L’oasi felice UE

Ott 16 • L'opinione, Prima Pagina • 210 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 08 ottobre 2020. Il giorno 08 ottobre 1970 il sovietico Solgenitsin è premio Nobel per la letteratura.

La Corte di giustizia dell’UE ha deciso che la legge ungherese approvata per chiudere l’università di George Soros è incompatibile con le leggi europee

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che la legge ungherese sulla limitazione delle università straniere è incompatibile con il diritto comunitario. Ha dunque accolto il ricorso proposto dalla Commissione europea. Approvata nel 2017 dal governo semi-autoritario di Viktor Orban, di fatto era stata pensata per impedire alla Central European University (CEU), un’università fondata e gestita dal miliardario e filantropo ungherese George Soros, di continuare a operare nel paese. La legge chiedeva a tutte le università straniere – come di fatto è la CEU – di avere anche una sede nel loro paese di origine (gli Stati Uniti, per la CEU) e rendeva necessario allo stesso scopo un accordo tra il paese di provenienza e il governo ungherese. La modifica aveva causato la prima espulsione di una università da un paese dell’Unione europea. Nel 2018, dopo l’approvazione della legge, la CEU aveva spostato parte dei suoi corsi a Vienna, in Austria.

La CEU – fondata da Soros con lo scopo di promuovere la democrazia nei paesi dell’ex blocco sovietico – è considerata una delle più importanti istituzioni universitarie dell’Ungheria e dell’Est Europa. Da tempo, proprio per i suoi legami con Soros, era diventata bersaglio di duri attacchi (peraltro velatamente antisemiti, date le origini ebraiche di Soros) da parte del governo di Orban e dell’estrema destra in tutta Europa.

(Il Post 6 ottobre 2020)

Balletto razzista al party. ​Scoppia la polemica Crédit Suisse

La rottura tra Crédit Suisse e l’allora suo CEO, l’ivoriano Tidjane Thiam, sarebbe iniziata in seguito a un party organizzato nel novembre del 2019.Thiam era l’unico nero presente alla festa per il 60esimo compleanno del banchiere Urs Rohner, presidente del consiglio d’amministrazione dell’istituto bancario. Non era comunque la prima volta che il 58enne era l’unico invitato nero a certi eventi. A farlo infuriare, a questo giro, sarebbe stato un balletto da lui giudicato razzista che è stato svolto senza che nessuno battesse ciglio. Quando però al party arriva un altro nero, Thiam e la compagna lasciano la festa. Si tratta infatti di un ballerino vestito da uomo delle pulizie, con tanto di straccio e secchio, che balla su una musica anni Settanta, fingendo di pulire il pavimento. A quella vista il CEO decide di andarsene. Una volta rientrato, assiste ai festeggiamenti degli altri invitati che indossano parrucche afro. A parlarne, due giorni fa, è stato il New York Times, dopo che tre invitati hanno confermato quanto avvenuto. Anche sul fatto che, nonostante l’ottimo lavoro svolto alla Crédit Suisse, in cinque anni Thiam abbia sempre dovuto combattere per far dimenticare da dove proveniva, ovvero il Terzo Mondo, modo in cui era stato presentato durante un evento che lui stesso dirigeva. Tidjane Thiam è un banchiere, sua madre è una discendente della regina del Senegal, suo padre è giornalista ed è nipote di un primo ministro ivoriano. A febbraio, Thiam ha dato le dimissioni, in seguito a uno scandalo. Pierre-Olivier Bouée, direttore generale, aveva infatti ammesso di aver chiesto l’aiuto di alcuni investigatori per far pedinare l’ex dirigente Iqbal Khan. Khan se ne era andato per passare alla rivale UBS, la società svizzera di servizi finanziari con sede a Zurigo e Basilea. Thiam era ignaro di quanto fatto da Bouée e lo aveva dimostrato. In ogni caso, erano state chieste le sue dimissioni. Alla conferenza stampa di addio aveva detto: “Ho fatto il meglio che potevo. Ma sono quello che sono, e non posso cambiarlo. È l’essenza dell’ingiustizia prendersela con qualcuno per quello che è”. Al suo posto era poi arrivato Thomas Gottstein. Durante il suo discorso di addio non aveva parlato delle sue origini, ma il quotidiano americano, insospettito, aveva interpellato undici dirigenti che avevano lavorato con Thiam al Crédit Suisse e avevano detto che “il suo essere nero è stato un fattore sempre presente nel suo mandato, e ha posto le basi per questa liquidazione frettolosa”. Del resto, il 58enne, molto apprezzato all’estero, non aveva mai avuto un’accoglienza calorosa nel paese elvetico. Un giornale svizzero era arrivato addirittura a dire che aveva un “aspetto poco elvetico”. Dopo essere stato contattato dalla stampa, l’istituto bancario si è scusato per quanto riguarda il party di novembre, asserendo che “il compleanno, alla cui organizzazione sia la banca sia il festeggiato sono estranei, non era inteso in senso razzista. Il racconto di quella sera è distorto, e ci scusiamo se abbiamo involontariamente offeso qualcuno”.

(IL giornale.it Valentina Dardari 07/10/20

Covid, Mattarella: “Non posso tacere la preoccupazione per l’aumento del ritmo dei contagi e per le vittime”

Il presidente della Repubblica, in occasione del concerto per Dante al Quirinale, ha espresso i suoi timori per la pandemia. Il numero di casi rilevati il 3 ottobre trova un corrispettivo nel 24 aprile quando se ne registrarono 3.021. Poco prima, il premier aveva detto: “I sacrifici fatti si disperderebbero in un baleno se non mantenessimo sempre alta la soglia di attenzione”

(Il fatto quotidiano ottobre 2020)

I leader di Alba Dorata sono stati condannati per aver dato vita a un’associazione criminale

Mercoledì mattina, un tribunale di Atene ha condannato i leader del partito greco Alba Dorata per aver agito come un’organizzazione criminale. Alba Dorata è un partito politico greco di estrema destra – dalle idee neonaziste e xenofobe – che esiste dal novembre del 1993, ma che è diventato rilevante dopo la crisi finanziaria del 2008, riuscendo anche a risultare il terzo partito del paese nelle elezioni del 2015. Prima del verdetto, circa 10mila persone si erano riunite fuori dal tribunale di Atene per manifestare e chiedere la condanna dei leader di Alba Dorata. Omissis

Nel processo, iniziato nel 2015, erano 68 gli imputati, tra cui 18 ex parlamentari del partito. Tra gli altri, c’era il leader del partito Nikolaos Michaloliakos, che i giudici hanno ritenuto colpevole di «costituzione e appartenenza a un’organizzazione criminale», mentre gli altri imputati, membri o sostenitori del partito, sono stati giudicati colpevoli per la loro «appartenenza a un’organizzazione criminale».

Le accuse erano relative ad alcuni omicidi, al ferimento di diverse persone con armi di vario tipo, a ripetuti attacchi contro immigrati, omosessuali e attivisti di sinistra e minoranze etniche presenti in Grecia. Giorgos Roupakias è stato invece ritenuto colpevole dell’omicidio di Pavlos Fyssas. Le sentenze di condanna per tutti gli imputati dovrebbero arrivare nelle prossime ore o più probabilmente nei prossimi giorni: gli imputati condannati per aver dato vita a un’organizzazione criminale rischiano fino a 15 anni di carcere, mentre Roupakias rischia l’ergastolo.

All’udienza di oggi erano presenti solo 11 dei 68 imputati, e nessuno degli ex parlamentari.

(Il Post 07/10/2020)

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