Speciale «200 franchi bastano!»

Feb 21 • Iniziative e referendum, L'opinione, Prima Pagina • 670 Views • Commenti disabilitati su Speciale «200 franchi bastano!»

In questa pagina abbiamo raccolto qualche opinione giuntaci dai nostri lettori, in vista della votazione dell’8 marzo.

Meno canone, più chiarezza sul servizio pubblico

Cleto Ferrari – Consigliere comunale Gambarogno

Nel dibattito sull’iniziativa dei 200 franchi si parla molto di tagli e poco di priorità e cambiamenti.

Eppure, il testo dell’iniziativa è chiarissimo: il mandato pubblico riguarda informazione, approfondimento, cultura, coesione nazionale e minoranze linguistiche. È su questo che la SSR deve concentrarsi.

Per svolgere questo compito con il nuovo canone proposto dagli iniziativisti, la SSR disporrebbe comunque di uno zoccolo fisso sicuro, di oltre 800 milioni di franchi l’anno. Non esattamente una cifra da «smantellamento». Il vero nodo non è la mancanza di risorse, ma come vanno impiegate.

Un dato è particolarmente rivelatore: solo poco più del 50% delle ore di emissione della SSR rientra oggi negli ambiti centrali del mandato pubblico. Spazio per un qualche ritocco esiste.

È qui che l’iniziativa crea un salutare scossone e obbliga le attuali strutture pesanti e costose a diventare più flessibili e dinamiche.

Il paragone con il Gruppo Teleticino è istruttivo: poco più di 5 milioni di franchi di canone, contro oltre 250 milioni della RSI.

L’iniziativa esenta inoltre le imprese dal canone, correggendo un’evidente ingiustizia.

I cambiamenti nel nostro modo di vivere e nell’uso delle risorse disponibili sono una costante. Trent’anni fa non avrei mai pensato di spendere per informarmi e comunicare ciò che oggi spendo in tempo e denaro. Se poi guardo come usano il loro tempo libero i miei figli e i giovani in generale, i cambiamenti sono divenuti sostanziali e, a confronto, la SSR sembra ingabbiata in strutture per dinosauri.

Tra i cambiamenti annovero anche lo stato del borsellino delle famiglie e della società in generale. Ad esempio, tanti in questi giorni hanno ricevuto la bolletta dell’elettricità della SES (Società Elettrica Sopracenerina). Pur facendo risparmi concreti devono sborsare molto, molto di più. Ma non solo. Pensiamo agli aumenti del settore assicurativo, auto e immobili in primis, per poi non parlare del pozzo senza fine della cassa malati. Oppure comuni e cantone che stanno ritoccando verso l’alto l’esborso per qualsiasi prestazione giornaliera, che sia un posteggio o un documento necessario.

Non penso che i giovani trascorrano così tanto tempo sulla SSR come facevamo noi che non avevamo molte alternative. Un adeguamento anche del canone SSR a tutti questi cambiamenti dovrebbe essere naturale, scontato, salutare, e invece volano parole grosse come «smantellamento». Un’opposizione così rigida al nuovo che avanza è estemporanea. 

«200 Franchi bastano!» sarebbe una buona notizia utile per tutti.

La RSI non critica l’Islam… e allora 200 franchi bastano

Giorgio Ghiringhelli
Fondatore e coordinatore del movimento politico «Il Guastafeste»

Tra pochi giorni si voterà sull’iniziativa che chiede di diminuire da 335 a 200 franchi il canone radiotelevisivo. Questo giornale ha pubblicato a più riprese molte valide e condivisibili ragioni per votare a favore di questa iniziativa. Le argomentazioni degli oppositori, secondo cui l’indebolimento del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe conseguenze negative per l’intero sistema dei media, e dunque per il pluralismo e il confronto democratico, non mi hanno convinto, per cui ho deciso che voterò a favore dell’iniziativa.
In un volantino a favore del NO, distribuito negli scorsi giorni a tutti i fuochi, si legge che il contributo annuale della RSI all’economia della Svizzera italiana ammonta a 205 milioni di franchi, che in buona parte servono per pagare gli stipendi di 1435 persone, di cui 450 impiegati in altre aziende della regione. Già, ma chi è costretto a pagare il canone non lo fa certo con l’altruistico scopo di creare posti di lavoro. Perché se il fine del canone fosse quello di garantire un’occupazione lautamente remunerata a una casta di giornalisti e tecnici radiotelevisivi, allora, seguendo lo stesso principio, si dovrebbe introdurre l’obbligo di abbonarsi ai giornali, in modo da evitare chiusure (ricordate il Giornale del Popolo?) e licenziamenti in questo meno privilegiato settore mediatico. Se invece lo scopo del canone fosse soprattutto quello di garantire un’informazione imparziale e pluralistica, approfondimenti e cultura, allora ci si potrebbe chiedere se sia proprio necessario mantenere un esercito di un migliaio di persone per coprire le esigenze della Svizzera italiana.
Sono convinto che a livello nazionale vi siano ampi spazi per risparmiare e che, anche con qualche centinaio di impiegati in meno, la RSI potrebbe continuare a svolgere la sua funzione principale. Guardate ad esempio Teleticino: con mezzi finanziari infinitamente inferiori e con poche decine di persone riesce a proporre un’informazione più accattivante e frizzante rispetto a quella della RSI, che non è poi così pluralistica e imparziale come i suoi difensori pretendono di far credere.
Spesso si spaccia per informazione quella che invece è attivismo ideologico e propaganda (ovviamente sempre di sinistra…): pro immigrazione, pro accordi con l’UE, pro cultura woke, pro-Green Deal, pro-Pal, eccetera. E mai una volta che si abbia il coraggio di sfidare l’accusa di islamofobia (vale anche per i due quotidiani…) affrontando con approfondimenti seri il tema di vitale importanza dell’incompatibilità dell’islam politico e totalitario con la nostra società, dando voce a critici di fama internazionale come, ad esempio, gli svizzeri Sami Aldeeb, Mireille Vallette, Amine Abdelmajide e Saida Keller-Messahli, o l’italiano Magdi Allam, o il francese Boualem Sansal.
E allora, meglio avere un eventuale indebolimento del servizio pubblico radiotelevisivo che continuare a pagare il canone più caro del mondo per avere un servizio che, con il suo codardo e autolesionista silenzio, favorisce l’islamizzazione del nostro paese e, in prospettiva, la nostra sottomissione all’islam, con conseguente perdita delle nostre libertà (fra cui quella di stampa).

Le malefatte del globalismo

Anna Lauwaert
Loco

Dopo il 1945, un «Governo mondiale» si è imposto con l’UE e le sue Direttive, la NATO e le sue «Guerre illegali» (cf. il ticinese Daniele Ganser) – abolizione di nazioni, frontiere e cultura – droga, immigrazione, unisex, woke lgbt, ecc. – il Forum Economico Mondiale WEF di Davos e i suoi Young Global Leaders infiltrati in tutti i governi – le organizzazioni sopranazionali: l’Organizzazione Mondiale della Salute OMS che vieta ai medici di curare ma impone vaccinazioni, ONU, UNESCO, UNICEF, FAO, FMI, OMC, OIT, ecc. ma anche il WWF col suo rewilding, lupo & Co (vedi la lista di 4 pagine su wikipedia). L’organo di propaganda del globalismo è la rete delle radiotv di Stato che hanno imposto mondialmente l’ideologia: Covid, vaccino, clima, ambientalismo (cf. parco locarnese, rewilding, lupo) sanzioni contro la Russia, guerra in Ucraina, ecc. Però la stampa alternativa e i «complottisti» avevano capito: già nel 2022, l’economista Charles Gave spiegava su Sud-Radio che le sanzioni contro la Russia significavano il suicidio dell’economia europea. Oggi, la Germania lo ammette e chiede il ritorno del gas russo, anzi vuole che l’Ucraina risarcisca per l’esplosione del NordStream. Il Nobel Montagnier ha subito denunciato la truffa Covid, oggi l’affare Epstein rivela che già nel 2015 Epstein e Gates complottavano pandemie… Poi è venuto il boom della «transizione ecologica» con auto elettriche, pannelli solari, turbine eoliche, ecc. Oggi si sa che «specchi magici e mulini a vento» (cf C.Gave) producono energia intermittente, allorché serve energia costante e quindi devono supplire centrali a gas e a carbone. Oggi, il cittadino ha ridotto il suo consumo di elettricità ma paga di più e l’economia soffre… a causa di ideologie. Quali sono i vantaggi per la Svizzera di sanzioni contro la Russia che non ci ha fatto nulla?

Il peggio è l’affare Covid-vaccino con oggi la morte improvvisa dell’adulto, turbo cancro, malattie cardiache e degenerative. Quali conseguenze per i bambini? crescita? riproduzione? salute? Anzi, negli USA si ipotizza che i vaccini causino autismo addirittura per 1 bambino su 19. Oggi, tutta l’impalcatura mondialista implode e trascina con se il suo organo di propaganda cioè le radiotv di Stato che non hanno informato ma ingannato. Il popolo ora dice stop: 200 franchi bastano e avanzano. Per le vittime delle propagande (norme, prezzi, vaccino, lupo…) non c’è «né perdono, né oblio».

RSI: servizio pubblico a geometria variabile

L’UDC Ticino denuncia senza mezzi termini un atto di censura politica: la RSI ha deliberatamente disertato la conferenza stampa del Comitato ticinese contro la tassazione individuale. Non un errore, non una svista, ma una scelta consapevole. I numeri smascherano l’ipocrisia. Teleticino e Radio 3iii, che insieme ricevono circa 5 milioni di franchi di canone, hanno informato correttamente. La RSI, che incassa circa 280 milioni di franchi – oltre 50 volte tanto – non si è nemmeno degnata di presentarsi. Chi riceve decine di volte più soldi pubblici si permette di oscurare un dibattito politico rilevante. Conosciamo già la scusa pronta: «non riportiamo le opinioni dei comitati cantonali». Una giustificazione ridicola e incoerente. Guarda caso, la RSI è regolarmente presente a tutte le manifestazioni di piazza e a tutte le assemblee della CORSI, comprese quelle straordinarie degli ultimi giorni, ogni volta trasformate in un megafono contro l’iniziativa «200 franchi bastano!». Negli ultimi mesi, la RSI ha rilanciato l’assemblea ordinaria della CORSI. Ora anche quella straordinaria. Viene spontaneo chiedersi: se la CORSI si riunisse ogni settimana, la RSI farebbe un servizio ogni settimana? Evidentemente sì, purché serva a portare avanti la propria campagna politica. E poi si dichiarano imparziali. Questo non è servizio pubblico. Questa è militanza ideologica finanziata con il canone obbligatorio. La RSI ha superato ogni limite, arrogandosi il diritto di decidere quali opinioni possono essere ascoltate e quali devono essere silenziate. Così facendo tradisce il pluralismo, tradisce il mandato pubblico e tradisce i cittadini che la finanziano. Questa è l’ennesima conferma che, al di là degli allarmismi dipinti dagli oppositori, con l’accettazione dell’iniziativa «200 franchi bastano!» la RSI non diventerà certo più imparziale, ma almeno costerà meno alle tasche dei contribuenti.

Unione Democratica di centro

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