Ticino: frontalieri e tasse italiane!

Mag 31 • Dal Cantone, L'opinione, Prima Pagina • 37 Views • Commenti disabilitati su Ticino: frontalieri e tasse italiane!

Si constata che in Ticino i problemi dei frontalieri preoccupano più delle difficoltà che incontra giornalmente chi abita nel nostro cantone.

All’inizio di maggio è stata pubblicata la statistica sugli ultimi dati della presenza di frontalieri in Svizzera alla fine del 2023.

Per il Ticino siamo arrivati a 78’785 presenze con un aumento del 1,3%. In confronto al 2022 vi è stato quindi un aumento di circa mille unità.

In questo scritto però vogliamo attirare l’attenzione su un falso problema che da alcune settimane i quotidiani e i settimanali ticinesi, regolarmente, ci propinano.

La nota tassa sulla salute che le regioni di Lombardia e Piemonte vogliono introdurre, per i lavoratori che varcano il confine per recarsi sul posto di lavoro.

Sabato 25 maggio, a Como si è tenuta una manifestazione internazionale, organizzata dai vari sindacati italiani con la collaborazione delle sigle elvetiche OCST, Unia ecc.

Pure presente il segretario VPOD e neo municipale di Lugano Raoul Ghisletta, pochi i partecipantisecondo noi, circa trecento persone su oltre 78mila frontalieri, forse erano di più le bandiere sindacali che i frontalieri!

La ragione di questo raduno è l’introduzione della famigerata tassa salute che fra Ticino, Grigioni e Vallese coinvolge all’incirca 90mila lavoratori. La stessa è in contrasto con i contenuti del neonato accordo fiscale e introduce un meccanismo illecito di doppia tassazione, contrario al modello adottato dai paesi OCSE. Inoltre arriva a soli pochi mesi dall’entrata in vigore del trattato che è stato negoziato, fra Svizzera e Italia, per oltre dieci anni.

Non ci si deve poi dimenticare che l’esodo dei frontalieri, nel ramo sanitario, sta mettendo a rischio molti reparti dei nosocomi delle regioni e province confinanti con il nostro paese.

Domenica 19 maggio, il settimanale ticinese «La Domenica» riportava un articolo in merito. 

Da un’inchiesta del sindacato italiano degli infermieri Nursingup si assiste giornalmente a una fuga di infermieri verso l’estero. Inoltre, i concorsi per infermieri finiscono per lo più deserti per le scarse offerte economiche. Tutti questi problemi arrischiano di tagliare del 10% i posti letto e far chiudere alcuni reparti.

A noi, però, questi problemi non toccano più di quel tanto. Se i salari, oltre confine, sono quel che sono, non è certamente colpa della Svizzera o del canton Ticino. I sindacati che tanto blaterano cosa hanno fatto in tutti questi anni, per i lavoratori del loro paese?

Se negli ospedali Manzoni di Lecco o il Sant’Anna di Como dovranno ridurre del 10% i posti letto per garantire un minimo di ferie e turni ai pochi addetti ai lavori rimasti, si doveva sicuramente programmare il tutto già anni fa e in primo luogo con salari dignitosi.

Non è compito del Ticino o della Svizzera sovvenzionare i salari, nel ramo ospedaliero, della vicina repubblica. Secondo i dati USTAT sono 3’147 i lavoratori provenienti dall’Italia impiegati nella nostra sanità e 1’641 quelli che lavorano nei servizi di assistenza residenziale. Dieci anni fa erano 1’982 i primi e 1’023 i secondi.

Vedremo come finirà questa telenovela.

FRG

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