Zibaldone

Feb 23 • L'opinione • 2376 Views • Commenti disabilitati su Zibaldone

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

ricevere) di cui ho preso conoscenza con profonda soddisfazione grazie a Ulrich Schlüer (già consigliere nazionale UDC zurighese, non rieletto perché dice troppe verità a gente che vuole ascoltare solo i propri pregiudizi) e al suo giornale “Schweizer Zeit”, di cui raccomando la lettura, talora stucchevole perché obbligato a ripetere sempre  verità basilari che la stampa ministeriale, serva e codina (Flavio Maspoli dixit) non vuole intendere.

Wilhelm Hankel era un professore tedesco di economia e di diritto costituzionale, purtroppo scomparso lo scorso 15 gennaio. Di lui avevo letto prese di posizione  di impressionante lucidità e chiarezza espositiva su “Die Zeit”, settimanale controcorrente diffuso nei paesi germanofoni, di chiara impostazione etica cristiana. Da ammirare, e lo sostengo da agnostico. Sapevo anche che l’esimio professore era ricorso già due volte al tribunale costituzionale tedesco di Karlsruhe (di palo in frasca, lo ricordate il grande Pucci Riva IV, con Lajo Amadò e forse Franco Andreoli tra i più grandi calciatori ticinesi di sempre: intervistato a Radio Monteceneri, dopo un incontro vittorioso, se ricordo bene  5 a 1, della nazionale svizzera contro la Germania, non sapeva più esattamente dove si era svolto l’incontro: “a … Ruhe, Ruhe, qualcosa così”, rispose l’intervistato, ala sinistra cui solo la presenza di Jacques Fatton impedì una carriera nazionale strepitosa. Mi scuso per  il salto dal palo e l’accavallarsi dei ricordi). Ricorsi, stavo dicendo, diretti contro provvedimenti assolutamente scorretti e insostenibili,  adottati dai reggitori del traballante marchingegno (letteralmente: congegno di struttura e funzionamento piuttosto complicati, spesso di dubbia utilità) dei pluto-burocrati di Bruxelles. E ricorsi pilatescamente dichiarati non ricevibili dai tremebondi e paludati giudici sedenti dal 1951 nella “Città del Diritto” del Baden-Württemberg.

All’inizio del 2013 il professor Hankel aveva interposto, assieme a Peter Gauweiler,  deputato della democrazia cristiana (CSU, bavarese, quella buona, aggiungo, degli eredi di Franz Josef Strauss, non quella insipida e inodore della Merkel) un nuovo ricorso contro le malefatte di Mario Draghi, apprendista stregone italiano che è riuscito ad indurre tutti gli Stati a moneta euro a trafiggere una  delle tre norme basilari del trattato di Maastricht, quella del “no bail out”. La norma cioè che impedisce tassativamente ad uno Stato unioneuropeo di farsi garante dei debiti di un altro stato. Nominando presidente della BCE un italiano non ci si poteva attendere altro, mi direte voi, amici lettori, e avete ragione, e mi scuso anche con la grande maggioranza di cittadini italiani inutilmente onesti: ma resta il fatto inequivocabile e irrefutabile che, con le misure che ho chiamato del salva qui e salva là, Draghi ha messo in atto una vera e propria truffa. Ed è appunto contro questa truffa che era indirizzato, il ricorso Hankel-Gauweiler. Così ben documentato e ragionato da non più permettere ai giudici di Karlsruhe la risposta pilatesca. Una risposta che è giunta pochi giorni fa, dopo più di sei mesi dall’inoltro del ricorso, purtroppo per il professor Hankel postuma!

Con quale contenuto? Deludente, a prima vista: il giudizio viene delegato alla Corte di Giustizia europea, con sede a Lussemburgo. Di nuovo Ponzio Pilato in azione? No, una risposta concludente, di portata decisiva e addirittura esplosiva. Perché la devoluzione è accompagnata da raccomandazioni cogenti e concrete: verificare se l’acquisto (truffaldino) messo in opera dalla banca (o banda?) di Draghi di bonds di Stati praticamente fallimentari violi la costituzione tedesca e il trattato ancora vigente di Maastricht. In caso di mancata decisione il tribunale di Karlsruhe si riserva il diritto di contestare quello europeo e di giudicare in conto proprio. In tal caso Governo e Parlamento di Berlino si vedrebbero obbligati a procedere contro i responsabili della BCE a protezione dei cittadini tedeschi contro le conseguenze delle azioni illegali e illegittime dei banchieri centrali europei. Sola logica conseguenza da trarre diverrebbe allora l’uscita tedesca dall’euro.

Motivo di esultanza per la maggioranza dei cittadini europei (una chiara maggioranza, dico, da assolutamente rispettare per chi possiede una minima nozione di democrazia, piaccia o non piaccia ai vari Pelli e Ducry)? Così dovrebbe essere, ma i giocolieri di Bruxelles hanno l’acqua alla gola, anzi alle orecchie, e non riesco ad immaginare quel che inventeranno per trarsi d’impiccio e d’impaccio.

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