Una pura questione di strategia

Feb 5 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 13 Views • Commenti disabilitati su Una pura questione di strategia

Eros N. Mellini

Generalmente, non metto il becco nelle questioni degli altri partiti, se non per criticarne la politica quando lo ritengo necessario. Ma la discesa in campo di Filippo Lombardi alle elezioni comunali di Lugano nelle fila del PPD (sorry, Alleanza di centro) e, soprattutto, le reazioni assurdamente indignate espresse sui media elettronici – peraltro ricorrenti indipendentemente dal colore partitico, ogni qualvolta si ripresenta alle elezioni un politico di vecchio pelo – mi inducono a qualche riflessione. Al di là di eventuali ambizioni personali che spingono i politici  a candidarsi – che non è lo scopo di questo articolo giudicare – capisco il partito che ricorre alle sue pedine più collaudate per cercare il successo elettorale. È così non solo in politica, ma in qualsiasi settore dove ci sia una competizione. Non mi risulta, infatti, che Cristiano Ronaldo o Zlatan Ibrahimovic siano prodotti del vivaio giovanile della Juventus o del Milan. Ma nessuno dei tifosi di queste due squadre si lamenta che i due assi del pallone “tarpino le ali” a dei giovani validi e preparati.

Un seggio a rischio

La strategia del PPD è chiara: di fronte al rischio oggettivo di perdere il seggio lasciato vacante da Angelo Jelmini, quello di Lombardi è un nome di spicco, che può raccogliere il massimo dei voti anche fuori dal partito. Per ricorrere di nuovo alla metafora calcistica, può essere quello che segna il goal decisivo. E non importa se qualche giovane rimarrà al palo, prima di pensare a chi occuperà il seggio, occorre innanzitutto conquistarlo. E chi, meglio dei politici di lunga data, può assicurare voti (personali, ma 14 equivalgono a una scheda di partito) da parte di una vasta cerchia di elettori conosciuti e/o frequentati durante la lunga permanenza sulla scena politica?

Si tarpano le ali a giovani validi e preparati?

E perché mai? Forse che i vari Filippo Lombardi, Fabio Abate, Werner Carobbio – tanto per citarne alcuni con alle spalle una carriera di diversi decenni – sono entrati in politica già vecchi? O non sono piuttosto entrati giovani, facendosi la gavetta mettendosi in lizza contro avversari esperti e a loro volta anziani? Una gavetta da cui, chissà perché, dovrebbero essere esentati i giovani politici di oggi ai quali – come ormai consuetudine dal famigerato ’68 – tutto deve essere dovuto indipendentemente dalle loro capacità e affidabilità. A mio avviso, se devono temere la concorrenza di chi ai loro occhi rappresenta un’improponibile cariatide dal culo di pietra, significa che forse non sono poi così validi e preparati come credono. O che non sono ancora riusciti a farlo credere a un numero sufficiente di elettori. Chi, al contrario, è convinto delle proprie capacità, scende in lizza pronto anche a ritentare dopo un’eventuale sconfitta, facendo così la gavetta di cui sopra.

Largo ai giovani?

Francamente, non sono d’accordo. La gioventù dell’individuo è effimera – e con il tempo sarà inevitabilmente scalzata dall’età matura e dalla vecchiaia – per cui non può costituire un titolo di merito determinante per essere eletto. Tutt’al più è un atout supplementare in presenza di qualità ben più essenziali. Ma, prima di eleggere chi dovrà amministrare il Comune (o il Cantone o la Confederazione), voglio conoscere e valutare l’affidabilità dei candidati, e l’esperienza che solo l’età può dare è un criterio di scelta importante, sebbene non l’unico. L’errore è sempre dietro l’angolo, naturalmente, ma è più facile caderci giudicando un candidato sulla base della sua esperienza, oppure basandosi ciecamente sulla sua età, ovviamente dando per scontato che gli anziani siano per principio rincoglioniti?

Basta con le quote!

Pretendere che l’età costituisca un criterio privilegiato è assurdo e cela un atteggiamento da perdenti. Esattamente come quello di chi pretende, con le quote rosa, di assicurare l’elezione di persone di sesso femminile, indipendentemente dal fatto che abbiano o no i numeri per adempiere al loro mandato. E allora, dopo le quote rosa, anche le quote giovani? Sì, ma allora dovremmo anche adottare le quote anziani. Personalmente, preferisco il sistema attuale che predilige le capacità dei candidati. Non è perfetto, ma permette perlomeno di fare la differenza fra capaci e incapaci – veri o presunti, perché solo i fatti permetteranno di determinarlo con certezza – fra svegli e rincoglioniti.

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