ECHI DAL GRAN CONSIGLIO

Apr 16 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 12 Views • Commenti disabilitati su ECHI DAL GRAN CONSIGLIO

ARP: una revisione indispensabile e necessaria

Il 31 marzo 2021, l’UDC ha inoltrato alla Divisione della giustizia le proprie osservazioni inerenti alla procedura di consultazione relativa alla riforma delle Autorità di protezione (ARP).

Ritenute le gravi criticità che presenta il sistema attuale, l’UDC condivide sia l’urgenza sia la necessità di implementare una revisione totale del sistema. Lo stravolgimento più importante previsto nel progetto, è il passaggio da un’autorità di carattere amministrativo a una di tipo giudiziario, già in vigore in molti Cantoni. Questo premetterà di agevolare il riconoscimento all’estero delle decisioni, fonte sino a oggi, di tortuose procedure. La revisione comporterà, nel rispetto del principio di prossimità, la creazione di nuove Preture di protezione su tutto il territorio ticinese. Il potere giudicante sarà costituito da un Pretore di protezione, un Pretore aggiunto di protezione e da un «Membro specialista». Per accedere a tale carica, l’UDC ha sottolineato la necessità di prevedere un «assestment» obbligatorio (cfr. IG gruppo UDC 13.12.2020). Ritenuta la peculiarità della funzione specifica, non si può infatti prescindere da determinate caratteristiche personali. Per quanto concerne i «Membri specialisti», ritenuto che essi fungeranno anche da esperti/periti, sarà indispensabile, per poter accedere al concorso di nomina, prevedere anche per loro specifici titoli di studio e numero di anni di esperienza. Infatti, uno dei problemi attuali delle ARP, è la prassi che si è instaurata di commissionare sistematicamente delle perizie esterne. Questo, oltre che denotare una mancata volontà di assunzione di responsabilità, crea ingenti costi alla collettività che spesso sono inutili. La figura del «Membro specialista» dovrebbe così permettere di ovviare a tali problematiche. Tuttavia, per limitare il rischio di proseguire con la prassi attuale, l’UDC chiede di precisare a quali condizioni possono essere demandate perizie a enti esterni e che i motivi debbano essere indicati nella decisione. Questo permetterà da una parte di adeguare nel corso del tempo le competenze di cui devono disporre i «Membri specialisti» e dall’altra, monitorare le casistiche.

Per rendere l’intero sistema più performante, l’UDC considera altresì necessario procedere parallelamente anche a una revisione delle sinergie con gli altri «Prestatori di servizi», ad esempio con l’Ufficio dell’aiuto della protezione delle famiglie, ecc., ma anche con altri enti privati. Tali sinergie dovranno essere maggiormente improntate sul principio dell’efficienza, poiché nella pratica ci sono procedure aperte da anni presso vari «Prestatori di servizi», senza che parallelamente si possa constatare una reale evoluzione dei casi.

Sempre in quest’ottica, si ritiene indispensabile potenziare i punti di incontro per permettere ai genitori non affidatari di incontrare i figli, senza dover attenere settimane, poiché oberati di lavoro (cfr. Mozione gruppo UDC 18.12.2020).

L’UDC chiede inoltre di prevedere uno specifico servizio di picchetto durante i week-end e le festività (magari anche solo 1 per il Sopraceneri e uno per il Sottoceneri, così da non sovraccaricare le singole Preture di protezione). Questo permetterà di intervenire in modo efficace e celere, ad esempio per l’attuazione dei diritti di visita.

Al fine di poter attribuire i mandati secondo le specifiche competenze, anche la selezione e la formazione dei curatori volontari privati – importante figura di supporto – deve essere migliorata. Un altro aspetto che deve essere implementato, è l’accesso da parte dei Comuni alle informazioni relative ai domiciliati. Infatti, il Municipio è l’entità più vicina al cittadino e per questo deve essere maggiormente coinvolto.

Il nuovo «Servizio rendiconti», previsto all’interno della Pretura di protezione, dovrà essere dotato di norme regolanti le tempistiche, per es. termini entro il quale il curatore deve presentare il rendiconto e termine entro il quale l’autorità deve esaminarlo e approvarlo. Tutto ciò, in un’ottica di efficienza e celerità.

Da ultimo, l’UDC ritiene che debbano essere valorizzate e potenziata la conciliazione e la mediazione, poiché questo permetterà di «sgravare» il lavoro delle Preture di protezione.

Questi sono solo alcuni punti sollevati dall’UDC nella procedura di consultazione nell’ambito della revisione delle ARP, che permetteranno alle nuove Preture di protezione di essere sin dall’inizio efficienti e rispondere alle necessità delle cittadine e cittadini, poiché  l’attuale sistema  non corrisponde più ai bisogni e le necessità della nostra società.

Roberta Soldati
Deputata UDC in Gran Consiglio

Interpellanza

Le procedure anti-covid nelle scuole sono adeguate?

La «Procedura accelerata per la gestione dei casi di positività al COVID-19 a partire dal 12 aprile 2021», emanata dal DECS il 29 marzo 2021, prevede che «in presenza al massimo di due casi positivi nella stessa classe, gli allievi negativi tornano subito a scuola», mentre che «in presenza di più di due casi positivi, tutta la classe è posta immediatamente in quarantena». Ora, pur rendendoci conto che un criterio occorre stabilirlo, osserviamo che una questione è avere due casi positivi in una classe di 25 allievi (8%), un’altra è averli in una classe di 12 allievi (16.7%!). In ogni caso, ammettendo che la classe sia di 20 allievi, la percentuale sarebbe del 10%. Se, invece di una classe, ragionassimo sull’insieme della popolazione ticinese, il 10% di positivi significherebbe 35’000 persone circa. Ci chiediamo: non si prenderebbero provvedimenti avendo 35’000 positivi in Canton Ticino? Le citate disposizioni del DECS prevedono test antigenici (non obbligatori) per tutta la classe quando si scopre un caso positivo. Data anche la bassa affidabilità, specialmente per quel che riguarda le varianti, di tale tipo di test, è possibile che, anche in presenza di soli uno o due casi positivi, altri allievi della classe siano, in realtà positivi. Per chi risulta negativo al primo test, le disposizioni prevedono un test facoltativo da effettuare, nelle farmacie, a partire da dopo 5 giorni. Come noto, i sintomi possono apparire anche dopo 5 giorni. Comunque, si sa di persone cui le farmacie hanno fissato un appuntamento dopo 7-10 giorni, perché oberate. In questa situazione, vi è il rischio di allievi che senza saperlo (magari asintomatici) infettino altri, in attesa di fare il test. Molto perplessi ci lascia poi il fatto che, nella lettera alle famiglie allegata alle disposizioni citate, si dia la facoltà ai genitori degli allievi di lasciare ai figli stessi la scelta se sottoporsi o no al test.

Chiediamo quindi al CdS:

  1. Non ritiene che decretare la quarantena di classe solo dopo il riscontro di (almeno) 3 casi positivi in una classe sia un approccio un po’ pericoloso?
  2. Vi è la certezza che al 5° giorno sia realmente possibile fare il test in una farmacia? È stato fatto un controllo se le farmacie hanno sufficienti test e risorse per effettuarlo al 5° giorno?
  3. Non ritiene che lasciare la scelta se sottoporsi o no al test a bambini di 11-12 anni sia fuori luogo?

 

Edo Pellegrini, Roberta Soldati Lara Filippini Paolo Pamini Tiziano Galeazzi Daniele Pinoja

 

Interpellanza

Ma il Cantone tutela i docenti frontalieri e non i docenti residenti?

La Regione Lombardia ha deciso di vaccinare i docenti contro il Covid. La Cancelleria dello Stato ha pensato bene di contattare la Regione Lombardia a proposito dei docenti frontalieri che operano in Ticino. Quindi la Regione Lombardia ha suggerito al Cantone di contattare i docenti frontalieri per informarli sulla possibilità di farsi vaccinare in Lombardia. A questo punto, in una comunicazione alle direzioni delle Scuole cantonali, la sezione amministrativa del DECS ha invitato (veramente lo scritto dice «inviamo» invece di «invitiamo») i direttori a informare i docenti frontalieri su questa possibilità, fornendo loro i dati necessari per contattare la Regione Lombardia per chiedere la vaccinazione. Chiedo quindi al CdS:

  1. Vi sembra normale che si metta in atto, su richiesta di uno Stato estero, tutto questo trambusto burocratico per far vaccinare i docenti frontalieri?
  2. Vi sembra normale che ci si preoccupi della vaccinazione dei docenti frontalieri quando non è stato messo in atto alcun piano vaccinale per i docenti residenti, nemmeno per quelli con patologie a rischio (senza dimenticare che le regole di distanziamento e mascherina, specialmente durante le pause, vengono applicate un tanto al kg)?
  3. E a proposito della domanda precedente e in vista degli esami finali che lo scorso anno non hanno potuto aver luogo, non ritiene il CdS che sarebbe importante dare i docenti la possibilità di vaccinarsi in modo che il rischio di avere complicazioni durante la preparazione e al momento degli esami finali venga ridotto?
  4. Cosa ne pensa il CdS del parere di molti docenti che ritengono che non si sia fatto granché per tutelare la loro salute in questo periodo?
  5. Ci può dire il CdS quanti sono stati i docenti cantonali colpiti dal Covid, quanti sono rimasti assenti da scuola e quanti hanno dovuto essere sostituiti e per quanto tempo?

Edo Pellegrini, Deputato in Gran Consiglio

 

Interrogazione

Medico primario e prof. USI indagato per omicidio colposo in Italia: chi sapeva e ha taciuto?

Il 25 novembre 2020 depositavo l’interrogazione – tuttora inevasa – «L’EOC e l’USI si fan beffe di “Prima i nostri”?»[1] nella quale sollevavo il fatto che, malgrado una legge chiara ove, a parità di qualifiche, si debba prediligere il candidato residente, rispetto a quello estero.

Nel caso specifico, partivo dal caso del bando di concorso USI[2] (nella precedente interrogazione avevo erroneamente citato il Foglio Ufficiale) apparso il 29 gennaio 2020 sul suo sito WEB per il ruolo di Primario di urologia, Servizio di Urologia dell’Ospedale Regionale di Lugano.

In finale arrivarono due candidati; un residente (Dr.Sailer-Blarer) e un candidato residente all’estero (Dr.Gallina). E venne scelto quest’ultimo per questo ruolo di prestigio.

Anche se non occorrerebbe, ma repetita iuvant, ricordo che il Gran Consiglio ha votato una misura che dà la precedenza ai residenti nell’accesso ai posti di lavoro offerti nel settore sanitario «purché idonee a occupare il posto di lavoro offerto» (art. 8 cpv. 2 Legge EOC[3]) e che lo stesso discorso ovviamente, vale anche per l’USI all’art.10 cpv. 3[4].

Andando oltre questo riassunto della «puntata precedente», e benché un consigliere di Stato sia arrivato in una delle sedute plenarie del Gran Consiglio in quel Mendrisio a dichiarare in aula che lui la legge «Prima i nostri» la intendeva per i lavori umili (!), purtroppo, mi vedo costretta a tornare sul tema in quanto, le informazioni di cui sono entrata in possesso sono troppo gravi per lasciarle insolute.

In data 24 marzo 2021, i servizi del Gran Consiglio, mi comunicavano di aver ricevuto una lettera sprovvista di mittente (quindi chiaramente anonima) indirizzata a me, proveniente da Milano.

Nella busta ho trovato una fotocopia – chiaramente fatta in fretta e furia – di un avviso di garanzia del 2019 (N.33022/19 R.G. notizie di reato/Mod.21 della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano); indagati per omicidio colposo, il Dr.Gallina e altri componenti dell’équipe chirurgica per un intervento alla prostata terminato con il decesso del paziente nel 2016.

Ignoro completamente a che stadio sia la procedura verso il Dr.Gallina, ciò non toglie che, essendo l’avviso di garanzia del 2019 e il bando di concorso (primario e professore) di inizio 2020 – e visto che la legge non prevede più la presentazione dei carichi pendenti per i frontalieri – o ci sia stata un’omissione del fatto occorso da parte del candidato, oppure, una scelta consapevole da parte della commissione che ha preferito il Dr.Gallina al Dr.Seiler-Blarer.

Ognuno di noi, fino in ultima istanza, deve essere presunto innocente, ma di fronte a queste informazioni, per quanto siano pervenute a me in maniera anonima, ritengo sia giusto appurare i fatti occorsi.

Chiedo dunque al Consiglio di Stato di rispondere alle seguenti domande:

1) Il Dr.Gallina, in uno dei suoi colloqui con la commissione (rispettivamente con la sua documentazione per il concorso), ha mai accennato o ammesso in maniera trasparente di avere questo carico pendente?

2) A che stadio è la procedura in Italia?

3) La commissione era a conoscenza del carico pendente per omicidio colposo del candidato?

4) Se sì, perché si è ritenuto – malgrado la chiara legge volta a prediligere il candidato residente – di poter soprassedere a tale fatto? Quali le motivazioni?

5) Data la delicatezza della questione, il Consiglio di Stato non ritiene sia il caso di attivare immediatamente la Commissione di Vigilanza Sanitaria (CVS), quale autorità indipendente e imparziale per indagare e chiarire la questione?

6) Il Consiglio di Stato non crede che si debba reintrodurre la prassi, per i frontalieri, di presentare anche i carichi pendenti?

7) Il Consiglio di Stato non ritiene di dover riaprire il concorso per il posto di Primario di Urologia e quale professore ordinario per la neonata facoltà di medicina, nel pieno rispetto della legge che è stata votata in Gran Consiglio e fronte di quanto qui emerso?

8) Il Governo non ritiene vi siano le condizioni per aprire una procedura di revisione della decisione di nomina?

Lara Filippini

[1] https://www4.ti.ch/user_librerie/php/GC/allegato.php?allid=137098

[2] https://content.usi.ch/sites/default/files/storage/attachments/biomed/biomed-bando-primario-urologia-it.pdf

[3] https://www4.ti.ch/user_librerie/php/GC/allegato.php?allid=118660

[4] https://www4.ti.ch/user_librerie/php/GC/allegato.php?allid=118678

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