Echi dal Gran Consiglio

Apr 7 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 397 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Interrogazioni del deputato UDC Alain Bühler

Esplosione dei costi nei progetti Rete Tram-treno e Circonvallazione Agno-Bioggio. Che cosa sta succedendo?

Alain Bühler (primo firmatario)

Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza

L’impressionante aumento dei costi emerso recentemente per entrambi i progetti strategici, Tram-treno del Luganese e Circonvallazione Agno-Bioggio, solleva dubbi urgenti sulla sostenibilità finanziaria e sulla fattibilità stessa degli interventi nella loro interezza. Il carattere strategico di entrambi gli interventi – fondamentali per la mobilità e lo sviluppo dell’intero Luganese – rende il loro destino una questione di interesse pubblico primario. Ma gli aumenti registrati, che in entrambi i casi sfiorano o superano il raddoppio rispetto alle stime iniziali, sollevano dubbi fondati non solo sulla sostenibilità finanziaria, ma anche sulla competenza gestionale del cantone in materia di grandi opere. L’urgenza nasce dunque dalla necessità di fare chiarezza tempestivamente, prima che ulteriori fondi vengano impiegati su basi incerte o già superate, e prima che si consolidino scelte progettuali non più sostenibili né condivise. Ogni ritardo rischia di compromettere definitivamente la realizzazione dei progetti, con ricadute pesanti su risorse pubbliche, fiducia istituzionale e coerenza della pianificazione territoriale.

Un chiarimento tempestivo da parte del Consiglio di Stato è dunque indispensabile, non solo per prevenire sprechi di risorse pubbliche, ma anche per tutelare la credibilità e l’affidabilità della pianificazione cantonale di fronte ai cittadini e ai partner coinvolti.

Testo dell’interpellanza

Due dei principali progetti infrastrutturali attualmente nelle mani del Dipartimento del territorio (DT) – la Rete tram-treno del Luganese (Rttl) e la circonvallazione Agno–Bioggio – hanno recentemente registrato aumenti di costo impressionanti, che sollevano interrogativi legittimi sulla capacità di gestire e monitorare opere pubbliche così complesse e strategiche da parte del cantone.

Nel caso del progetto tram-treno, il costo complessivo è passato in pochi anni da circa 300 milioni a 490 milioni (credito approvato), secondo La Regione, a oltre 720 milioni di franchi. Un raddoppio nel giro di sette-otto anni, con l’ultimo balzo di oltre 200 milioni che è stato confermato, seppur senza cifre ufficiali, anche dalla società Rttl SA. E non è solo una questione di cifre: ritardi, errori nella formulazione dei bandi, ricorsi e assenza di trasparenza sulle cause dell’aumento mettono a rischio la realizzabilità stessa del progetto, e quindi vanificano anni di studi, investimenti e aspettative.

Anche per la circonvallazione Agno–Bioggio si registra un’evoluzione analoga: il progetto di massima del 2019 indicava un costo di 216 milioni di franchi (+/- 20%). Nella fase di progettazione definitiva, a seguito di sondaggi geologici e modellizzazioni tridimensionali della falda, il preventivo è salito a livelli giudicati oggi «non sostenibili dal profilo finanziario» dallo stesso DT. Seppur non ufficiali, si stima un costo della variante in superficie di oltre 600 milioni di franchi, il triplo del costo previsto nel 2019. Il cantone starebbe cercando «soluzioni alternative» per la parte più complessa del tracciato, rinunciando de facto al progetto originario e riportandolo in superficie nel tratto tra l’aeroporto e il Vallone.

Si tratta di due progetti strategici per la mobilità del luganese e per l’intero cantone. Ma con aumenti simili e il venir meno delle basi finanziarie originarie, il rischio concreto è che tali opere restino irrealizzabili. È legittimo domandarsi quale sia il livello di competenza, di controllo e di affidabilità della pianificazione cantonale quando si parla di grandi opere pubbliche. E, soprattutto, quali misure correttive intenda mettere in atto il Consiglio di Stato al fine di evitare che altri progetti strategici si trasformino in cantieri infiniti o promesse mancate.

Si chiede pertanto al Consiglio di Stato:

  1. Quali sono i fattori tecnici e finanziari che hanno portato all’aumento di oltre 200 milioni di Franchi per il progetto tram-treno rispetto al credito approvato?
  2. Come spiega il Consiglio di Stato che criticità di ordine geologico, infrastrutturale e finanziario, oggi ritenute determinanti, non siano state intercettate nella fase di progettazione preliminare, in particolare nel caso della circonvallazione Agno–Bioggio? Chi ha validato le prime stime, e con quali garanzie?
  3. Ritiene che l’Amministrazione cantonale disponga ancora al suo interno delle competenze tecniche, progettuali e gestionali necessarie per gestire progetti complessi di tale portata? Se sì, su quali indicatori o valutazioni si basa tale fiducia?
  4. Il Consiglio di Stato ha già incaricato il DT di rivedere le proprie procedure di valutazione, pianificazione e controllo dei costi, con particolare attenzione all’introduzione di strumenti come l’analisi dei rischi (es. simulazioni Monte Carlo), benchmarking sistematico, o stime parametriche multilivello? Se sì, con quali modalità e obiettivi?
  5. Quali misure concrete intende attuare il Consiglio di Stato per evitare che episodi simili si ripetano in futuro, con conseguente perdita di credibilità della pianificazione pubblica e spreco di risorse?
  6. Il Consiglio di Stato ha accesso o intende dotarsi di una banca dati aggiornata dei costi di opere analoghe, sul modello del «reference class forecasting», per migliorare la previsione dei costi futuri?
  7. Alla luce dell’attuale evoluzione, ritiene il Consiglio di Stato realistico che entrambi i progetti possano ancora essere realizzati nella loro interezza? Oppure è già ipotizzabile uno smantellamento progressivo degli obiettivi iniziali?

Cofirmatari: Maria Pia Ambrosetti, Cristina Maderni, Amalia Mirante, Gianluca Padlina, Fabrizio Sirica

Calo demografico e presenza straniera nel corpo docenti ticinese – Si applichi Prima i nostri.

Il recente caso dei 13 abilitandi in italiano presso il DFA della SUPSI, rimasti senza possibilità d’impiego per l’anno scolastico venturo, ha nuovamente sollevato l’attenzione sulle criticità del percorso di abilitazione all’insegnamento in Ticino. A questa situazione si aggiunge ora una presa di posizione di nove docenti attivi nella formazione degli stessi abilitandi, che denunciano apertamente un sistema «ibrido, non realmente professionalizzante», che «indebolisce la scuola e la figura dell’insegnante».

A fronte di un calo demografico ormai strutturale che comporta una progressiva diminuzione del numero di allievi nelle scuole ticinesi, appare evidente che anche la necessità di docenti si stia riducendo. In questo contesto di contrazione della domanda, la presenza nel corpo insegnante di numerosi frontalieri e titolari di permesso B solleva interrogativi legittimi sulla politica di impiego pubblico nel settore educativo, in particolare alla luce della crescente difficoltà di accesso alla professione per molti giovani formati in Ticino e in Svizzera.

Tale situazione appare ancor più critica se considerata alla luce dell’art. 14 cpv. b della Costituzione cantonale, che stabilisce esplicitamente che «sul mercato del lavoro venga privilegiato, a pari qualifiche professionali, chi vive sul suo territorio per rapporto a chi proviene dall’estero», attuando così il principio di preferenza indigena. Un principio fissato all’interno dei settori pubblico e parapubblico ticinesi e va rispettato.

Alla luce di quanto sopra, si chiede al Consiglio di Stato:

  1. Quanto è costata allo Stato la formazione dei suddetti 13 abilitandi (DFA) che, verosimilmente, finiranno in disoccupazione?
  2. Qual è il numero totale di docenti attivi nelle seguenti categorie scolastiche:
    1. scuola dell’infanzia
    1. scuola elementare
    1. scuola media
    1. scuola post obbligatoria (licei, SCC, centri professionali, ecc.)
  3. Qual è la suddivisione per nazionalità dei docenti attivi in ciascuna categoria, espressa sia in valori assoluti sia in percentuale?
  4. Per i docenti stranieri, quanti sono titolari di permessi B, C, Frontalieri o altri? Si chiede di suddividere i dati per categoria scolastica, sempre in termini assoluti e percentuali.
  • Tra i docenti stranieri (compresi i frontalieri), quanti beneficiano di una nomina a tempo indeterminato? E quanti invece sono titolari di un incarico a tempo determinato, revocabile nel breve termine? Anche in questo caso, si chiede di suddividere i dati per ordine scolastico.
  • Considerato il calo degli allievi e la conseguente minore necessità di docenti nei prossimi anni, il Consiglio di Stato è disposto a valutare, in collaborazione con le autorità comunali per i livelli di competenza, la possibilità di attuare una norma straordinaria per rescindere o non rinnovare contratti a tempo determinato a docenti frontalieri o titolari di permessi B, al fine di offrire maggiori opportunità di impiego ai giovani docenti svizzeri formati nel nostro cantone o nel nostro paese?
  • Prevede la possibilità di istituire da subito un blocco immediato all’assunzione di docenti frontalieri?

Cofirmatari: Lara Filippini, Tiziano Galeazzi, Andrea Giudici, Sergio Morisoli, Aline Prada, Tuto Rossi, Roberta Soldati

Mozione del deputato UDC Tiziano Galeazzi

Maggior efficacia ed efficienza, una revisione va fatta tra CERDD e CSI

Tiziano Galeazzi Deputato in Gran Consiglio

«Contenimento della spesa e Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD)»

 Secondo la presentazione sul proprio sito web1, il Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD) è il centro di competenza del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) che ha come missione principale l’integrazione didatticamente efficace delle tecnologie digitali, l’elaborazione di un quadro concettuale di riferimento per un uso consapevole e responsabile dei media e delle tecnologie, la definizione di standard tecnologici, la progettazione e la gestione di infrastrutture informatiche della Scuola ticinese. Il CERDD si occupa anche di raccogliere, produrre e diffondere documentazione pedagogica-didattica e supporti multimediali.

Nell’Amministrazione cantonale gli aspetti informatici sono generalmente delegati al Centro sistemi informativi (CSI), che sul proprio sito web2 si presenta come segue. Il Centro sistemi informativi (CSI) ha per missione la progettazione e la fornitura delle infrastrutture di rete e di telecomunicazione, delle componenti hardware centrali, locali e periferiche, nonché delle applicazioni centrali, dipartimentali, di gruppo e individuali per garantire lo svolgimento dei compiti dell’Amministrazione cantonale (AC), definiti dalle strategie emanate dal Consiglio di Stato. Oltre alle operazioni necessarie alla progettazione e alla fornitura delle infrastrutture, dei sistemi e delle applicazioni, il CSI fornisce la necessaria consulenza e l’indispensabile supporto, per garantirne la qualità. La missione è perseguita con criteri di efficienza, basati sul rapporto costi/benefici. il CERDD è l’unico caso nell’Amministrazione in cui un’ampia paletta di funzioni informatiche e digitali non vengono fornite dal CSI bensì vengono erogate internamente ad un dipartimento. Normalmente, per motivi di efficienza e rapidità di servizio i dipartimenti gestiscono autonomamente solo soluzioni informatiche estremamente specifiche e circoscritte. Le informazioni pubbliche prodotte dal CERDD lasciano intendere che non si possa nel suo caso trattare di una simile fattispecie. (…)

Quanto sopra è la premessa dell’interrogazione datata 19 giugno 2023 (nr. 88.23) inviata al Consiglio di Stato dal gruppo UDC.

Nelle risposte ricevute dal Governo il 6 dicembre dello stesso anno, (nr. 6017)  si evincono diversi spunti interessanti tra cui la tabella delle ripartizioni dei compiti tra CSI e CERDD e in sostanza una riflessione sulla ripartizione dei compiti, competenze e flussi tra CERDD e CSI.

Un tema sollevato più volte anche da parte del PLR nell’ambito della trattazione dei conti consuntivi e preventivi. Questa suddivisione è stata recentemente riproposta anche nell’ambito dei lavori della CGF, quando si trattava di analizzare il messaggio n. 8525 del 18 dicembre 2024 (che riprende il messaggio n. 8419). Infatti, il tema dell’informatizzazione riproponeva nuovamente il tema delle competenze del CERDD e del CSI, che s’inserisce nella presa d’atto che, dalla sua creazione, il CERDD è un centro di competenza che ha visto impiegare sempre più risorse.

Fatte queste premesse, la presente mozione propone al Consiglio di Stato:

  1. L’analisi aggiornata dei compiti, competenze e flussi tra le due infrastrutture (CSI e CERDD), nonché una valutazione del Governo sulla razionalità di questi molteplici flussi.
  2. Lo scorporo, laddove possibile, delle competenze e di compiti non di stretta competenza CERDD, nel CSI. Questo eviterebbe doppioni e flussi non necessari, contenendo così la spesa e le risorse in termini generali (personale, infrastrutture, mezzi, progetti e attività amministrative).
  3. Nel caso in cui la proposta di scorporo al punto 2 non sia fattibile, valutare l’inclusione del CERDD sotto la direzione e la responsabilità del CSI e quindi la sua dismissione effettiva. (CERDD)

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