo-quadro, l’UE pretende dalla Svizzera una servile sottomissione a tutte le sue attuali e future fantasiose norme. Altrimenti, ci minaccia con il cartellino rosso. Pretende una totale rinuncia alla nostra sovranità nazionale.

Che cosa significa dunque per la Svizzera, dal punto di vista negoziale, il successo duramente conquistato dagli Inglesi nella questione del mantenimento della loro sovranità dall’UE? Può e deve l’accordo Brexit servirci da modello nei nostri negoziati sull’accordo-quadro?

La Svizzera rimane per il momento divisa

I primi a essere unanimi in questo paese dopo il compromesso della Brexit sono stati gli euroturbo. Il rapporto della Svizzera con l’UE sarebbe, a causa dei bilaterali, “del tuuuuuutttto” diverso da quello degli Inglesi. Lo dicono quelli che non vorrebbero aspettare domani per essere membri a pieno titolo dell’UE. Invece di esortare il nostro governo a condurre delle dure contrattazioni, si superano già sin d’ora per prese di posizione disfattiste, secondo cui l’UE, nei negoziati con la Svizzera sull’accordo-quadro, “mai e poi mai sarà disposta” a fare delle concessioni in materia di sovranità svizzera.

Ciò ha però portato a far sì che (accanto agli oppositori dichiarati dell’accordo-quadro, ossia l’UDC) perfino alcuni politici di altri partiti (PLR, PPD e PS) dicano, seppure riluttanti e molto prudenti, che nei negoziati con l’UE forse magari si potrebbe in ginocchio chiedere, ma con prudenza, qualche minima concessione per ciò che concerne la sovranità.

Di certo la svizzera è lungi dall’essere importante quanto la Gran Bretagna, ma…

L’Inghilterra dispone di migliori carte nel poker con l’UE per ciò che riguarda la politica di potere, militare e internazionale. Ma economicamente e finanziariamente, la Svizzera ha in mano delle carte altrettanto buone per porre all’UE le sue condizioni in materia di sovranità, e non limitarsi a qualche minima interpretazione dell’accordo per quanto concerne la protezione dei salari, gli aiuti statali o la direttiva sulla cittadinanza europea. Ma, appunto, queste buone carte bisogna anche saperle giocare al momento giusto.

Certo, l’UE costituisce per la Svizzera un partner commerciale estremamente importante – e i bilaterali facilitano lo scambio di merci. Ma la cosa è reciproca. Anche noi siamo per l’UE un partner quasi altrettanto importante (per gli Stati UE che ci circondano, in particolare per le regioni confinanti con noi, addirittura il più importante), le statistiche del commercio parlano chiaro. Inoltre, centinaia di migliaia di frontalieri da Francia, Italia, Germania e Austria  trovano quotidianamente lavoro in Svizzera e percepiscono da noi un reddito che mai riuscirebbero a ottenere nel loro paese d’origine (la libera circolazione delle persone lo rende possibile). In aggiunta, grazie all’accordo sui trasporti terrestri – a suo tempo infelicemente stipulato con l’UE dall’allora consigliere federale PS Leuenberger – tutti i camion UE beneficiano di tariffe ridicolmente basse per attraversare quotidianamente la Svizzera, tariffe che da tempo – con l’applicazione dell’iniziativa delle Alpi – sarebbero dovute essere perlomeno quintuplicate (questo accordo andrebbe rinegoziato con la massima urgenza).  E a proposito dei controversi settori della ricerca e della formazione, ossia dei relativi euro-programmi: la Svizzera investe da anni decine di milioni in questi programmi, paghiamo tutto sommato più di quanto ne beneficiamo. Perché i nostri politecnici e le nostre università, leader a livello europeo, garantiscono agli studenti e ricercatori dell’UE praticamente un accesso illimitato. Infine, paghiamo miliardi di franchi quali “contributi di coesione” all’UE, subendo tuttavia da quest’ultima solo pesanti vessazioni come, per esempio, nel caso dell’equivalenza borsistica. Ma siamo matti?

Per riassumere: una collaborazione con l’UE è sicuramente d’interesse reciproco. Ma nel caso di un eventuale accordo-quadro (o al suo posto?), non sarebbe più imperativo un drastico ripensamento generale delle relazioni, invece di qualche correzione puramente cosmetica dell’attuale testo dell’accordo? Ma per esigere questo dall’UE è necessario un po’ di coraggio da parte nostra, bisogna – come detto all’inizio – “avere le palle”.

Signora Leu, veda di farlo!

La signora Livia Leu è ora, subentrando al suo totalmente eurofilo predecessore Balzaretti, la nuova capo-negoziatrice della Svizzera con l’UE, in materia di accordo-quadro. Cosa dovrebbe ottenere, sta scritto nelle stelle. Naturalmente non ci si può aspettare da  lei, quale donna, che “abbia le palle”. Ma anche se le avesse, ciò non servirebbe a granché. Perché la povera signora non può ottenere da Bruxelles più di quanto le verrà ordinato nel mandato negoziale della Berna federale. È perciò il Consiglio federale che dovrebbe “avere le palle”, e allora si mette male:

  • il consigliere federale Parmelin, quale presidente, è relegato controvoglia al ruolo di portavoce di un governo disunito,
  • Berset affonda senza speranza nel pantano della pandemia di coronavirus,
  • Karin Keller-Sutter tenta disperatamente di salvare il fallimentare sistema di Schengen/Dublino,
  • Simonetta Sommaruga, a causa del sovraffaticamento durante l’anno presidenziale, è in una letargica posizione d’attesa socialista e pro-europea,
  • Ueli Maurer dovrà lasciare al suo successore il compito di coprire l’enorme corona-deficit e pagare per tutte le decisioni sbagliate inerenti all’UE,
  • Viola Amherd, in politica europea, si sposta dal centro all’”Alleanza di centro”, dove sembra al momento trovarsi a suo agio,
  • e il nostro ministro degli esteri Cassis che, prima della – e soprattutto per la – sua elezione in Consiglio federale, parlava appassionatamente del suo famoso “tasto reset” in materia di UE, è diventato molto, molto, molto silenzioso.

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