Christoph Blocher all’Albisgüetli

Gen 30 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 1545 Views • Commenti disabilitati su Christoph Blocher all’Albisgüetli

Lo scorso 19 gennaio 2018 ha avuto luogo il 30° incontro UDC dell’UDC del canton Zurigo. Riportiamo qui di seguito una prima puntata del discorso di Christoph Blocher. Il seguito sarà pubblicato nei prossimi due numeri de Il Paese.

I. Prologo

«Ja, du bist frei, mein Volk, von Eisenketten, Frei von der Hörigkeiten alter Schande;
Kein Hochgeborner schmiedet dir die Bande, Und wie du liegen willst, darfst du dir betten!

Doch nicht kann dies dich vor der Herrschaft retten, Die ohne Grenzen schleicht von Land zu Lande;
Ein grimmer Wolf in weichem Lammsgewande, Schafft sie zum Lehn sich all’ bewohnte Stätten.

Wenn du nicht völlig magst den Geist entbinden Von ihres Dunstes tödlicher Umhüllung,
Nicht tapfer um der Seele Freiheit ringen:

So wird der Feind stets offne Tore finden, All Deinem Werke rauben die Erfüllung,
Und jede Knechtschaft endlich wiederbringen!1

(Libera traduzione in italiano:
“Sì, mio popolo, sei libero da catene di ferro, libero dalle antiche vergognose sottomissioni;
nessun nobile forgia le tue catene,
e hai il diritto di giacere come vuoi.

Ma ciò non può salvarti dalla dominazione,
che senza confini striscia da paese a paese;
un feroce lupo, ammantato in una soffice pelle d’agnello,
vuole assoggettare tutti i territori abitati.

Se non riesci a liberare totalmente il tuo spirito
dal suo tenebroso e mortale abbraccio,
se non lotterai coraggiosamente per la libertà della tua anima,

il nemico troverà sempre le porte aperte,
per rubare tutti i frutti della tua opera
e riportarti alla servitù”)

1 Gottfried Keller: Gedichte, Heidelberg: Akademische Verlagshandlung von C. F. Winter, 1846, p. 89

È così che il nostro grande poeta zurighese Gottfried Keller fa l’elogio della libertà e della maturità della Svizzera. Il titolo di questo poema si riduce a tre parole: messa in guardia.

Si era nel 1846, dunque poco prima dell’entrata in vigore della Costituzione federale del 1848. Gottfried Keller sapeva che anche da noi, poco tempo prima, dei sovrani avevano regnato su dei sudditi unicamente in ragione della loro nascita. Dei balivi urbani risiedevano nei castelli svizzeri. Le assemblee e le insurrezioni per la libertà democratica erano severamente punite. La prigione, delle punizioni corporali, la gogna e addirittura la decapitazione attendevano i manifestanti. Gli abitanti delle campagne zurighesi ne sapevano qualcosa. Ma non si lasciarono intimidire e insorsero lo stesso.

In una memorabile “Giornata di Uster” del 1830, il popolo della campagna affrontò l’autorità, esigendo libertà e democrazia. Già un anno più tardi, Zurigo fu il primo cantone svizzero a dotarsi di una costituzione liberale e democratica.

Delle spedizioni di corpi armati furono organizzati contro gli avversari di una nuova Costituzione liberale. Anche Gottfried Keller marciò con loro. (Sembra tuttavia che non andò molto lontano, non riuscendo a resistere al richiamo delle taverne. Quando, piuttosto alticcio, rientrò a Zurigo, avrebbe domandato a un gendarme dove abitasse Gottfried Keller. Costui, sorpreso, gli rispose: “Ma è lei, Gottfried Keller!”. Risposta seccata del poeta: “So bene di essere Gottfried Keller. Io le chiedo dove abita!”)

Cedendo alle pressioni popolari, il giovane Stato federale del 1848 si diede una Costituzione liberale e democratica. Era la fine della servitù, e Gottfried Keller se ne rallegrava:

“Sì, mio popolo, sei libero da catene di ferro,
libero dalle antiche vergognose sottomissioni;
nessun nobile forgia le tue catene,
e hai il diritto di giacere come vuoi.”

Ma Gottfried Keller conosce gli esseri umani e la vita. Conosce i governanti, il potere, la malvagità degli uomini. Il suo giubilo è perciò immediatamente seguito da una preoccupata messa in guardia: fate attenzione, Svizzeri, altrimenti vi si toglierà la vostra libertà!

” Ma ciò non può salvarti dalla dominazione,
che senza confini striscia da paese a paese;
un feroce lupo, ammantato in una soffice pelle d’agnello,
vuole assoggettare tutti i territori abitati.”

Svizzera libera, bada a te e prega!

La nostra libertà è minacciata sempre e dappertutto. In ogni epoca. “Il più pio non può vivere in pace, se ciò dipende dal suo cattivo vicino!” Questa saggezza figura nella pièce teatrale Guglielmo Tell di Friedrich Schiller.2 Ogni generazione deve ricominciare la lotta per la libertà, avverte Gottfried Keller.

Già nel 19° secolo, le potenze europee rifiutavano di accettare che la Svizzera si dotasse di una Costituzione federale liberale. Già in quell’epoca, le rivendicazioni e le minacce non conoscevano frontiere nazionali.

Gottfried Keller ha descritto in termini quasi gentili gli attacchi contro la Svizzera bramosa di libertà: il lupo si nasconde sotto una “soffice pelle d’agnello”. E quindi, c’è chi ancora oggi si rivolge a noi con voce melliflua per dirci:
• “Cari amici svizzeri, è solo per il vostro bene che noi, le grandi potenze europee, vi diciamo che cosa dovete fare. Il nostro potere non vi porta che vantaggi!” È così che ci si parlava un tempo ed è così che ci si parla tuttora.

• “Cari amici svizzeri, il modo più semplice per voi di agire è di decidervi per l’Europa. Apparteniamo tutti alla stessa famiglia, siamo tutti per la pace in Europa, per la prosperità e l’uguaglianza. È nel vostro interesse farne parte.” Ecco ciò che ci si sussurrava alle orecchie un tempo, ed ecco ciò che, senza dubbio, si continuerà a sussurrarci in futuro.

• “Vedete, cari amici svizzeri, se rinunciate volontariamente ai vostri diritti di libertà, avrete meno problemi. Noi vi amiamo tutti e non vogliamo che il vostro bene. Firmate quindi questo accordo-quadro e non avrete più preoccupazioni. Chiamiamolo accordo d’amicizia.”

Poi, la voce cambia e diventa quella di un padre amorevole, ma severo: “Ma l’amicizia, cari amici svizzeri, esige anche sottomissione. E quelli che rifiutano di sottomettersi devono assumersene la responsabilità. In questo caso, subirete delle misure di compensazione. Non è certamente questo che volete.”

Lo sapeva anche Gottfried Keller, da cui la sua messa in guardia:

Se tu, popolo svizzero, ti lasci assopire dalla dolcezza del tono e dalle lusinghe, se non puoi resistervi e se non difendi coraggiosamente la tua libertà, se non ti rendi conto dell’”abbraccio mortale” di una potenza che vuole sottometterti e soffocarti, allora ti succederà ciò che Gottfried Keller ha annunciato in termini che non potrebbero essere più chiari:

“allora il nemico troverà sempre le porte aperte, per rubare tutti i frutti della tua opera e riportarti alla servitù.”

Quando il poeta stava componendo questo sonetto, soffriva ancora la fame. La Svizzera piangeva migliaia di morti nel 1847, a causa di carestie conseguenti  a cattivi raccolti. Nonostante tutte le subdole promesse che gli furono fatte, il nostro paese scelse l’ardua via del “Sonderfall”, in questo caso la via della libertà.
E, o sorpresa, la Costituzione liberale del 1848 ha generato i suoi effetti benefici nel corso dei decenni e dei secoli. Essa non promoveva direttamente, non offriva nulla ai cittadini e non faceva regali. Ma garantiva l’indipendenza della Svizzera, i diritti democratici ed economici, una neutralità permanente e armata e un’economia di mercato aperta al mondo. Ecco, Signore e Signori, la vera base della libertà e della prosperità della Svizzera, e non i vani blablabla sulla globalizzazione e degli accorducci bilaterali.
Signore e Signori, a volte ho l’impressione che Gottfried Keller sia un nostro contemporaneo. Ma nel 19° secolo, la sua saggezza, la sua lungimiranza e il suo impegno per i “diritti di libertà” dei cittadini costituivano un messaggio benvenuto ed entusiasmante. Oggi, il poeta e il suo messaggio sarebbero violentemente denigrati. Quantomeno, lo sarebbero nella Berna federale e nei media allineati. Gottfried Keller sarebbe un predicatore nel deserto. E certamente lo si taccerebbe di populista.
Noi dell’UDC lo sappiamo bene: se la Svizzera è così meravigliosa, è perché ha avuto finora la forza, la saggezza e la volontà di difendere la sua indipendenza, la sua democrazia diretta e la sua neutralità permanente e armata. Essa ha saputo resistere alle minacce e ai ricatti delle grandi potenze e non è caduta nella trappola delle loro belle promesse.

2 Friedrich Schiller: Guglielmo Tell, pièce teatrale, 1a edizione, Tübingen, J. G. Cotta, 1804.

• Fu così anche nel 1848 – dunque due anni dopo la poesia di Gottfried Keller – quando la Confederazione ebbe il coraggio di trasformare, contro la volontà degli Stati vicini, una flessibile alleanza fra Stati in uno Stato federale liberale e democratico. Tutti i paesi vicini – delle monarchie – proferirono minacce e fecero pressioni sulla Svizzera, affinché questa non diventasse un caso particolare di libertà nel cuore dell’Europa. La Francia minacciò di attaccare militarmente la Svizzera, ammassando le sue divisioni alle sue frontiere. Ma il padre della Costituzione federale, il presidente della Dieta e futuro consigliere federale bernese Ulrich Ochsenbein, reagì con le parole seguenti: “E se accadesse l’inverosimile, se un’ingerenza straniera negli affari interni della Confederazione dovesse essere tentata, allora il mondo deve sapere che la Svizzera, forte del suo diritto e delle simpatie che risveglia nei popoli liberi e che si battono per la loro libertà, saprà difendersi fermamente e sacrificarsi fino all’ultima goccia di sangue.”3

In altre parole: potete certamente tentare di farci cedere con la violenza alle vostre pretese. Ma allora sarete scacciati dai vostri troni dai vostri stessi popoli!

Continua nel prossimo numero

3 Rolf Holenstein: “Ochsenbein, Erfinder der modernen Schweiz”, Basilea 2009, p. 235.

Comments are closed.

« »