«Urge frenare l’immigrazione di chi odia la nostra società»

Mag 29 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 67 Views • Commenti disabilitati su «Urge frenare l’immigrazione di chi odia la nostra società»

Per Ferghane Azihari l’islamizzazione è la minaccia più grave per l’Europa

Giorgio Ghiringhelli

All’inizio di gennaio è uscito in Francia un libro che sta facendo molto discutere e che è dedicato «alle vittime dell’Islam e delle oppressioni politico-religiose». L’autore è Ferghane Azihari, saggista e analista politico di cultura liberale  nato a Parigi il 16 ottobre 1993, da genitori musulmani provenienti dalle Isole Comore (Anjouan) e immigrati in Francia negli anni Settanta. Cronista al Figaro Magazine e su France Info TV, Ferghane Azihari, che si definisce un libero pensatore e che qualcuno ha definito «un Voltaire dei nostri tempi», è spesso ospite dei media francesi, dove partecipa ai dibattiti sull’Islam. Nel 2022 ha ricevuto il «Premio Turgot del giovane talento» per il suo saggio «Gli ecologisti contro la modernità», pubblicato nel 2021, nel quale critica i difensori dell’ecologia radicale che gridano alla catastrofe climatica ma fanno la guerra alle soluzioni più credibili basate sul progresso scientifico. Il libro oggetto di questo articolo è intitolato «L’Islam contro la modernità». Si tratta di un saggio di 330 pagine, costato al suo autore cinque anni di lavoro, nel quale egli  sfoggia la sua immensa cultura con una serie impressionante di citazioni atte a smontare il mito dell’«Epoca d’oro islamica» (tradizionalmente basata fra la metà dell’VIII secolo e la metà del XIII secolo) nonché a   dimostrare l’incapacità dell’Islam a riformarsi e la sua incompatibilità con la modernità, giungendo alla conclusione che la crescente diffusione dell’Islam rappresenta una delle più grandi sfide per la pace e la prosperità a livello mondiale, e che occorre frenare l’islamizzazione delle nostre società prima che i danni da essa provocati diventino irreversibili.

L’Islam esporta l’oscurantismo

 «Non contento di aver rovinato l’Oriente e di aver trasformato la culla della civiltà nella sua tomba – scrive con tono implacabile Ferghane Azihari – l’Islam esporta l’oscurantismo verso delle società che hanno impiegato secoli per liberarsene. E la compiacenza europea di fronte a questo oscurantismo è a maggior ragione costernante. Accecato dalla sua amnesia religiosa l’Europeo sottovaluta la pericolosità dell’Islam». È nei paesi non islamici – osserva ancora – che i musulmani godono di maggiori diritti e libertà, e invece di denunciare le oppressioni esistenti nelle loro comunità essi sembrano più interessati a denunciare l’islamofobia nei paesi che li ospitano.  Anziché prendere atto del fatto che la religione fondata da Maometto è la principale causa della miseria e dei mali che da secoli li affligge, e adottare di conseguenza le regole delle loro società di adozione, troppi musulmani – con la benedizione dei dirigenti europei – hanno scelto di trapiantare in Europa le loro tradizioni reazionarie, moltiplicando le richieste assurde (moschee, scuole coraniche, sale di preghiera nei luoghi di lavoro, abiti medioevali ecc.). C’è chi tende a minimizzare la responsabilità o la pericolosità dell’Islam affermando che sarebbe ingiusto confondere un’intera comunità con gli atti di qualche individuo, ma «questo luogo comune dimentica che la Storia è sempre l’opera di un pugno di individui motivati» e che le minoranze che agiscono «sono ancor più temibili quando le comunità da cui provengono – e che costituiscono il loro serbatoio di reclutamento – non oppongono loro alcuna resistenza» (ndr. ricordate come i nazisti salirono al potere in Germania?).   Ecco perché – spiega l’autore del libro – le istituzioni islamiche fondamentaliste fanno di tutto per impedire l’integrazione dei musulmani nella nostra società. Anche i loro paesi di partenza – come ad esempio la Turchia – operano in tal senso allo scopo di creare una quinta colonna in seno alle società occidentali per far pressioni sulle stesse. «Sarebbe criminale ignorare questi malfattori che gridano ai quattro venti la volontà di utilizzare delle comunità dissidenti per distruggerci».

Gli apostati dell’Islam vanno sostenuti

La pressione demografica conferisce già all’Islam un peso politico notevole, in grado di influire – specialmente in Francia – sugli esiti elettorali, con il risultato di far relegare in secondo piano dalle autorità e dai partiti politici la lotta contro l’antisemitismo, o quelle a favore della laicità, della libertà di espressione, dei diritti delle donne e di altre categorie perseguitate. Per conquistare il potere «i fanatici di Maometto non hanno bisogno di penetrare nel cuore delle istituzioni: basta loro raggiungere una massa critica per far vacillare le libertà sotto il peso del loro numero». La lotta contro l’islamizzazione, che costituisce la minaccia più grave per l’Europa, necessita dell’unione di tutte le forze democratiche, superando le divisioni partitiche. Per questo motivo «gli elettori dovrebbero punire quei partiti che non pongono questo obiettivo in cima alle loro priorità». Per Azihari l’Islam e l’islamismo sono la stessa cosa. Nel mondo musulmano – sostiene – non si fa questa distinzione, che è un’invenzione degli occidentali destinata a persuaderci che l’Islam non ha nulla a che vedere con i crimini commessi in suo nome. Questa distinzione mira a far credere che sia possibile riformare l’Islam e forgiare un «Islam liberale», spogliando questa religione dai suoi aspetti giuridici e politici. Ma in realtà quei musulmani che hanno proposto una simile riforma sono stati considerati degli eretici o degli apostati e sono stati uccisi o ostracizzati, a comprova del fatto che – come scriveva l’islamologa Anne-Marie Delcambre nel suo libro «L’Islam dei divieti», pubblicato nel 2003 – «l’integralismo non è la malattia dell’Islam: è l’integralità dell’Islam». Youssef al-Qaradawi, che prima della sua morte avvenuta a Doha nel 2022 era considerato il capo spirituale dei Fratelli musulmani, aveva ammesso che senza le condanne a morte degli apostati l’Islam non avrebbe potuto espandersi. «Una religione che deve eliminare i suoi dissidenti per durare è per definizione  una setta», commenta l’autore del libro, il quale sostiene che la libertà è contagiosa e che pertanto tutte le istituzioni pubbliche o private, religiose o laiche, dovrebbero farsi un dovere di contribuire a sostenere gli apostati e a gonfiare i loro ranghi.

Bisogna espellere i fondamentalisti

Partendo da una citazione del filosofo Karl Popper («la tolleranza illimitata conduce alla disparizione della tolleranza»), Ferghane Azihari arriva alla conclusione che «occorre finire di importare sempre più popolazioni portatrici di valori ostili alla nostra civiltà, e occorre espellere sistematicamente coloro che non vi aderiscono», specificando che non si tratta di un problema di razza e di etnia. Inoltre «si dovrebbero classificare come organizzazioni terroriste i Fratelli Musulmani e tutte le organizzazioni fondamentaliste che operano per islamizzare le nostre società, andando contro la tradizione democratica occidentale. I militanti che gravitano attorno a queste organizzazioni devono essere privati della loro nazionalità e espulsi. Analoghe misure devono essere prese anche contro le organizzazioni consolari e altre istituzioni legate agli Stati di partenza che utilizzano la religione e le loro diaspore a dei fini destabilizzanti.» E per coloro che predicano un’interpretazione letterale del Corano e invitano a seguire l’esempio di Maometto, facendo così l’apologia dei crimini che le nostre leggi puniscono, l’autore è categorico: «Il loro posto non è fra noi! Esiste oltre una cinquantina di paesi musulmani verso i quali questi militanti, conformemente alle leggi della loro “superstizione”, possono emigrare».

Conferenze a Losanna e Ginevra

Ci voleva proprio un uomo di colore nato in una famiglia musulmana proveniente da un arcipelago africano per dire certe verità a degli Europei che, spalancando le porte all’islamizzazione del continente, favoriscono il suicidio della nostra civiltà. Ecco perché gli ho chiesto se accetterebbe la candidatura alla decima edizione del premio «Swiss Stop Islamization Award» che si svolgerà nel 2027. Lui mi ha ringraziato per l’interesse dimostrato verso il suo lavoro, accettando «avec plaisir» la proposta. Il 12 giugno alle 18.30 Ferghane Azihari presenterà il suo libro a Losanna all’hotel Mirabeau, e il 13 giugno terrà un’altra conferenza a Ginevra.  

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